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Allerta, si rischia il circolo vizioso

Il rischio del circolo vizioso, per le imprese per le quali potrebbe essere attivata la procedura d’allerta, è dietro l’angolo. L’andamento avverso, concomitante e combinato di più indicatori di allerta, da applicarsi a una così vasta platea, fa presumere l’apertura di uno scenario, nell’ambito della verifica della continuità aziendale e più in generale del tempestivo rilevamento e superamento della crisi d’impresa, da ritenersi del tutto inconsueto e in gran parte esplorativo.

Difatti, da un lato il dovere di impiantare adeguati assetti organizzativi aziendali segna un punto di svolta di indubbio rilievo nell’ambito della crisi d’impresa, ma dall’altro pone dei seri interrogativi sulla capacità di queste aziende di saper affrontare concretamente problematiche e insidie, nel breve termine della fase di riequilibro di taluni indici di natura economica, finanziaria e finanziaria al fine di garantire la continuità aziendale.

In sostanza, c’è da aspettarsi, che a causa del contestuale prevalere della segnalazione di più indici di allerta come sembra risaltare, possa predominare, secondo le nuove regole del codice, la valutazione circa l’obbligo di attivare tempestivamente la procedura di allerta e affidarsi alla composizione assistita della crisi con la richiesta di intervento degli organismi preposti.

A essere maggiormente chiari, atteso che il tempo per una accurata e sensibile gestione strategica aziendale rivolta al tempestivo recupero dell’equilibrio di indicatori di allerta, senza la necessità di arrivare a una procedura di segnalazione di allerta, potrebbe, per esempio, entrare in collisione con le ragioni di assicurarsi i benefici premiali previsti dal codice in termini di attenuazione delle responsabilità in capo agli imprenditori e in parte anche ad alcuni creditori.

A entrare in discussione potrebbero essere, quindi, gli effetti «distorsivi» dovuti al ricorso in massa a fenomeni quali: accordi stragiudiziali con i creditori, tra cui istituti creditizi, possibile ricorso a strumenti quali concordati preventivi e ristrutturazioni del debito.

Accendere i riflettori sugli assetti aziendali con sistemi di automatismo delle procedure di allerta, è certamente ritenuto un dovere da parte delle aziende, ma nello stesso tempo, se fatto d’impulso e non adeguatamente governato dalle stesse, lancerebbe un segnale molto preoccupante all’esterno che di fatto metterebbe in altrettanto allerta i fornitori, clienti e il sistema creditizio.

Si innescherebbe quindi un pericoloso circolo vizioso che porterebbe, per esempio, alla perdita della capacità di ottenere finanziamenti a seguito a un generale crollo di fiducia da parte degli istituti finanziari e il rischio di vedersi revocare gli affidamenti in essere con richiesta di rientro immediato ed escussione delle garanzie rilasciate ma anche da parte dei clienti con la riduzione delle commesse e dei fornitori con la restrizione delle forniture di beni e servizi facendo leva sulla richiesta anticipata dei pagamenti mettendo ancor più in serio rischio l’equilibrio del cash flow aziendale.

Sembra evidente che il legislatore si sia posto la questione di una possibile minaccia e dei riflessi sulle modalità di attivazione della procedura di allerta e composizione assistita della crisi e che ciò avrebbe potuto scatenare dinamiche non adeguate alle aspettative di salvare quante più possibili imprese dalla crisi e dalla liquidazione giudiziale.

Infatti in più punti del codice si fa appello a obblighi di riservatezza sulla situazione del debitore.

In realtà, però, è noto che in taluni casi il principio di agire con sensibilità e riservatezza si contrappone agli interessi delle parti soprattutto quando occorre dare atto ai terzi delle volontà di intraprendere misure cautelari e protettive.

Infatti, l’art.58 del codice prevede che su richiesta del debitore, degli organi di controllo e vigilanza e dei creditori il tribunale può disporre anche il divieto di azioni esecutive e cautelari sul patrimonio del debitore e dell’impresa.
In tal caso, i provvedimenti e atti anzidetti devono essere pubblicati al registro delle imprese al fine di portare a termine le trattative in corso con i creditori.

Anche in questo caso basta una decisione non razionale e adeguata alla problematica per provocare effetti deleteri al percorso di superamento della crisi.

Benché nel medio lungo periodo gli effetti del miglioramento dell’assetto gestionale aziendale sono destinati a farsi sentire in modo positivo, nel breve periodo si potrebbe generare un effetto domino negativo di massa per le imprese che soffrono maggiormente lo stato di profonda incertezza economica che sappiamo può avere origine endogena ed esogena.

Inoltre, bisogna dare anche atto che nell’ambito del cosiddetto merito creditizio per ottenere finanziamenti a medio lungo termine, gli istituti di credito attuano delle procedure di rilevante importanza.

In questo caso, tra i soggetti interessati, figurano anche gli imprenditori che non possono far affidamento al deposito dei bilanci, ovvero, imprenditori individuali o società di persone.

Per loro la valutazione dei bilanci costituisce solo uno dei parametri adottati dalla banca per istruire le pratiche di finanziamento poiché tra i fattori di maggiore valutazione del merito creditizio compare, per esempio, l’equilibrio della struttura finanziaria, andamento economico storico, capacità di rimborso del prestito, l’andamentale della centrale rischi e le garanzie offerte. Anche per loro rimane fondamentale che si conservi la fiducia generale in fase di superamento della crisi.

Ovviamente, spetta alle imprese assolvere ai doveri impartiti dal codice, ma ci si auspica che anche gli automatismi legati all’attivazione delle procedure di allerta e composizione assistita della crisi sia ben ponderata e vigilata, a scanso di una possibile crisi di tipo più operativo e generata da un incontrollato sistema di allerta generale con possibili conseguenze e danni anche di tipo sociale.

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