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«Allo Stato serve il coraggio d’investire Italo? Senza aiuti dovrà restare fermo»

«Oggi per le imprese la priorità è la cassa, d’accordo. Ma da subito non possiamo ignorare i problemi di sostenibilità che dovranno affrontare nella lunga Fase 2 che le vedrà costrette a operare in perdita». Flavio Cattaneo, uomo di finanza e di impresa, ha davanti a sé i numeri di Ntv, di cui è vicepresidente e azionista. Ma «l’incertezza per un tempo indefinito» riguarda buona parte del tessuto imprenditoriale italiano, spiega a Il Sole 24 Ore, «che va supportato strutturalmente a sopravvivere ma anche a investire, per cogliere tutti gli spazi che questa ripartenza globale offrirà a chi sa muoversi per primo». Perché la sfida, dice, «è provare a giocare in attacco e non solo in difesa. Più che a nazionalizzare badiamo alla crescita e allo sviluppo: il punto non è controllare le aziende ma farle girare».

Tutti chiedono allo Stato di fare di più: anche lei?

Per forza: siamo davanti a una crisi globale, senza precedenti. Gli Stati si indebiteranno, ma come dice Mario Draghi in questo momento la priorità è spendere e il debito viene dopo: quando l’emergenza sarà passata tutto il mondo sarà più indebitato, e a quel punto servirà a tutti trovare una soluzione.

Contributi, incentivi fiscali, sussidi: di cosa c’è più bisogno oggi?

Di tutto ciò, ma anche di uno Stato che investa e che individui i settori che ripartiranno più rapidi: è qui che va data una spinta per il futuro. C’è bisogno di Pil, e per ogni euro speso si deve pensare allo sviluppo che è in grado di generare. In quest’ottica anche partite come quella di Alitalia potrebbero diventare un’opportunità?

Addirittura?

Si deve decidere se interessa porre le basi per un vero rilancio o solo guadagnare tempo. Può sembrare paradossale, ma oggi in termini relativi Alitalia è in una posizione migliore di qualche mese fa, è un’azienda in crisi in un mondo in crisi. Invece di farla finire acquistata da un altro vettore , si potrebbe investire per ampliare la flotta a condizioni vantaggiosissime, riequilibrando il rapporto fatturato dipendenti ed essere pronti a giocarsela quando il mercato ripartirà.

Parliamo di regole: il Ponte di Genova dimostra che derogando si può ottenere di più.

Per la Fase 2 e la fine del lockdown, lo Stato ha deciso di dare fiducia ai cittadini. Perché non si può fidare anche degli imprenditori? Non ci si può fidare ex ante solo quando non si può controllare. Azzeriamo tutti i cavilli autorizzativi, e per 2-3 anni avremo un’esplosione di attività.

Com’è la situazione in Ntv?

Se penso ai nostri dipendenti dico buona, perché abbiamo pensato subito alla loro salute e non abbiamo avuto alcun caso di contagio. Abbiamo anche anticipato la Cig e i premi aziendali, abbiamo rinunciato ai dividendi e ridotto i compensi ai vertici.

Ma i treni sono fermi.

Se guardo al volume dei ricavi vedo una cifra che mi fa impallidire: -99,7%. Ma quello che mi preoccupa è il dopo.

Perché?

Impedire lo spostamento tra regioni significa bloccare l’alta velocità. E bloccare l’alta velocità significa inchiodare l’Italia. Dunque mi aspetterei un ravvedimento operoso sia dal punto di vista delle regole che delle tariffe: viaggiando al massimo al 50% della capienza i treni non arrivano al break even e noi dovremo tenerli nei depositi. A meno che non vengano ridotti conseguentemente gli oneri che paghiamo a Rfi per l’utilizzo dell’infrastruttura.

Quindi Italo non ha bisogno di soldi.

Non solo di quelli. È un problema di costi : se il Governo mi riduce i ricavi per norma non mi puoi chiedere gli stessi soldi di prima. A Ntv serve anzitutto chiarezza.

Si parla molto di nazionalizzazioni.

A volte vedo un approccio ideologico, proprio ora che serve il massimo pragmatismo. Se un’azienda rischia di trasferire la produzione all’estero è bene che si eviti, ma se c’è un’infrastruttura di mezzo non è la proprietà o il controllo che creano valore. Servono regole chiare ispirate da una visione industriale e una authority indipendente tipo quella dei trasporti.

A proposito di infrastrutture: sarà l’occasione buona per la rete unica tlc?

Troppe chiacchiere da troppo tempo, sembra incredibile. Il Governo forse ha trovato la strada per convincere i vari attori in campo, ma per lo Stato in questi casi quello che conta è la regolamentazione.

Con Il Sole 24 Ore, il ministro Patuanelli è tornato a parlare di fusione Terna-Snam. Che ne pensa?

A suo tempo, diversi anni fa, era un progetto sensato perché le sinergie potenziali erano molto signficative. Allora la fusione fu negata per ragioni politiche, ora non vorrei che si facesse solo per ragioni politiche quando quelle economiche non ci sono più.

Dal mercato arriverà una parte degli investimenti che servono alle imprese italiane? Ad esempio si guarda con particolare interesse, talvolta con timore, ai private equity.

Alcuni fondi hanno molta liquidità, ma è anche vero che sul mercato c’è abbastanza disorientamento. I valori in qualche caso sono alti se si considerano i rischi futuri, creando divergenze tra domanda e offerta. Il fabbisogno di risorse sarà talmente elevato che l’Italia dovrà essere aperta agli investimenti esteri. Oggi tutti devono fare la loro parte e favorire l’ingresso di capitali.

Si guarda anche al risparmio privato, che potrebbe confluire più copiosamente sull’economia reale.

Il patrimonio è ingente, ma si tratta di un tema delicato: il privato è un investitore per lo più non professionale che va tutelato. Per questo occorrerebbe creare degli strumenti ad hoc.

Secondo lei in Borsa è arrivato il momento di comprare?

Io sarei molto cauto. Soprattutto se mi metto nei panni del cassettista, che deve fare una scommessa sul lungo periodo: in molti casi i multipli possono apparire convenienti, ma se guardiamo ai rischi della ripresa si tratta di una convenienza relativa. Meglio rischiare di perdere un’occasione che di perdere i propri soldi.

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