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All’Ilva arriva il prestito-ponte

Sbloccato. Nell’incontro di ieri a Milano col commissario Piero Gnudi, cinque banche (tra cui Intesa e UniCredit) hanno detto definitivamente sì al prestito ponte all’Ilva. Nel frattempo, l’azienda ha deciso di pagare il 12 settembre, insieme allo stipendio di agosto, anche la rata trimestrale del premio di risultato che va in scadenza lo stesso giorno. L’altro ieri aveva invece proposto ai sindacati metalmeccanici uno slittamento a dicembre.
I primi 125 milioni arriveranno intorno al 12 settembre e a breve la seconda tranche di pari importo, dicono fonti aziendali. E proprio questo avrebbe spinto l’Ilva a mettere in pagamento anche il premio. L’operatività aziendale, con le due tranche in sequenza, sarebbe assicurata. In realtà, pare che la seconda tranche possa arrivare quando l’investitore estero interessato all’acquisizione dell’azienda, avrà meglio specificato la sua offerta. Che potrebbe essere Arcelor Mittal, gruppo franco indiano oggi in pole position, ma anche il gruppo indiano Jindal, ammesso ad effettuare la due diligence sull’Ilva come ha confermato Gnudi agli istituti di credito. In verità, il commissario ha parlato anche di un terzo investitore ma non ha fatto nomi al riguardo. Da fonti sindacali si apprende però che potrebbe trattarsi di Emirates Steel Industries, produttore siderurgico degli Emirati Arabi, che peraltro a giugno ha annunciato di aver ottenuto nuove linee di credito per un valore complessivo di 1,3 miliardi di dollari da 19 banche nazionali ed internazionali. Ed una di queste linee andrà a rifinanziare una già attiva, mirata a supportare i piani di espansione della società. Le stesse fonti, tuttavia, ritengono poco probabile che Jindal, in corsa anche per la Lucchini di Piombino, ed Emirates Steel possano essere della partita. Si attende perciò di vedere le nuove mosse di Arcelor Mittal che, dopo aver confermato la propria manifestazione di interesse a Gnudi e al Governo, si è impegnato a presentare il piano industriale entro fine mese. Tra l’altro Arcelor Mittal è stato il primo a vedere gli impianti di Taranto con una sua delegazione di tecnici e l’impressione ricavata è stata positiva.
Tornando invece al prestito ponte, 250 milioni è la cifra che Gnudi, a due mesi dalla nomina da parte del Governo, porta complessivamente a casa. Il commissario aveva chiesto molto di più nell’incontro della prima metà di luglio: 650 milioni. E lo aveva fatto sulla base di un calcolo che metteva insieme necessità operative della società, arretrato da pagare ai fornitori, lavori di risanamento ambientale del sito di Taranto. Ma si capì subito che le banche quella somma non gliel’avrebbero data perchè lo scenario dell’Ilva era ancora nebuloso, nè Arcelor Mittal aveva esplicitato meglio il suo interesse come ha poi fatto in seguito.
La partita del prestito non comincia con Gnudi ma con l’ex commissario Enrico Bondi nell’inverno scorso. Bondi incontrò più volte le banche (inizialmente si parlò di 300 milioni, poi di cifre superiori) ma non ottenne nulla. Le banche non erano convinte del piano dell’ex commissario e non solo per i costi che presupponeva (4 miliardi tra risanamento ambientale e investimenti industriali), seppure spalmati sino al 2020, ma anche per la scelta di Bondi di puntare sul preridotto di ferro e sul gas in alternativa all’agglomerato di minerali e alla cokeria. Arrivato poi Gnudi, ha cominciato a lavorare su due fronti: il prestito, perchè nel frattempo la crisi di liquidità dell’azienda si era aggravata, e la cessione dell’azienda. Ricostruendo però al tempo stesso, con una serie di nomine, anche un vertice dirigenziale in grado di governare l’Ilva in una fase difficilissima.
Il primo obiettivo è stato centrato, ora resta l’altro, per il quale Gnudi si è dato la fine dell’anno o l’inizio del prossimo. Parte delle risorse in arrivo andranno a coprire l’esposizione maturata verso le aziende appaltatrici.Difficile, invece, che col prestito Gnudi riesca a finanziare parte del piano dell’Aia, che a luglio del prossimo anno dovrà vedere l’80% delle prescrizioni eseguite.

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