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Alstom, con gli americani lo Stato francese primo socio

Molte cose sono cambiate da quel 29 aprile in cui un furibondo ministro dell’Economia, Arnaud Montebourg, si era messo a gridare in Parlamento contro i manager «che mentono al governo», dando pubblicamente del bugiardo al presidente di Alstom , Patrick Kron, che lo aveva tenuto all’oscuro delle trattative ormai quasi concluse con General Electric. 
Lo Stato e i vertici dell’ex gioiello dell’industria francese non sono più ai ferri corti, anzi: è lo stesso ministro Montebourg ad andare in tv ad annunciare ai francesi che l’accordo con General Electric, da lui tanto osteggiato, si farà, con la benedizione e la partecipazione decisiva della République . Il manager Kron, già indicato a modello di comportamento anti-patriottico, è riabilitato e addirittura invitato all’Eliseo alla cena di gala per l’emiro del Qatar in visita a Parigi.
L’affare Psa-Dongfeng, il salvataggio di Peugeot Citroën grazie all’intervento dei cinesi e al capitale pubblico non era dunque un caso isolato: lo Stato francese rivendica il diritto-dovere di investire denaro per tutelare le proprie imprese e i propri interessi. Nel caso di Alstom, il primo soccorso ad opera del governo risale al 2004, quando fu l’allora ministro delle Finanze Nicolas Sarkozy ad acquistare all’incirca il 20 per cento del capitale, poi rivenduto a Bouygues.
Stavolta è stata la volontà di Bouygues a uscire dall’azionariato a scatenare le mire degli americani di General Electric, e la risposta affrettata e poco convincente dal punto di vista industriale della tedesca Siemens alleata con i giapponesi di Mitsubishi Heavy Industries. In un primo momento Parigi ha bloccato la soluzione General Electric vagheggiando una soluzione europea e la nascita di una specie di «Airbus dell’energia» con Siemens. Ma quando è stato chiaro che con i tedeschi sarebbero entrati anche i giapponesi, lo stesso Montebourg si è trovato senza più argomenti, non solo industriali ma neanche politici, per preferire l’offerta Siemens-Mitsubishi. Così, alla fine, il settore energia di Alstom verrà integrato a General Electric, ma in modo più complesso rispetto al piano iniziale: passano agli americani, per 6,7 miliardi di euro in contanti, le turbine a gas, le turbine a vapore non nucleari, il 50% delle turbine a vapore per centrali nucleari, il 100% di alcune energie rinnovabili (eolico terrestre, solare, geotermia) e il 50% di altre (eolico marino, idroelettricità). General Electric si impegna a tutelare l’occupazione e gli investimenti in Francia — la condizione principale posta dal governo —, assicurando la creazione di 1000 posti di lavoro in Francia nel giro di tre anni, sotto pena di sanzioni. E riconosce allo Stato una sorta di diritto di veto nella gestione delle turbine «Arabelle» che equipaggiano le centrali nucleari francesi Edf. Ancora, General Electric cede al settore trasporti di Alstom (dai tgv alle metropolitane di tutto il mondo) le sue importanti attività di segnalazione ferroviaria.
Tutto questo diventa possibile grazie al non trascurabile dettaglio che il famoso 20% delle quote passa, per la seconda volta, allo Stato francese, nuovo primo azionista di Alstom.
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