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Nuovi vertici per Atlantia

Riassetto al vertice di Atlantia, la holding infrastrutturale che ha in pancia, tra gli asset, l’88% di Autostrade per l’Italia Al timone arriva Carlo Bertazzo, uomo di fiducia dei Benetton, direttore generale della cassaforte Edizione. Autostrade rischia la revoca della concessione da parte del governo a causa di «inadempienze gravi nella gestione», per dirla con le parole del premier Giuseppe Conte ieri al Corriere, misura che potrebbe essere presa nel Consiglio dei ministri previsto entro il fine settimana partendo dal dossier elaborato dai tecnici del ministero dei Trasporti guidato da Paola De Micheli.

La scelta di Bertazzo — il quale verrà affiancato tra qualche mese da un top manager per gestire le partecipate (e le concessioni all’estero) — è stata avallata dal numero uno di Edizione Gianni Mion. Ed è stata presa — ricostruiscono diverse fonti — anche per rassicurare gli investitori istituzionali di Atlantia. Il fondo sovrano di Singapore Gic, la banca d’affari francese Lazard e il colosso britannico del credito Hsbc. Che starebbero per inviare una lettera alla Commissaria Ue alla Concorrenza Margrethe Vestager e al vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis, chiedendo di modificare l’articolo 35 del Milleproroghe approvato alla fine dell’anno, ma da convertire in Parlamento entro febbraio, perché «compromette la prevedibilità normativa, scoraggiando gli investimenti».

Mion al Corriere del Veneto fa mea culpa: «Partiamo dalla sottovalutazione del disastro (il riferimento è al ponte Morandi, ndr.) nei giorni in cui è avvenuto. Ora c’è consapevolezza degli errori commessi. Ed è comprensibile che si voglia dare una lezione alla società. Mi risulta ci si sia resi conto dei danni causati e che ci sia stato un significativo ravvedimento che ha incluso l’accoglimento della variazione tariffaria sui pedaggi». Spingendo sulla trattativa col governo: «Rientra fra gli obblighi dell’amministratore difendere gli interessi dell’azienda trovando una soluzione. È una questione di buon senso».

La discussione

Il presidente di Edizione e il nodo concessioni

«Trovare una soluzione di buon senso»

A Palazzo Chigi la bilancia sembra però propendere per il contenzioso con Autostrade. Una disputa legale che partirebbe dall’indennizzo da riconoscere agli azionisti di Autostrade. Il governo, con il Milleproroghe, lo ha ridotto a sette miliardi, dai 23 previsti dalla Convenzione del 2007 che disciplina il rapporto tra lo Stato ed Autostrade. Nel calcolo della convenzione, che la Corte dei Conti ha recentemente criticato perché avrebbe privilegiato l’interesse privato rispetto a quello pubblico, rientrano i flussi di cassa attesi fino al 2038, scadenza della concessione. Una fonte osserva che potrebbe però aprirsi un canale diplomatico tra le due parti per sfuggire al redde rationem. Che comporterebbe il passaggio della rete di 3 mila chilometri alla pubblica Anas attivando la clausola sociale per i 7 mila addetti di Autostrade che verrebbero incorporati nel perimetro della controllata di Ferrovie dello Stato. Un’altra fonte ventila il possibile coinvolgimento nella partita di Progetto Italia, il cui primo azionista è Salini Impregilo ed è partecipata per oltre il 18% dallo Stato tramite Cassa Depositi e Prestiti. Restano però le perplessità del ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, sulle ricadute per la finanza pubblica.

L’agenzia S&P ha declassato a «spazzatura» il titolo Atlantia. Perché Autostrade con la revoca andrebbe in default per l’incapacità di rimborso delle linee di credito pari a 10 miliardi. Per questo Bertazzo, in caso di scenario peggiore, avrebbe il mandato di vendere le quote di minoranza di Aeroporti di Roma e di Telepass per attenuarne l’impatto.

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