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Alt alla tassa oltre 150mila euro

La prima bocciatura arriva da Confindustria, che di prima mattina, interviene giudicandolo «iniquo». Il contributo di solidarietà sopra i 150mila euro a sostegno del fondo per i lavoratori esodati, nel corso della giornata è criticato anche dal capogruppo Pdl Fabrizio Cicchitto e dal segretario della Lega Roberto Maroni. Cauto il leader del Pd, Pier Luigi Bersani, che apre a soluzioni alternative purché si raggiunga lo stesso obiettivo. Mentre plaudono i sindacati e i rappresentanti dei partiti di maggioranza in commissione Lavoro della Camera, che mercoledì hanno votato all’unanimità (assente il deputato Pdl Giuliano Cazzola) l’emendamento alla legge di stabilità – nonostante il parere contrario del governo per ragioni di copertura – che nei prossimi giorni sarà all’esame della commissione Bilancio.
Ieri il primo ad esprimere il proprio dissenso è stato il vice presidente di Confindustria, Aurelio Regina, che ha giudicato il contributo «iniquo», ricordando che «si aggiunge ad un prelievo analogo ancora in essere». Il riferimento è al contributo del 3% previsto dal decreto Salva Italia che scatta per i redditi sopra i 300mila euro. Secondo Regina, si colpisce «una fascia di popolazione che é l’unica che spende, minacciando ulteriormente i consumi».
Secondo alcune stime servirebbero 3 miliardi per la copertura dell’emendamento che estende la platea dei “salvaguardati” introducendo il contributo di solidarietà e, in seconda battuta, un aumento delle accise sulle sigarette. La Cgia di Mestre (artigiani) ha calcolato che quasi 151mila contribuenti – lo 0,4% circa delle persone fisiche presenti in Italia – sono chiamati a pagare il contributo del 3% sulla parte eccedente i 150mila euro di imponibile, deducibile dal reddito. Il beneficio interessa una platea (non quantificata) di lavoratori che in base ad accordi con la propria azienda hanno lasciato il posto e rischiano nei prossimi 24 mesi di restare senza ammortizzatore sociale, non avendo maturato i requisiti pensionistici che la riforma Fornero nel frattempo ha aumentato. Si tratta di una platea esclusa dalla copertura dei due precedenti decreti del Governo che con complessivi 9 miliardi assicureranno a 120mila lavoratori l’uscita con le regole pre-riforma previdenziale (ai quali si aggiungono 10mila “esodati” della riforma Sacconi). Con la legge di stabilità sono stati messi a disposizione altri 100 milioni, ma l’emendamento serve ad aumentare la dote.
Prende le distanze dall’emendamento anche Fabrizio Cicchitto (Pdl), che afferma «nessuno ha consultato la presidenza del gruppo», nonostante il voto favorevole dei suoi colleghi di partito. Roberto Maroni scrive su twitter: «il Governo vuole risolvere il problema degli esodati aumentando (ancora!) le tasse a chi lavora. Ma siamo matti?». Mentre per il Governo, il sottosegretario all’Economia Gianfranco Polillo esclude che il «governo pensi di aumentare ulteriormente i tabacchi e di infliggere un’ulteriore tassa sui redditi oltre i 150mila euro». Apre al confronto Pier Luigi Bersani (Pd): «possono esserci anche altre soluzioni, abbiamo diverse idee in proposito», purchè si «arrivi all’obiettivo».
Mentre per Cesare Damiano (Pd), autore della proposta originaria, il contributo rappresenta «un fatto di giustizia sociale e di equa ripartizione dei sacrifici in un momento di crisi come l’attuale». Per il capogruppo Pdl in Commissione lavoro, Silvano Moffa, «Confindustria dovrebbe denunciare con maggiore insistenza, casomai, l’aumento di un punto dell’Iva che frena di più i consumi». Per Susanna Camusso (Cgil), «il Parlamento conferma la necessità di trovare una soluzione ad una profonda ingiustizia». Anche per Raffaele Bonanni (Cisl) «bisogna trovare una soluzione a tutti gli esodati», la proposta «va bene, se ne trovano altre migliori tanto meglio».

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