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All’estero 13,5 miliardi di attività finanziarie

di Marco Mobili

C'è anche un'Italia degli onesti, capace di dichiarare al Fisco attività finanziarie detenute all'estero per oltre 13,5 miliardi di euro; o ancora di possedere e utilizzare oltreconfine beni immobili con un valore patrimoniale di oltre 19,4 miliardi di euro. È quanto emerge dai dati custoditi dall'anagrafe tributaria e monitorati annualmente dal Fisco con la dichiarazione dei redditi (quadro RW) e su cui ora il Governo, con il decreto salva-Italia, ha imposto un nuovo prelievo.
Per le attività finanziarie la mini-patrimoniale scatta già dall'anno in corso ed è pari, anche nel 2012, all'1 per mille annuo. Il prelievo salirà all'1,5 per mille annuo a decorrere dal 2013 e di fatto colpisce il valore di mercato delle attività finanziarie, rilevato al termine di ciascun anno solare nel luogo in cui queste attività sono detenute.
Va ricordato che nel quadro RW non esistono obblighi di dichiarazione per le attività affidate in gestione o in amministrazione alle banche, alle Sim, alle società fiduciarie, alla società Poste italiane e agli altri intermediari professionali a condizione che i redditi siano riscossi attraverso l'intervento di un intermediario residente.
I 13,5 miliardi complessivi, frutto di oltre 67mila attività finanziarie dichiarate al Fisco italiano, spaziano in tutti e cinque i continenti. Ecco allora che scorrendo i dati emerge come dai primi due Paesi in testa alla speciale classifica delle attività finanziarie detenute all'estero, ovvero Lussemburgo e Svizzera, l'Erario Italiano possa incassare potenzialmente complessivamente quasi 5 milioni di euro (pari all'1 per mille degli oltre 2,5 miliardi detenuti in Lussemburgo e dei 2,2 miliardi depositati in Svizzera). A completare il podio ci sono gli Stati Uniti dove i residenti italiani dispongono di attività finanziarie per oltre 1,4 miliardi. A ridosso del podio la Francia con 1,396 miliardi, mentre il primo Paese con attività sotto il miliardo di euro (957 milioni) è la Germania.
Nel leggere i numeri emerge anche un altro elemento da non sottovalutare. In alcuni Paesi come il Lussemburgo, la Svizzera, il Principato di Monaco o il Liechtenstein, più volte indicati come Paesi non proprio trasparenti con il Fisco italiano poche operazioni dichiarati fanno comunque lievitare il valore dichiarato. Ad esempio le 689 attività dichiarate a Montecarlo valgono 372 milioni, undici in più rispetto alle oltre 2.300 operazioni detenute in Spagna. Quelle con targa francese sono in assoluto le più numerose (16.674), ma bastano un quarto di quelle dichiarate in Lussemburgo per ottenere un valore complessivo di un miliardo e duecento milioni in più.
Nella speciale classifica dei beni detenuti all'estero la Francia scalza il Lussemburgo, che scende al 38° posto nella lista dei beni posseduti e dichiarati al Fisco italiano. Dei 19,4 miliardi di valore complessivo delle abitazioni all'estero ben 12 derivano da immobili ubicati in Francia (oltre 45mila). Seguono a una distanza abissale la Svizzera (1,9 miliardi) e il Regno Unito (1 miliardo). Curioso il dato della Finlandia dove gli immobili sembrano avere un valore commerciale particolarmente elevato: dalle 75 segnalazioni indicate nel quadro RW emerge un valore di 439 milioni di euro. Nel più caldo e mitigato Principato di Monaco le 468 abitazioni non arrivano ai 290 milioni di euro in tutto.
Iniziano a scalare la classifica degli immobili dichiarati anche Paesi fino ad oggi sconosciuti o quasi al Fisco italiano. Nell'elenco dell'anagrafe tributaria compaiono, infatti, 212 segnalazioni targate Dubai (valore complessivo poco più alto di 52 milioni di euro) ma anche più noti paradisi fiscali come Antigua e Barbuda (9 segnalazioni valore 33 milioni).
Certo è che i dati dell'amministrazione finanziaria mostrano inesorabilmente anche l'altra faccia della medaglia del Fisco italiano: quella dell'evasione che non a caso viaggia a cifre record di oltre 120 miliardi.
Desta più di una perplessità immaginare, ad esempio, che nel vicino Titano le case utilizzate o possedute dagli italiani siano soltanto 59 e per un valore complessivo di soli 7 milioni di euro. E come sottolineato dallo stesso viceministro all'Economia Vittorio Grilli la mini-patrimoniale sulle attività detenute all'estero e sui beni immobiliari oltreconfine presenta comunque anche risvolti antievasione (si veda Il Sole 24 Ore del 18 dicembre scorso): «I ricavi dell'evasione in qualche circuito devono pur passare».

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