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Alleanza Intesa e Poste per 48 milioni di clienti

Intesa Sanpaolo e Poste Italiane stringono alleanza. I due gruppi hanno firmato un accordo quadro triennale, da definire con successivi piani, che prevede la distribuzione reciproca di alcuni prodotti e servizi con l’obiettivo di ampliare l’offerta per la clientela. Nei fatti, negli oltre 12mila sportelli di Poste Italiane sarà possibile sottoscrivere mutui e prestiti personali erogati da Intesa Sanpaolo e prodotti di wealth & asset management gestiti da Eurizon Capital, Sgr controllata dal gruppo guidato dal gruppo bancario. Viceversa, tramite i canali fisici e remoti di Intesa Sanpaolo e nella rete di Banca5 (la ex banca dei tabaccai interamente controllata da Intesa) sarà possibile utilizzare i servizi di pagamento targati Poste Italiane, compresi i bollettini postali, incluse le ricariche Poste Pay.
Per Intesa Sanpaolo, la ratio dell’accordo è chiara. Perchè rientra in quella strategia distributiva già vista con il varo di Banca5, che facendo perno sul modello di banca multicanale, persegue l’obiettivo di una copertura capillare del territorio, pur nel quadro di una generale ottimizzazione della rete di filiali di proprietà. Il gruppo guidato da Carlo Messina estende l’offerta di un bouquet di servizi e prodotti dalle 3500 agenzie proprie alle circa 12mila di Poste. Così facendo, raggiunge 36 milioni di clienti di Poste, che si vanno ad aggiungere (al netto delle inevitabili ampie sovrapposizioni, visti i numeri in gioco) ai 12 milioni attuali del gruppo bancario. Per capire quanto questo accordo possa davvero impattare in positivo sulle prospettive di Intesa, occorrerà aspettare i prossimi mesi così da vederne la messa a terra. Certo la partnership è coerente con gli obiettivi annunciati da Ca’ de Sass nel piano di impresa al 2021 presentato a febbraio, che prevedono una spinta su volumi e margini. I proventi operativi netti sono visti in aumento a 20,8 miliardi nel 2021 dai 17,8 miliardi del 2017, mentre le commissioni nette dovrebbero toccare i 10 miliardi dagli 8,1 miliardi di fine 2017. Va detto che il mercato ieri ha reagito in maniera tiepida all’annuncio: il titolo ha infatti registrato un debole flessione, pari allo 0,69%. Insomma, si vedrà.
Anche per Poste l’alleanza non sorprende, perché è coerente con la nuova strategia indicata dall’ad Matteo Del Fante nel piano industriale. E anche con l’impostazione diversa data all’alleanza con Anima a fine dicembre. Del Fante ha ridotto l’impegno della società dei recapiti in Anima, conferendo solo una parte degli asset di Bancoposta Fondi Sgr e mantenendo il controllo della fabbrica di prodotto, allo scopo di riservarsi la possibilità di assemblare prodotti propri da dare in gestione a terzi e collocarli nella rete di sportelli di Poste. Già allora, dunque, si era compreso che decadeva ogni forma di esclusiva – pur prolungando l’intesa di distribuzione a 15 anni – e che Poste puntava ad un sistema “open” per il suo network. In questo contesto si inquadra l’accordo con Intesa, che nel risparmio gestito si colloca come secondo operatore in Italia dietro a Generali, con la quale Poste ha avviato negoziati al fine di stipulare una partnership nel ramo danni. A questo punto c’è un aspetto sul quale il mercato aspetta chiarimenti. E cioè, come Poste pensi di incrementare sensibilmente i proventi sul collocamento dei prodotti in rete. Basta accrescerne finchè si può la quantità? Oppure serve una strategia a monte affinchè questi prodotti non si cannibalizzino uno con l’altro? È la preoccupazione che si sono posti ieri gli azionisti di Anima: il titolo è sceso del 4% sul timore che i prodotti costruiti ad hoc per la clientela di Poste possano essere messi in concorrenza con quelli di Eurizon. Indicazioni da parte della società non arrivano: per ora è un accordo quadro, si spiega, i cui contenuti vanno declinati. Resta il fatto che Poste è azionista di Anima con il 10,3%, per cui annunci come quello di ieri finiscono per danneggiare quella stessa partecipazione. È anche vero che resta in campo la prospettiva che Cdp entri nel capitale di Anima, probabilmente rilevando una quota Poste. Operazione probabilmente rinviata per la concomitanza la partita della Cassa su Telecom.

Luca Davi
Laura Serafini

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