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Amazon dei record aggancia Apple ed entra nel club dei mille miliardi

Adesso sono in due oltre la vetta. Amazon agguanta Apple e quota mille. Da ieri è la seconda società quotata a superare la soglia molto simbolica dei 1.000 miliardi di dollari di capitalizzazione di Borsa. Raggiunge l’altra regina della Silicon Valley nel club esclusivo che per ora conta solo due membri ( ma potrebbe allargarsi, sempre ad altri Padroni della Rete s’intende: Microsoft e Alphabet- Google già sono vicine ai 900 miliardi). Non è nuovissima la storia dell’innamoramento di Wall Street per la creatura di Jeff Bezos, né scopriamo oggi la nuova bolla speculativa dell’hi tech. Tutti notano però che Apple e Amazon hanno poco in comune; così come i loro azionisti. Apple in fondo, al netto della ” magìa” creata da Steve Jobs, è pur sempre un’azienda industriale che fabbrica dei prodotti, i suoi oggetti li abbiamo in tasca o sulla scrivania. Inoltre la spiegazione della sua favolosa valutazione di Borsa è abbastanza tradizionale: ha dei margini di profitto altrettanto favolosi. Infine, Apple è un’azienda ultracompetitiva in un mercato ultracompetitivo: nulla le garantisce di non essere un giorno spodestata da Samsung o Huawei ( già oggi gli asiatici vendono più unità di smartphone, sia pure a prezzi molto inferiori).
Amazon è un caso a parte. L’anomalìa sta nel fatto che la Borsa se ne innamorò quando l’azienda di Seattle negava ostinatamente profitti e dividendi agli azionisti, un modello abbastanza originale per sedurre gli investitori. In questo caso Wall Street ebbe fiuto, e fin dall’inizio. Capì che Amazon puntava al monopolio sui suoi mercati, o quantomeno a una posizione dominante nei mestieri che via via andava collezionando. Oggi: missione compiuta. La metà di tutto il commercio online sul mercato Usa lo cattura il colosso di Seattle. Che si è allargato all’inverosimile. Per usare una battuta del New York Times, ormai Amazon «vende tutto: dallo spazio sulla nuvola informatica al burro di noccioline agli appuntamenti con gli idraulici ». La sua progressione in Borsa è stata spettacolare, tenendo conto che al suo primo collocamento 21 anni fa valeva meno di mezzo miliardo. L’accelerazione è diventata esponenziale negli ultimi mesi: dall’inizio del 2018 si è apprezzata del 75%. Il che vuol dire che in soli otto mesi l’aumento di valore di Amazon ( 435 miliardi) è eguale alla capitalizzazione congiunta dei suoi tre maggiori rivali della grande distribuzione tradizionale: Walmart più Costco più Target. Non a caso Bezos si è catapultato in testa agli uomini più ricchi del pianeta superando di scatto Bill Gates e Warren Buffet. Anche questa è un’anomalia di Amazon: pur quotata e public company, continua ad avere un socio- fondatore ( nonché chief executive) con una quota dominante, pari al 16% del capitale ( le sue azioni valgono quindi oltre 160 miliardi).
In una giornata così ricca di primati, Amazon faceva notizia ieri anche per altre ragioni. La prima è che il suo exploit oltre a ridisegnare le regole del gioco nella grande distribuzione sta facendo scuola tra i concorrenti: o muoiono o reagiscono. I migliori reagiscono, e si segnala una rinascita di alcuni ipermercati e grandi magazzini, che cavalcano il boom di consumi delle famiglie americane, avendo tratto lezioni di sopravvivenza sul come rinnovarsi nell’èra di Amazon. La seconda notizia viene dall’India dove Bezos sta cercando di catturare mezzo miliardo di utenti in più con un restyling del suo sito e delle app in hindi. In Asia però deve fronteggiare non pochi venti contrari. Sia Pechino, sia più di recente Delhi, non hanno l’intenzione di farsi colonizzare dai giganti digitali della West Coast americana, e promuovono spregiudicatamente i loro campioni nazionali. Chi non è riuscito a rallentare la marcia di Bezos è il suo nemico più vicino: quel Donald Trump che gli ha promesso ogni sorta di castighi per le campagne di opposizione del Washington Post, posseduto dallo stesso chief executive di Amazon.

Federico Rampini

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