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Altalena bitcoin e la corsa agli sportelli manda in tilt gli scambi

Fosse stata una moneta come tutte le altre, si sarebbero viste file chilometriche davanti alle banche, urla, scene di panico. Ma seppur in forma virtuale, ieri anche il bitcoin ha vissuto la sua corsa agli sportelli. Milioni di ordini di acquisto e soprattutto di vendita, scambi record per oltre 10 miliardi di dollari in un giorno ( dati Coinmarketcap), che dopo le vette del mattino a 11.800 dollari hanno fatto precipitare il valore della criptomoneta in zona 9.000, mandando in tilt alcuni dei suoi maggiori nodi globali. Il borsello digitale Coinbase, dove 13 milioni di utenti custodiscono il proprio gruzzolo, è stato irraggiungibile o bloccato per tutto il giorno. Rallentati anche gli “ exchange” Bitstamp, Kraken e The Rock Trading, tra le maggiori Borse globali per lo scambio delle monete virtuali.
Quasi impossibile comprare i bitcoin, mentre alle 15 il loro valore decollava verso nuovi massimi. Ma soprattutto liberarsene, quando in pochi secondi precipitava giù. È l’annunciata “ correzione” dei prezzi, dopo la travolgente cavalcata delle ultime settimane. Se sia la definitiva esplosione della bolla o una base per ripartire, è troppo presto per dirlo. Resta il fatto che, proprio come successo a settembre quando la Cina annunciò una stretta sui prelievi, lo scossone di ieri ha fatto riemergere tutta la fragilità del sistema.
« I bitcoin e le criptovalute sono vulnerabili a crisi di sfiducia che possono essere repentine » , ha detto ieri in audizione Fabio Panetta, direttore generale della Banca d’Italia. E in queste crisi proprio gli “ scambi” e i “ portafogli” sembrano essere punti deboli, un potenziale collo di bottiglia per gli investitori non professionali che sono arrivati sul mercato. Va detto che dai tempi di Mt. Gox, l’exchange che nel 2014 si vide rubare 850 mila bitcoin dei suoi clienti, la sicurezza è aumentata. Ma la trasparenza in molti casi lascia ancora a desiderare, come ha rivelato una inchiesta del New York Times su Bitfinex, registrato alle Isole Vergini per sfuggire ai regolatori e coinvolto in misteriose sparizioni di monete. Mentre la capacità tecnica di questi soggetti di gestire una mole di scambi crescente, specie ora che la finanza tradizionale ha messo nel mirino le criptomonete, resta tutta da verificare.
« Siamo di fronte a un mercato che evolve a una velocità inedita e che è ancora molto giovane». riconosce Christian Miccoli, manager bancario di lungo corso e ora fondatore del borsello digitale Conio. «Una crisi di crescita è normale, ma il livello di maturità è già molto aumentato rispetto a qualche anno fa » . Negli Stati Uniti nella sola settimana del Ringraziamento, attratte dalla crescita del bitcoin, 300 mila persone hanno aperto un conto su Coinbase. Ma con l’appetito del pubblico di massa, sulle criptovalute sta arrivando anche l’occhio dei regolatori. Negli Usa e in Giappone i maggiori exchange sono ora sotto vigilanza formale. Il timore degli operatori è che la stretta sia tale da soffocare lo sviluppo della tecnologia. « Non vorrei essere nei panni di chi dovrà scrivere le norme», ha ammesso ieri Panetta. Tardi o presto, toccherà anche a noi.

Filippo Santelli

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