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Almunia: «Sul piano Mps ancora non c’è accordo»

Il salvataggio di Banca Mps aspetta ancora l’ok di Bruxelles. Il disco verde però non sembra dietro l’angolo e, a questo punto, neppure può essere considerato una semplice formalità. «Il dialogo con il ministro Saccomanni su Mps prosegue: di recente gli ho comunicato alcuni punti, dobbiamo trovare una soluzione finale al piano di ristrutturazione della banca, ma ancora non siamo vicini», dice il commissario europeo alla concorrenza Joaquin Almunia, che così lascia capire come i nodi da sciolgiere siano ancora diversi.
Lo scoglio più pericoloso, cioè la cancellazione del vincolo di voto al 4% per gli azionisti diversi dalla Fondazione Mps, sarà affrontato e superato oggi nel corso dell’assemblea straordinaria della banca in programma nella città del Palio. Il passaggio non è di poco conto, perchè di fatto rende il Monte contendibile e apre le porte a quel cambio di governance che è ineluttabile, dal momento che il gruppo presieduto da Alessandro Profumo ha chiesto oltre 4 miliardi di aiuti pubblici, ha già deciso un aumento di capitale senza diritto d’opzione da un miliardo (previsto per il 2014) e, in mancanza di risorse, si è impegnato a restituire il finanziamento e a pagare gli interessi con l’emissione di nuove azioni proprie.
Non solo: il primo scossone agli attuali equilibri societari arriverà nei prossimi mesi dalla Fondazione Mps, costretta a vendere un ulteriore pacco di titoli Mps (10-15%) per chiudere un’esposizione debitoria di circa 350 milioni. Non a caso l’Ente presieduto da Gabriello Mancini, avendo bisogno di trovare investitori, ha comunicato che oggi rinuncerà a ogni privilegio e voterà a favore dell’abolizione del tetto al diritto di voto previsto dallo statuto della banca. Una scelta che perfino il consiglio comunale di Siena non ha voluto vincolare e che, comunque, è resa ineludibile dalle richieste dell’Europa (per consentire gli aiuti di Stato) e dall’impegno preso in tal senso dal Governo italiano.
La partita che si gioca lungo la direttrice Roma-Siena-Bruxelles ha per oggetto il futuro del terzo gruppo bancario del nostro Paese e ruota intorno al piano di ristrutturazione messo a punto dall’amministratore delegato Fabrizio Viola. I chiarimenti chiesti dalla Commissione europea, come ha spiegato Almunia, sono diversi e non riguardano solo la cancellazione del vincolo di voto, ma anche il rafforzamento dei tagli ai costi operativi e la garanzia che le riforme e i cambiamenti abbiano carattere strutturale.
Un capitolo a parte, poi, riguarda, il piano di rimborso dei cosiddetti Monti bond e la modalità di pagamento degli interessi (9% per i primi due anni). Quando e che dimensione avrà l’aumento di capitale? Basterà il miliardo già approvato dagli azionisti? La compagine societaria si aprirà allo Stato? E se sì, quando e in che misura? Tutte domande al momento senza risposta. Non a caso il mercato che aveva accolto bene la notizia della prossima eliminazione del tetto al diritto di voto, spingendo il titolo Mps da 0,20 a 0,22 euro nel giro di due sedute, ieri è tornato tiepido (0,2114 euro).
I motivi d’incertezza non mancano, ma Viola ha ribadito nei giorni scorsi di essere fiducioso sul processo di risanamento della banca. Fiducia confermata anche dalla famiglia Aleotti, tra i principali azionisti con il 4% del capitale.
In attesa di trovare un’intesa con Bruxelles sulle prossime mosse, Banca Mps stringe i tempi sulla cessione delle attività di back office (dove lavorano più di 1.100 persone), per le quali entro domani aspetta le offerte vincolanti. Sempre sul fronte delle dismissioni, Siena ha messo da tempo sul mercato una fetta di patrimonio immobiliare (valutato intorno ai 500 milioni), l’azienda di credito al consumo Consum.it, il comparto del leasing e, compatibilmente alla fase di mercato difficile, anche le due controllate estere Mps France e Belgique. Un pacchetto di cessioni che, se andrà in porto, potrebbe dare ossigebno alle casse di Rocca Salimbeni.

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