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«Alleanze? Per Fca progetti mirati» E la Jeep italiana arriva a Palazzo Chigi

Non c’entrano nulla, ma chiaramente male non fanno, i ripetuti endorsement firmati Sergio Marchionne e John Elkann. Non c’entra nulla, ma pure questo male non fa, nemmeno l’autoinvito di Matteo Renzi a visitare una fabbrica americana di Fiat Chrysler. Appuntamento a settembre. Nel frattempo, saranno amministratore delegato e presidente della futura Fca a far visita al premier a Palazzo Chigi. 
Niente di strategico (ancora): solo l’istituzionale «vernissage » di un nuovo modello. Però la presentazione della Renegade, prima Jeep prodotta fuori dagli Usa (a proposito: si fa in Italia, a Melfi, e questo magari suggerirà a Renzi un passaggio pure da uno stabilimento tricolore), è l’occasione anche per il primo incontro ufficiale tra presidente del Consiglio e vertici Fiat.
Non ci sarà tempo per chissà quali epocali questioni. Almeno un paio, però, i temi sicuri. Uno, le riforme: «Tenga duro» è da sempre il messaggio pubblico di Marchionne ed Elkann, stamattina sarà anche quello «privato». Due, il crescendo di voci che, a ritmo ormai settimanale, dalla stampa estera lancia presunti nuovi candidati a un matrimonio con Fca: ma, così come per i rumors su Volkswagen, giovedì scorso, davanti al premier pure le congetture su un’alleanza con Psa scivoleranno con un paio di battute nell’archivio delle smentite.
Ci sono finite subito, del resto. Le incorporava lo stesso articolo del Financial Times che, online, parlava di «trattative preliminari per una fusione». Le faceva risalire a inizio anno, aggiungeva che tutto si era fermato per l’ingresso in Peugeot Citroën della cinese Dongfeng (partner del salvataggio insieme allo Stato francese, e già è complicato immaginarsi Marchionne alle prese con un governo azionista), concludeva che forse se ne riparlerà nel 2015. Poi, le prime smentite. Quella di «un portavoce di Fiat Chrysler», che al quotidiano nega colloqui e ribadisce: «Parliamo con tutti», sì, ma solo «su progetti specifici» (vedi il veicolo commerciale con Renault). E quella di Psa, identica: «Ha negato colloqui per un merger con Fiat».
Il tema però è suggestivo: anni fa era proprio con Peugeot che Marchionne ed Elkann avrebbero voluto allearsi, respinti dai francesi con la sufficienza di chi era convinto di poter vincere in solitaria. Ed è «caldo»: venerdì primo agosto l’assemblea straordinaria delibererà la fusione preliminare alla quotazione a Wall Street. Così, stesso copione di una settimana fa con Volkswagen. Parte il circuito delle agenzie internazionali, parte la Borsa (+2,1% per il Lingotto). Ma a strettissimo giro di posta, parte anche il «raddoppio» delle smentite. Torino: «Non ci sono discussioni tra noi e Psa». Parigi: «Psa smentisce categoricamente ogni aspetto dell’articolo del Financial Times su una fusione con Fiat».

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