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All’economia 37 miliardi in meno

«Guardi, anche sugli anticipi fatture spesso ci dicono “no”, persino quando il cliente è una grande azienda, generalmente affidabile». Paola Snidero, imprenditrice friulana del settore plastico, incontra difficoltà crescenti nell’accesso al credito e la sua storia, sommata a migliaia di altre dello stesso comparto, vale una “stretta” nei prestiti che sfiora in un anno il 10% del totale.
In termini di riduzione dei finanziamenti bancari, quello della gomma-plastica è uno dei settori più penalizzati all’interno della manifattura italiana, che secondo gli ultimi dati di Banca d’Italia si è vista ridurre gli affidamenti di oltre 17 miliardi di euro tra gennaio 2012 e gennaio 2013. Aggiungendo alle attività manifatturiere il resto dell’economia, dunque agricoltura, costruzioni, commercio e servizi, la “botta” vale oltre 37 miliardi, con una penalizzazione che colpisce sia le aziende minori (famiglie produttrici) che le realtà più strutturate (società non finanziarie). A gennaio del 2012 la consistenza dei prestiti per queste due categorie di clienti bancari valeva 1000 miliardi di euro, scesi a quota 963 miliardi dodici mesi dopo.
Su base annua per le attività manifatturiere, escludendo le cartolarizzazioni, la restrizione vale in media il 7,2% degli affidamenti ma vi sono aree in cui la stretta è ben più ampia. Per chimica-farmaceutica sfiora il 23%, tessile e abbigliamento vedono lo stock ridursi del 7,5%, gli imprenditori di carta e stampa perdono l’8% dei finanziamenti, la gomma-plastica arretra di quasi dieci punti.
«È una difficoltà che sentiamo, e avviene in una fase in cui invece servirebbe più credito – spiega il presidente della Federazione gomma-plastica Nicola Centonze – perché nel nostro comparto i fornitori internazionali di materie prime pretendono pagamenti in 30 giorni mentre i nostri clienti pagano in media a tre mesi, senza contare i ritardi frequenti che si verificano».
Gli unici comparti a poter contare su prestiti relativamente stabili sono l’alimentare e i macchinari, dove è meno pesante l’impatto della crisi.
Nel primo caso si tratta di un comparto anticiclico, in grado di realizzare nel 2012 il miglior risultato in termini di produzione industriale contenendo il calo all’1,4%; nel secondo ambito operano invece aziende ad altissima vocazione internazionale, con ricavi ancora in tenuta proprio grazie al sostegno dell’export, che in media supera il 70% dei ricavi complessivi
Ma anche qui i problemi legati alle restrizioni bancarie non mancano e il settore si trova indirettamente frenato dalle difficoltà nell’accesso ai finanziamenti.
«La stretta per noi è relativa – spiega il presidente di Ucimu Luigi Galdabini –, ma il danno per il settore è comunque pesante, perché se le banche riducono gli affidamenti dei nostri potenziali clienti è chiaro che vendere beni strumentali in Italia diventa sempre più difficile».
La riduzione dei prestiti si accompagna in Italia ad una forte crescita delle sofferenze, salite a 96 miliardi a fine gennaio, in crescita del 18,3% in 12 mesi. Un aumento non del tutto omogeneo, con le costruzioni che vedono i crediti deteriorati balzare del 26,4% mentre per l’intera manifattura la crescita si attesta all’11,8 per cento.

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