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Alta volatilità sui tassi: Bund all’1%

«Bisognerà abituarsi alla volatilità sui bond» aveva dichiarato mercoledì il numero uno della Bce facendo intendere di non aver alcuna intenzione di intervenire per calmare le oscillazioni troppo violente dei mercati. A giudicare da come si sono mossi ieri i tassi si direbbe che gli investitori abbiano preso il governatore in parola. 
La seduta è stata caratterizzata da movimenti estremamente anomali dei rendimenti. Quello del Bund a 10 anni ieri si è impennato fino a rivedere la soglia psicologica dell’1% (livello che non si vedeva da settembre 2014) per poi invertire la rotta nel finale di seduta e chiudere allo 0,83%, addirittura in calo rispetto alla seduta precedente. Identico movimento per i BTp il cui tasso in mattinata è risalito fino al 2,28% salvo poi girare nel finale e chiudere al 2,14 con lo spread a quota 131.
Rispetto a venerdì scorso il tasso dei titoli tedeschi ha registrato un rialzo dell’81 per cento. Nell’ultimo mese le oscillazioni medie giornaliere del tasso Bund sono state di oltre il 3,5% secondo la banca dati S&P Capital IQ. Un dato che, a fronte di oscillazioni medie annue dello 0,14%, danno una misura dell’estrema volatilità che ha recentemente colpito il governativo tedesco noto in genere per la sua stabilità
Ballerino anche l’euro. Dopo aver aperto gli scambi poco sopra 1,12 dollari la moneta unica è rapidamente salita di una figura rivedendo la soglia di 1,13. Nell’ultimo mese il cambio euro-dollaro ha spesso registrato movimenti giornalieri (al rialzo o al ribasso) superiori all’1,5 per cento. Variazioni che per il mercato valutario sono anomale.
La risalita di euro e rendimenti governativi è correlato alla ripresa delle aspettative sull’inflazione sulla scia delle rilevazioni migliori delle attese comunicate martedì da Eurostat (l’indice dei prezzi al consumo nell’area euro è cresciuto dello 0,3% contro un +0,2% atteso) e del ritocco della stima per l’anno in corso (da zero a +0,3%) da parte della Bce.
Numeri che significano che la medicina del Qe sta funzionando e che quindi il medico (Mario Draghi) potrebbe smettere di prescriverla al paziente (l’economia dell’area euro). Queste considerazioni, in un contesto di scarsa liquidità e all’indomani di un direttivo Bce in cui il governatore ha detto di non voler intervenire per placare la volatilità, sono alla base dell’ondata di vendite che ha colpito i bond irti. Il mercato obbligazionario globale ha bruciato tutti i guadagni da inizio anno: l’indice Bank of America Merrill Lynch Global Bond, che a metà aprile risultava in rialzo del 2,3%, ora è in calo di circa mezzo punto percentuale.
La giornata, come accennato, è stata a due velocità con una prima parte di giornata segnata da vendite generalizzate e un recupero nel finale. Un’inversione di rotta legata al movimento dei tassi dei Treasury americani che, dopo un’iniziale impennata, sono scesi. L’invito a posticipare il rialzo dei tassi al 2016 che che il Fmi ha rivolto alla Fed evidentemente ha giocato un ruolo in questo cambio di marcia.
Da questo recupero sono state escluse le azioni che, dopo una mattinata in calo, un successivo recupero, hanno archiviato gli scambi in rosso: Piazza Affari ha perso l’1,15%, Parigi lo 0,93%, Madrid l’1,08%, Londra l’1,31% e Francoforte lo 0,69 per cento.
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