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Alleanza strategica Londra-Delhi

David Cameron ha portato in India anche Robert Scudamore ceo della Premier League, ovvero la serie A del calcio britannico. Al più grande show del made in Britain mai sbarcato a Nuova Delhi dall’epoca coloniale ai giorni nostri, non potevano mancare le magie del pallone inglese. «È lo sport che ha il più alto tasso di sviluppo», ha spiegato Scudamore senza insistere eccessivamente sulle deboli performance sportive del subcontinente: un miliardo e qualche centinaio di milioni di persone capaci di vincere una sola medaglia d’oro individuale nella storia delle Olimpiadi. Tant’è, Londra ci prova nella speranza che la potenza del pallone declinata con i diritti tv possa fare breccia nel cuore e nei portafogli di un Paese in rapidissima emancipazione.
La missione inglese cominciata ieri con la visita del premier britannico al quartier generale della Unilever a Mumbai brucia record e stabilisce passaggi-chiave nella via inglese al riscatto economico. Più di cento rappresentanti di grandi medie e piccole imprese sono al seguito del capo di governo, di ministri e sottosegretari: da Bae systems, a Bp, da Rolls Royce a Hsbc, da London stock exchange a London underground per citare i più famosi. Si metteranno in mostra per chiudere contratti in tutto il Paese, ma con attenzione prevalente al corridoio Mumbai-Bangalore, ovvero mille chilometri da edificare con investimenti già programmati per 25 miliardi di dollari. David Cameron si concentrerà, invece, su un contratto che richiede sofisticate doti di diplomazia: la commessa da 12 miliardi di dollari per i jet Eurofighter. Le chance sono poche perchè il governo indiano ha da tempo indicato di voler chiudere con i francesi di Dassault per 126 caccia Rafale, ma la mancata firma finale al contratto da parte di Parigi ha ridato speranze al premier deciso a sostenere la causa del consorzio di cui, lo ricordiamo, fa parte anche Alenia.
Il primo ministro britannico al suo arrivo in India è stato sollecitato anche sul caso dei dodici elicotteri Agusta-Westland, una commessa da 750 milioni di dollari al centro dell’indagine dei magistrati italiani su Finmeccanica. «La questione – ha detto il premier britannico rispondendo a chi gli domandava della richiesta indiana di avere una relazione da Londra sul caso investigato – riguarda le autorità indiane e italiane. Quello che dico qui alle persone che incontro è che Agusta-Westland è un’azienda eccellente, con personale altamente specializzato, che produce elicotteri eccezionali». In altre parole non c’è commento ufficiale britannico sul caso nonostante la notiza, riportata da Reuters, secondo cui la Gran Bretagna avrebbe già dato al governo indiano una prima valutazione sul caso.
Al di là delle singole commesse, Londra ha voluto portare in India un messaggio globale: uniamoci in partnership, saldando la nostra relazione speciale. Una partnership che dovrà reggersi sulla reciprocità commerciale. David Cameron ha chiesto al governo indiano di abbattere le barriere che impediscono ai servizi finanziari inglesi – assicurazione in particolare – e alla grande distribuzione di far breccia nel subcontinente. Ha ricordato che è un indiano – Tata – il proprietario di brand storici inglesi come Jaguar e Land Rover e ha messo sul piatto visti super-agevolati per uomini d’affari oltre all’ampia disponibilità ad accogliere immigrati indiani. Un tema delicato, quest’ultimo, sul quale il premier da tempo s’impegna in acrobatici giri di valzer per non irritare la destra xenofoba del suo partito senza pregiudicarsi le simpatie dei Paesi in via di sviluppo. Londra sa di dover scendere a compromessi e quindi di dover avere un approccio elastico anche sull’immigrazione se vuole centrare l’obiettivo di raddoppiare entro il 2015 l’export alla volta dell’India come indicato ieri dal ministro del commercio Lord Green. Dal 2007 a oggi la dinamica è stata significativa con un più 60%, ma su numeri piccoli se è vero che solo il 5,5% di beni e servizi che Londra vende all’estero finisce nei Brics (Brasile, India, Russia, Cina e Sud Africa). La necessità di diversificare dai mercati euro-americani ha convinto David Cameron alla missione appena avviata in un esercizio di promozione nazionale che porterà Londra all’apertura sul solo territorio indiano di decine di business centre per agevolare lo scambio bilaterale.

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