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Amazon Bezos sulla nuvola le canta a Google e Apple

di Maria Teresa Cometto

U n m e r c a t o stop-and-go. Con la frenata del nucleare e le turbolenze libiche sugli idrocarburi, l'attenzione degli investitori si concentra sul solare italiano, dopo il blocco degli ultimi mesi. Gli operatori sono sulla linea di partenza per acchiappare i nuovi incentivi, il cui varo è previsto a giorni. E così la bolla del fotovoltaico, che già oggi pesa come un macigno sulle bollette, rischia di riprendere a gonfiarsi. «La corsa disordinata alle tariffe più generose, che si è scatenata nel primo periodo di transizione a fine 2010 e ha causato l'impennata dei costi del solare sulle bollette degli italiani, rischia di ripetersi ora nel passaggio alla nuova incentivazione» , prevede Vittorio Chiesa dell'Energy &Strategy Group del Politecnico di Milano, che anticipa al CorrierEconomia i dati del Solar Energy C on una serie di mosse audaci e aggressive Jeff Bezos ha lanciato la sua offensiva di primavera contro i due giganti dell’high tech, Apple e Google. Obbiettivo: fare della sua creatura Amazon. com «la» società alla quale i consumatori pensano per prima, quando devono acquistare qualsiasi prodotto, da quelli fisici come i libri su carta e gli apparecchi elettronici a quelli digitali, come gli eBook e i file musicali. Punto di forza di Bezos è l’enorme infrastruttura su cui ha investito da oltre dieci anni sia per gestire il proprio sistema di ecommerce sia per venderlo ad aziende terze con servizi di cloud computing: gli stessi che ora sta mettendo a disposizione dei clienti privati. Il cliente Tesoro Cloud computing era rimasto fino a ieri un termine per addetti ai lavori nel mondo tecnologico: è un servizio che offre — su richiesta e via Internet — risorse come software e dati, immagazzinati su mega-computer centralizzati e condivisi fra diversi clienti. Le aziende vi fanno sempre più spesso ricorso perché è più conveniente rispetto al tenere tutto «in casa» , con i relativi problemi di spazi e aggiornamenti. Leader in questo business sono Ibm, Oracle e Sap, ma anche Amazon. com con i suoi web service è un forte concorrente, tanto che fra i suoi clienti si contano big del calibro del ministero del Tesoro Usa, Netflix (film e TV online) e il New York Times . Dalla settimana scorsa Bezos ha introdotto il concetto di «nuvola» (cloud) presso il largo pubblico, battendo sul tempo Apple e Google. Il nuovo «Cloud drive» permette ai clienti di Amazon. com di immagazzinare nella «nuvola» tutta la musica che comperano online e poi sentirla dove vogliono: sul personal computer in ufficio o a casa, su un telefonino o un tablet Android; ma non sull’iPhone e l’iPad di Apple. Sull’hard drive virtuale di Amazon. com si possono custodire anche altri tipi di file: testi, foto, video. La querela di Jobs Per i primi 5 gigabytes è gratis, poi si paga un abbonamento annuo, per esempio 20 dollari per 20 gigabyte, ma non per chi compera musica sulla stessa Amazon. com. Dove Bezos ha anche aperto un Appstore molto simile, a partire dal nome, all’App store di Apple, che infatti l’ha subito querelato per violazione del marchio. La differenza è che il «negozio» di Amazon offre applicazioni (i programmi per giocare, informarsi e altro) solo per gli apparecchi che funzionano con il sistema Android di Google. Sia Apple sia Google da tempo stanno pensando a un servizio di musica (e non solo) sulla «nuvola» , ma finora non l’hanno lanciato. «È un’area grigia nelle regole — dice Paul Verna, analista della società di ricerca eMarketer —. Non è chiaro se c’è bisogno di negoziare licenze con le case discografiche. Prima di risolvere questo problema, Bezos ha deciso di rischiare, per fare un balzo avanti rispetto ai suoi rivali. La musica non è un gran business, ma la storia di Apple mostra come può essere il volano per un’intera gamma di altri prodotti. Per Amazon. com può essere il modo per crescere da leader nella vendita online di merci fisiche a leader anche nella vendita di tutti i prodotti digitali» . Il «Cloud drive» e il «Cloud player» — necessario per organizzare l’ascolto della musica — sono più convenienti dell’i-Tunes secondo Aapo Markkanen, analista di Abi research. «Chi compera musica da Apple deve poi sincronizzarla e copiarla sui vari apparecchi, dal Mac all’iPhone, in un modo meno facile e immediato del cloud — dice Verna —. Inoltre sul telefonino c’è un problema di spazio. Dall’altra parte resta da vedere se la gente vuole possedere la propria musica o se non preferisca alla lunga ascoltarla con altri sistemi, tipo Spotify in Europa e Pandora negli Usa, come mostrano i risultati di una nostra recente ricerca» . La scommessa In ogni caso la scommessa di Bezos, con l’Appstore e con la «nuvola» , è posizionarsi al centro dell’ecosistema Android come l’azienda che può beneficiare al massimo del suo boom: Google, che l’ha creato, ci guadagna solo con la pubblicità generata dal suo utilizzo; Amazon. com lo può usare come piattaforma per vendere suoi innumerevoli prodotti. Fra cui presto, secondo la società di ricerca Forrester, ci sarà un tablet: l’unico capace davvero di fare concorrenza all’iPad, anche per il prezzo, grazie al volume d’affari di Amazon. com. Nella Silicon Valley sono sicuri che gli uomini di Bezos ci stanno lavorando: una conferma sarebbe la ricerca di una decina di programmatori esperti di Android, pubblicata fra le offerte di lavoro sul sito di Lab126, la divisione che sviluppa Kindle, il lettore digitale di Amazon. con al momento operativo sul sistema Linux. Comunque vada, oggi Bezos appare il leader hi-tech più intraprendente. Il settimanale Barron’s l’ha appena incoronato come l’amministratore delegato che in assoluto ha generato più valore per azienda e azionisti: +41%la performance annualizzata da quando è in Borsa (1997). Meglio di Steve Jobs di Apple (36%) e Larry Ellison di Oracle (27,7%). 

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