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Allerta sulle differenze cambio

di Franco Cornaggia e Norberto Villa  

Doppia soluzione per la rilevanza fiscale delle differenze cambio generate da conti correnti in valuta. Due differenti commissioni tributarie (Milano e Genova) offrono due interpretazione completamente distinte dell'art. 110 del Tuir. Con le incertezze nel valutare se il comportamento contabile possa o meno avere rilevanza anche fiscale.

In tema di rilevazione, il codice civile impone che le partite espresse in una valuta differente da quella di conto siano rilevate in contabilità al cambio in vigore alla data in cui si effettua l'operazione (art. 2425-bis, comma 2). Grazie a tale regola si raggiunge il risultato di cristallizzare l'importo del debito o del credito, l'obbligazione attiva o passiva permane in moneta estera e pertanto alla scadenza potrebbe dar luogo a un pagamento o incasso di importo differente rispetto a quanto contabilizzato. Tale differenza dà luogo a proventi e oneri rientranti nella gestione finanziaria dell'impresa da iscrivere nel conto economico alla voce 17 bis denominata «utili e perdite su cambi».

In tema, invece, di valutazione il nuovo art. 2426, punto 8-bis prevede che le attività e le passività in valuta, a eccezione delle immobilizzazioni non monetarie, devono essere iscritte al tasso di cambio a pronti alla data di chiusura dell'esercizio.

Quasi per compensare gli effetti di tale soluzione (che potrebbe quasi sembrare in contrasto con il principio della prudenza) si stabilisce però che l'eventuale utile su cambi maturato, ma non definitivo (in quanto il credito o debito sottostante è ancora da liquidare), non possa essere distribuito fino a quando non sarà realizzato con l'estinzione dell'attività o passività che l'ha generato.

La procedura societaria è così esemplificabile:

– l'importo dell'utile netto derivante dall'adeguamento ai cambi di fine esercizio delle poste in valuta concorre alla formazione del risultato d'esercizio;

– in sede di approvazione del bilancio e conseguente destinazione del risultato, è iscritto, per la parte non assorbita dalla eventuale perdita d'esercizio, in una riserva non distribuibile sino al momento del successivo realizzo;

– tale riserva, tuttavia, può essere utilizzata, fin dall'esercizio della sua iscrizione a copertura della perdita di esercizi precedenti.

Differentemente le immobilizzazioni in valuta devono essere iscritte al tasso di cambio al momento del loro acquisto o a quello inferiore alla data di chiusura dell'esercizio se la riduzione è da giudicare durevole.

Anche sul tema delle operazioni in valuta un posto di particolare rilevanza è riservato alle informazioni obbligatoriamente da offrire in nota integrativa.

La regola principale è contenuta nell'art. 2427, 6 bis secondo cui «la nota integrativa deve indicare, oltre a quanto stabilito da altre disposizioni: _ eventuali effetti significativi delle variazioni nei cambi valutari verificatesi successivamente alla chiusura dell'esercizio».

Inoltre l'art. 2427, comma 1, n. 6), prevede l'indicazione di una specifica informativa delle poste in valuta suddivise per aree geografiche, sulla falsariga di quanto già avviene per gli enti creditizi e finanziari.

L'art. 2427 n. 4 richiede, con riferimento alle voci del patrimonio netto, l'indicazione degli incrementi e delle utilizzazioni, mentre in base al n. 7 bis dello stesso articolo le voci di patrimonio netto devono essere analiticamente indicate, con specificazione in appositi prospetti della loro origine, possibilità di utilizzazione e distribuibilità, nonché dell'avvenuta utilizzazione nei precedenti esercizi.

Tali indicazioni dovranno essere seguite e osservate anche con riguardo all'eventuale riserva patrimoniale costituita con l'utile netto risultante dal processo di valutazione ai cambi di fine esercizio delle poste in valuta derivante dall'applicazione della regola per cui le attività e le passività in valuta, a eccezione delle immobilizzazioni, devono essere iscritte al tasso di cambio a pronti alla data di chiusura dell'esercizio e i relativi utili e perdite su cambi devono essere imputati al conto economico e l'eventuale utile netto deve essere accantonato in apposita riserva non distribuibile fino al realizzo.

Sempre con riguardo alla regola citata coordinata con i principi generali, si deve desumere «che le variazioni di cambio verificatesi successivamente alla chiusura dell'esercizio e prima della preparazione del bilancio non sono contabilizzate, in quanto di competenza dell'esercizio successivo. Tuttavia nella nota integrativa occorre indicare eventuali effetti significativi delle variazioni dei cambi valutari verificatesi tra la chiusura dell'esercizio e la data di formazione del bilancio, cioè la data in cui l'organo amministrativo (di norma, il consiglio di amministrazione, ove costituito) a ciò deputato approva il progetto di bilancio».
 

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