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Altri 40 giorni per evitare il fallimento

Ruota attorno al fondo immobiliare Hines il piano di salvataggio delle holding del gruppo Ligresti. I dettagli dell’operazione sono contenuti in due “memorie difensive” e in alcuni allegati consegnati ieri ai giudici del tribunale fallimentare di Milano, Roberto Fontana e Filippo D’Aquino, dal vicepresidente di Sinergia e presidente di Imco, Claudio Calabi. Sulle due società pende la richiesta di fallimento del pm Luigi Orsi, che ha iscritto Salvatore Ligresti nel registro degli indagati per ostacolo alla vigilanza e aggiotaggio. Calabi e gli avvocati dei Ligresti, Giuseppe Lombardi e Marco De Luca, hanno ottenuto il rinvio al 13 giugno dell’udienza che dovrà decidere sul fallimento: il tempo necessario per approntare il piano definitivo di ristrutturazione del debito in base all’articolo 182 bis della legge fallimentare.
Le linee del piano, però, sono già nero su bianco nelle due memorie presentate ieri. Innanzitutto c’è l’assenso delle principali banche creditrici del gruppo Ligresti, che nel complesso vantano crediti per 335 milioni di euro. Otto di loro (UniCredit, Banco Popolare, Credito Bergamasco, Bpm, Ge Capital, Banca Sai, Banca Popolare di Sondrio e Monte Paschi) sarebbero pronte a dare l’ok al piano. Sul fronte opposto ci sono invece Cariparma, Hypo Alpe Adria Bank, Intesa SanPaolo e Banca Popolare dell’Emilia Romagna, che non hanno aderito al progetto. Ma il loro è un peso relativo nel portafoglio del debito di Sinergia-Imco, e il piano prevede che saranno rimborsate per cassa al passaggio in giudicato dell’omologa da parte del tribunale fallimentare. Sinergia e Imco avrebbero già incassato anche il consenso di alcuni tra i principali fornitori (che in totale vantano un credito di 60 milioni) e dunque, tirate le somme, avrebbero già l’ok di oltre il 90% dei creditori.
In base al piano, le otto banche aderenti diventerebbero proprietarie dei titoli Premafin che hanno già in pegno, pari al 20% del capitale della finanziaria. Le azioni vengono valutate 22,7 milioni di euro. Duecentomila euro gli istituti li otterrebbero appropriandosi di altri titoli della Milano Assicurazioni. Ma il grosso degli introiti, almeno sulla carta, arriverà dalle quote del Fondo Uno Sviluppo, anch’esse in pegno alle banche, per un ammontare di 44 milioni di euro. Altri 3,4 milioni deriverebbero dalle quote del Fondo 06, e 1,2 milioni dalla polizza Quadrifoglio Musical Plus. Per un totale di circa 71,5 milioni di euro.
Il fulcro del progetto è il conferimento al fondo Hines Italia Social Fund – Comparto II (gestito da Hines Italia Sgr, partecipata per il 18% da Fondiaria-Sai) di immobili valutati 335 milioni di euro dalla società Protos. Sarà solo un caso, ma la cifra coincide con i debiti che Sinergia e Imco hanno contratto verso il sistema bancario. Gli immobili verranno ceduti a Hines con uno sconto del 12% al valore di 293 milioni di euro. Il fondo, però, verserà solo 50 milioni cash mentre la quota residua di 243 milioni sarà rappresentata da un «accollo liberatorio di tutti i debiti bancari» di Sinergia e Imco.
Ma è proprio questa parte del piano a rappresentare un punto di criticità dell’operazione. I giudici fallimentari dovranno innanzitutto stabilire se la valutazione del patrimonio immobiliare sia in linea con i prezzi di mercato. Poi dovranno verificare se l’intera operazione sia sostenibile per Hines, e cioé se il fondo sia in grado di assorbire i 243 milioni di debiti. Sull’intero piano aleggia poi un’altra incertezza: il progetto non fa menzione del “rischio fiscale”, e cioé del contenzioso con l’Agenzia delle entrate che potrebbe raggiungere i 25 milioni di euro.

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