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Allo studio la revisione delle agevolazioni sull’Iva

Prima l’Iva e il lavoro, poi l’Imu. Dove però non c’è solo il superamento dell’imposta pagata per l’abitazione principale ad animare il lavoro dei tecnici. A via Venti settembre si lavora, come ha confermato ieri da Bruxelles lo stesso ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, anche alla riduzione del prelievo sui beni strumentali delle imprese da far scattare dal 2014.
Innanzitutto l’Iva dunque. Al Tesoro già dalla scorsa settimana si studia una revisione delle aliquote Iva del 4 e del 10 per cento. L’idea è quella di eliminare l’agevolazione per alcune categorie di beni nell’ottica di avere un’alternativa alla sterilizzazione dell’aumento dal 21 al 22% dell’aliquota ordinaria. Sterilizzazione ora garantita dal Governo fino al 1° ottobre con l’aumento degli acconti Irpef, Ires e Irap 2013.
Le possibili soluzioni alternative su su cui si stanno incrociando dati e tabelle per assicurare le necessarie coperture senza “disfare” i conti pubblici saranno al centro delle due riunioni della cabina di regia maggioranza-Governo in programma oggi e il 18 luglio, con la presenza del Premier Enrico Letta, a Palazzo Chigi. In quella odierna il confronto riguarderà esclusivamente il lavoro (su cui si vedano le pagine 2 e 3) e la cancellazione dell’aumento dell’Iva. Come detto, il ministero dell’Economia è pronto a fornire soluzioni alternative a quelle perorate con il decreto Iva-lavoro all’esame del Senato. L’aumento degli acconti di novembre 2013 è stato ritenuto di fatto indolore dal Tesoro che lo ha considerato un’anticipazione. Di diverso avviso tutta la maggioranza che, nell’aumento degli acconti Irpef e Irap al 100%, Ires e Irap delle società al 101% e al 110% per le ritenute degli istituti di credito, ci legge soltanto un nuovo aumento della pressione fiscale con la trasformazione degli acconti in un vero e proprio saldo o qualcosa di più. Da qui l’intenzione del Mef di sostituire il miliardo assicurato dagli anticipi di imposta con tagli mirati di uguale ammontare. Sui quali i partiti dovranno dare o meno oggi il loro assenso. Fermo restando che per frenare l’aumento dell’Iva servono 2 miliardi quest’anno e 4 nel 2014. Senza considerare che anche l’altro spicchio della copertura, assicurato dall’introduzione dell’imposta di consumo sulle sigarette elettroniche non piace a parte della maggioranza. Come Scelta civica che ha fatto proprie ieri a Roma davanti a Montecitorio le proteste dell’Anafe, l’associazione dei fumo elettronico, che contesta la tassazione introdotta a partire dal 2014 e la vendita delle e-cig da parte dei tabaccai.
La partita finanziaria sull’Iva e sul lavoro, al di là delle possibili intese odierne, sarà giocata probabilmente a settembre con la legge di stabilità. In quella sede Governo e maggioranza si troveranno a un nuovo bivio: la cancellazione dell’aumento dell’Iva o la riduzione del cuneo fiscale. La coperta, infatti, è corta per garantire tutti e due gli interventi. E lo è ancora di più alla luce dell’Imu. Cancellare già solo l’acconto oggi sospeso per le abitazioni principali, gli alloggi popolari, i terreni e i beni strumentali agricoli vuol dire recuperare entro il prossimo mese di settembre 2,4 miliardi. La posta raddoppia se si vuole cancellarla del tutto come chiede da sempre il Pdl. C’è anche una via di mezzo che passa, come detto, per la cancellazione dell’acconto e per la rimodulazione del prelievo con l’aumento della franchigia fino a 600 euro come chiedono Pd e Scelta civica. A cui può essere affiancato un allargamento dell’area degli immobili a cui oggi non è stata riconosciuta la sospensione dell’acconto di giugno (signorili, ville e castelli).
Tutta in salita, almeno in termini di risorse da recuperare, poi, la partita sull’Imu pagata dalle imprese su capannoni, opifici, negozi e botteghe. Annunciata nel decreto che ha sospeso l’Imu di giugno, l’imposta pagata dalle imprese nel 2012 vale circa 10 miliardi. Un passaggio obbligato, peraltro, non solo perché annunciato ma anche perché, sulla falsa riga di quanto già vissuto dai governi precedenti sull’indeducibilità dell’Irap dalle imposte dirette che è giunta fino alle soglie della bocciatura della Corte costituzionale, oggi come oggi l’Esecutivo rischia grosso alla Consulta sull’indeducibilità dell’Imu dal reddito d’impresa. Il nodo dunque è come renderla deducibile dalle imposte dirette Ires e Irpef: in maniera integrale e da subito ovvero in misura parziale e non per tutte le tipologie di beni strumentali. Ma anche su questo punto il Tesoro è un cantiere aperto.

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