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All’estero 200 miliardi di euro

La crisi spaventa gli italiani. E i capitali riprendono la via dell’estero: almeno 200 miliardi che hanno preso la strada di altri paesi Ue, in particolare Germania, Lussemburgo e Olanda. Da qualche giorno sui tavoli degli operatori finanziari circola un grafico (riprodotto in pagina) che demarca i confini dei movimenti di denaro.

Nessuno chiaramente si attribuisce la paternità di questo studio, tuttavia i dati, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, sarebbero stati raccolti dai documenti contabili delle banche centrali. «Il 99% dei conti aperti all’estero», ha spiegato un operatore del settore, «sono motivati dalla domanda di maggiore sicurezza e solidità». Insomma, non si tratterebbe di una fuga dettata da motivi di eccessivo carico fiscale, o comunque non solo da questi motivi. Ad agire come motivazione sarebbero soprattutto i timori legati al futuro del Paese.

Negli ultimi 12 mesi i capitali in fuga hanno raggiunto la non trascurabile somma di oltre 200 miliardi di euro, che nelle ultime settimane, secondo rilevazioni di Bankitalia, sarebbero diventati 274. Numeri così alti dell’Italia sono giustificati anche dalle dimensioni del patrimonio complessivo degli italiani. I cittadini italiani sono complessivamente facoltosi: nelle loro mani c’è un valore stimato in 4 mila miliardi di euro di attività finanziarie (titoli, depositi, fondi ecc.) e immobili per 5 mila miliardi. In Spagna i miliardi in libera uscita sono stati oltre 65 nell’ultima parte del 2011 e nella fase iniziale del 2012. In Grecia il fenomeno si attesta a qualche decina di miliardi di euro ma si deve tenere conto delle dimensioni ridotte economicamente del paese ellenico.

Fin qui i paesi di partenza e quelli di arrivo? La Germania conquista quasi il 70% del denaro dei paesi in fuga con poco meno di 380 miliardi di euro nel periodo considerato. Poi, a sorpresa, c’è l’Olanda , vicina ai 100 miliardi e infine il Lussemburgo con poche decine. Singolare il caso del Belgio: da paese destinatario di flussi di denaro, forse a causa della perdurante crisi politica e dei recenti problemi di bilancio è entrato negli ultimi mesi nel poco appetito club degli stati dai quali il denaro esce invece che entrare.

I movimenti di capitali all’interno dell’area Ue rispondono chiaramente più a un bisogno di sicurezza che ha ragioni di carattere fiscale. La pressione impositiva sui redditi da capitale all’estero per i cittadini residenti in Italia non cambia in modo rilevante. Su questo fronte gli esperti fanno notare però che depositare il denaro su banche esposte in modo consistente con i paesi periferici non cambia il livello di rischio e i casi non sono pochi. Prima di bonificare verso un istituto estero sarebbe opportuno, quindi, fare valutazioni sugli impieghi. A prescindere dalla banca depositaria la domanda di investimento verso paesi considerati sicuri ha fatto precipitare i rendimenti di alcuni titoli governativi fino a farli diventare negativi. La Germania offre impieghi sui titoli governativi a 9 mesi e 1 anno sotto lo zero (-0,004%). Per raggiungere qualche decina di punto percentuale occorre spostarsi sulle scadenze superiori ai 4 anni (0,16%). Spostandosi fuori dall’area euro il fenomeno è ancora più evidente in Svizzera. Investendo su un bond elvetico ci si rimette, almeno fino alle scadenze fino a 4 anni (-0,06%).

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