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Alt alla spesa nominale fino al 2014

La premessa è che il riordino della spesa pubblica nel nostro paese è operazione complessa, già tentata nel passato da ministri del calibro di Filippo Maria Pandolfi e Beniamino Andreatta. L’obiettivo è la «sostanziale invarianza in termini monetari» della spesa al netto degli interessi per il periodo 2011-2014. Nell’immediato è difficile attendersi effetti miracolistici, anche perché un’operazione credibile di «spending review» dispiega normalmente i suoi effetti nel medio periodo. Tuttavia, l’intendimento politico, che con ogni probabilità sarà ufficializzato dallo stesso presidente del Consiglio, Mario Monti resta quello di recuperare risorse per evitare almeno in parte il prospettato aumento dell’Iva dal prossimo 1° ottobre.
Scenari e obiettivi sono contenuti nel rapporto preliminare sulla spending review ormai in dirittura d’arrivo. Lunedì pomeriggio il ministro per i Rapporti con il Parlamento Piero Giarda lo esporrà in Consiglio dei ministri. Poi sarà lo stesso Monti, con Giarda e il ministro per la Pubblica amministrazione, Filippo Patroni Griffi ad illustrarne i dettagli in conferenza stampa.
Ieri mattina Giarda è stato ricevuto al Quirinale dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Un’esposizione preliminare, quella del ministro, centrata per gran parte sulla ricognizione condotta in questi mesi sui vari versanti della spesa, in particolare quella delle amministrazioni centrali, con un approccio che al Colle viene definito “problematico” delle questioni sul tappeto. Napolitano segue con grande attenzione questo decisivo passaggio dell’azione governativa. Il punto di vista del Capo dello Stato è che occorra passare dalla logica dei tagli lineari a una vera azione di riqualificazione della spesa, che passi attraverso un’attenta selezione delle risorse a disposizione. Tagliare dove maggiormente si annidano sprechi di risorse e duplicazioni di funzioni, e al contrario investire in settori strategici come la ricerca, l’istruzione e l’innovazione. Tutti elementi che molto hanno a che fare con l’accrescimento del potenziale di crescita della nostra economica. Non a caso, proprio da Napolitano è giunto l’invito ad uscire dalla logica dei semplici e asfittici annunci, per passare ad azioni concrete da coordinare in sede europea.
Giarda nella dettagliata premessa del rapporto preliminare che esporrà lunedì in Consiglio dei ministri definisce “anomala” la struttura della nostra spesa pubblica, come mostra la serie storica 1980-2010, che evidenzia una produzione per servizi pubblici in decisa accelerazione rispetto alla crescita della produzione dei servizi privati. Da qui parte l’individuazione (siamo al metodo) dei possibili percorsi per affrontare e definire un programma di razionalizzazione della nostra spesa pubblica: da un lato quella che viene qualificata come la «ridefinizione dei confini dell’intervento pubblico», dall’altro un intervento che operi all’interno stesso del perimetro pubblico. E la strada in questo caso passa attraverso l’eliminazione degli sprechi e la riduzione «dell’eccesso di risorse impegnate».
In indiretta replica a quanti sostengono che comunque anche i tagli alla spesa rischiano di avere ulteriori effetti depressivi, Giarda richiama gli effetti per la collettività della revisione dei confini dell’intervento pubblico. La scommessa è realizzare le «previsioni-obiettivo» contenute nella Nota inviata al Parlamento lo scorso 4 dicembre e aggiornate dal «Def», in base alle quali il totale delle spese correnti al netto degli interessi (a politiche invariate) si attesterebbero a quota 168 miliardi nel 2013-2015 per quel che riguarda i redditi da lavoro dipendente, a quota 134 miliardi per i consumi intermedi e a 58 miliardi per le «altre spese correnti». La spending review dovrà servire a garantire il rispetto di tale invarianza, e a recuperare per quanto possibile risorse aggiuntive per scongiurare l’aumento dell’Iva. Solo in prospettiva si ragiona sull’apporto che i tagli alla spesa potranno apportare alla riduzione della pressione fiscale, accanto ai proventi della lotta all’evasione.
Compito a dir poco complesso. Non a caso l’analisi di Giarda si concentra su quelle che vengono definite le “criticità” emerse finora nella ricognizione condotta con i vari dicasteri di spesa. Nel quadro del conto economico delle amministrazioni pubbliche, inserito nel «Def», si segnala la riduzione dal 2011 al 2013 di circa 12 miliardi per quel che riguarda le spese correnti al netto degli interessi, che passerebbero dai 352,8 miliardi del 2011 ai 339,5 miliardi del 2013, per stabilizzarsi poi su tale livello nel 2014.

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