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«All’Europa serve un ministro delle Finanze per bilanci e solidarietà»

Un superpresidente dell’Europa, che sia al tempo stesso numero uno della Commissione e del Consiglio europeo. Un superministro delle Finanze, che guidi il fondo salva Stati e tenga sotto controllo i bilanci, coniugando solidarietà e responsabilità. E un collegio «paneuropeo» per eleggere i 73 parlamentari che siederanno sugli scranni lasciati vacanti dalla Gran Bretagna. È la ricet- ta di Enrico Letta per dare un’identità politica all’Europa.

Ernesto Galli della Loggia e Roberto Esposito hanno lanciato sul Corriere la proposta dell’elezione diretta del presidente d’Europa, concorda?

«È una bella iniziativa, la condivido in pieno — risponde l’ex premier dagli Stati Uniti, dove è volato per visitare la frontiera con il Messico nell’ambito di un gemellaggio tra la SciencesPo di Parigi e la University of California di San Diego —. Come scrivo nel mio libro Contro venti e maree , è importante che ci sia un momento in cui i popoli europei si mescolino nelle scelte politiche. Ritengo anche molto importante la preoccupazione di Tajani sul Parlamento. Oggi non c’è un voto europeo vero e proprio, perché i cittadini usano le elezioni per esprimere un giudizio sul governo nazionale in carica».

La sua soluzione?

«Intanto condivido l’idea di Tajani di unificare presidente della Commissione e presidente del Consiglio, così che la gente abbia chiaro chi comanda in Europa. Propongo anche di non redistribuire Paese per Paese i 73 seggi lasciati liberi da Brexit, ma di eleggere gli eurodeputati in un unico collegio paneuropeo, con liste contrapposte, in modo che la sera stessa si possa sapere cosa pensa il popolo europeo».

La convince lo schema a tre punte di un presidente dell’Europa e dei ministri di Esteri e Difesa eletti direttamente dai cittadini europei?

«In verità la questione chiave è la creazione di un superministro delle Finanze che abbia in mano due leve, la solidarietà e la responsabilità. Deve essere lui il capo del fondo salva Stati e deve controllare che i Paesi membri non facciano deficit eccessivi e non sforino i bilanci».

Pensa ancora che Trump attaccando la Siria di Assad dopo l’uso dei gas abbia compiuto una pericolosa mossa unilaterale? Paolo Mieli non è d’accordo.

«Rifletterò sull’articolo di Mieli, ma penso che l’unilateralismo sia un errore che porterà danni. Adesso Trump ha aperto un nuovo fronte con la Corea del Nord, che ha l’arma nucleare. Qui in California il timore di una escalation muscolare di Trump è l’argomento numero uno. Preoccupa una politica estera che, per questioni domestiche, appare dominata dalle emozioni. Mi sembra giusto criticare Trump quando vuole dimostrare, come dicono i messicani, che a differenza di Obama lui ha los huevos. Per colpa di Trump, l’Atlantico si sta allargando pericolosamente, al G7 di Lucca su energia e sul cambio climatico gli Usa hanno cancellato anni di avanzamenti. Gli europei devono reagire».

Renzi rimprovera alla Ue di aver «appaltato» a Putin e Trump la politica estera. Eppure Mattarella ha rinnovato a Putin l’amicizia dell’Italia.

«Mattarella a Mosca non ha fatto sconti sugli errori della Russia riguardo a Crimea, Ucraina e armi chimiche, ma al tempo stesso ha mantenuto aperto il dialogo. È questo l’atteggiamento da tenere. In conclusione, io spero che il 2017 si chiuda con la vittoria dei pro-europei in Francia e Germania e che poi l’Italia si allinei a questa dinamica. Può essere il rilancio europeo contro Brexit e Trump, ma sono preoccupato perché vedo differenti motivazioni italiane».

Renzi ha affermato di aver fatto, nei suoi tre anni di governo, uno sforzo titanico per cambiare il paradigma in Europa. I risultati si vedono?

«Il Pd deve guidare il fronte pro-europeo e non allinearsi agli argomenti degli antieuropei, come troppe volte ho sentito fare. La gente tra la copia e l’originale sceglie l’originale, gli antieuropei come Grillo e Salvini. E poiché seguo con passione e distacco la politica italiana, suggerisco di riflettere. Il M5S e il centrodestra mostrano un’autentica voglia di vincere e governare, mentre il centrosinistra dà l’idea di voler occupare uno spazio e regolare i conti al proprio interno».

La manovrina la convince?

«Chiamiamola con il suo nome, manovra correttiva. Apprezzo che Gentiloni e Padoan stiano cercando di ricucire lo strappo con l’Europa. Siamo sotto osservazione per il debito e non possiamo permetterci di essere sotto attacco».

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