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All’Economia in eredità 204 decreti

Chissà se i dossier dell’Ocse che il neoministro all’Economia, Pier Carlo Padoan, ha maneggiato con cura fino alla scorsa settimana sono così articolati e intrisi di burocrazia come quelli che ha trovato sulla scrivania che fu di Quintino Sella. Un passaggio di consegne “pesante”, quello tra Fabrizio Saccomanni e Padoan. E questo non solo se si punta il faro sui numeri di finanza pubblica. La stampa del “certosino” monitoraggio dei provvedimenti attuativi in lavorazione al ministero dell’Economia fa toccare con mano cosa sono la burocrazia e il processo di attuazione delle leggi che il neopremier, Matteo Renzi e il sottosegretario a Palazzo Chigi, Graziano Delrio, hanno più volte indicato come la zavorra che blocca qualsiasi riforma o misura introdotta a sostegno di cittadini, imprese e contribuenti.
Mercoledì, in un’intervista al Sole-24 Ore, Delrio ha annunciato un lavoro di profonda scrematura dei decreti attuativi e una «rivoluzione nel metodo» per evitare «lo scandalo della Sabatini bis per le imprese che è diventata operativa solo dopo un anno». Ma non sarà certo facile eliminare questa zavorra. L’attuazione monstre con cui dovrà fare i conti Padoan, ad esempio, risale agli ultimi due Governi (Monti e Letta). Capaci complessivamente di prevedere 465 provvedimenti di attuazione di leggi e decreti legislativi in cui il ministro dell’Economia è direttamente proponente o, come si dice in burocratese, «concertante». E 204 devono ancora tagliare il traguardo, con la particolarità che di quelli dove il Mef è proponente ne manca solo il 36%, mentre il bilancio sale al 68% dove c’è il concerto.
Dei 263 provvedimenti attesi dall’attuazione delle misure adottate dal Governo Monti 214 sono quelli già resi pienamente operativi (115 direttamente intestati al Mef e 9 intestati a più ministeri). Di questa eredità targata Monti ne restano da attuare complessivamente 83 e in almeno 28 casi anche in tempi rapidi, visto che i termini di attuazione sono scaduti da due anni (15 provvedimenti nel 2012) o nel 2013 (13 decreti).
Se si passa dai numeri al merito dei provvedimenti, nella ragnatela della burocrazia, ad esempio, sono rimaste incagliate le regole attuative del regime premiale per favorire la “trasparenza fiscale” dei contribuenti più piccoli: l’artigiano, il commerciante o il professionista, stando alla norma “rivoluzionaria” nei rapporti fisco-contribuenti inserita nel decreto Salva Italia, avrebbe potuto inviare telematicamente le proprie fatture o la contabilità direttamente al Fisco ricevendo da questo un tutoraggio e la certezza di non essere sottoposto a controlli stringenti. Ma tutto questo fino ad oggi è rimasto sulla carta. Le misure attese entro il 22 dicembre del 2012 con un decreto “direttoriale” sono ufficialmente al palo perché, secondo la nota indicata nel monitoraggio consegnato a Padoan, «l’agenzia delle Entrate ha rilevato criticità nella norma primaria; in attesa di modifiche normative». Il tutto con buona pace delle attese di un fisco più semplice per i contribuenti più piccoli.
Ad appesantire il dossier dell’attuazione monitorato a via XX Settembre i 202 provvedimenti attesi dalle leggi messe in campo in soli 10 mesi dal Governo Letta. Quelli che hanno ottenuto il bollino finale e sono pienamente operativi sono solo un quarto (51 provvedimenti attuati), cui se ne devono aggiungere altri 6 superati e 7 non considerati più attuabili. Secondo la tabella del Mef da attuare ne restano 64 (come unico proponente) e altri 57 in cui il Mef deve firmare o controfirmare provvedimenti in comunione con altri ministeri.
Ma anche in questo caso l’iter e la burocrazia dell’attuazione hanno consentito al Mef di accumulare i primi ritardi: sono già 9 quelli che dovevano diventare operativi entro il 2013. Mentre 37 dovranno essere i provvedimenti attesi per l’anno in corso.
Tra i provvedimenti definiti «non attuabili» spicca il decreto delle Finanze che avrebbe dovuto definire le modalità di utilizzo della piattaforma elettronica per la gestione telematica del rilascio delle certificazioni anche per la stipula degli atti di cessione dei crediti certi, liquidi ed esigibili maturati nei confronti delle Pa per la fornitura di servizi e appalti. Chissà se proprio la mancanza di questo decreto non sia uno dei “nodi” che il governo Renzi dovrà sciogliere per accelerare il pagamento dei debiti della Pa. Nella nota è scritto chiaramente che per attuare la procedura telematica occorre una modifica legislativa. Peccato che per arrivare a questa conclusione siano trascorsi più di 10 mesi dal via libera al decreto sui debiti Pa emesso a inizio 2013 (Dl 35). Come dire meglio tardi che mai.
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