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Alleanza euro-araba per le Pmi

Da una parte il mondo arabo, che vede nelle Pmi europee un modello di sviluppo da copiare, per diversificare la propria economia dal petrolio e dalle grandi opere finanziate dai fondi sovrani pubblici, sempre meno floridi. Dall'altro lato le piccole e medie imprese europee, in cerca di accompagnatori per poter aggredire i mercati dell'area araba e mediterranea. Nel mezzo c'è l'Italia, o meglio Milano: che si candida a diventare il caravanserraglio, il punto di incontro, di tutti i network e di tutti i sentieri tra la sponda Sud, quella Est e quella settentrionale del Mare Nostrum. Una calamita per tutte le iniziative di partnership tra le Pmi dal Marocco all'Egitto, dall'Italia alla Siria, fino all'Arabia Saudita.

Si apre oggi nel capoluogo lombardo la seconda Conferenza euro-araba per il sostegno delle Piccole e medie imprese. E si apre con l'intenzione di dar vita proprio qui, tassello dopo tassello, a un mosaico di iniziative per il supporto delle Pmi interessate a esportare – o a produrre – nei Paesi arabi. «In occasione della Conferenza – spiega Bruno Ermolli, presidente di Promos, tra gli organizzatori della due giorni insieme all'Arab Industrial Development and Mining Organization (Aidmo) e al Syrian Enterprise & Business centre (Sebc) con il patrocinio, fra gli altri, della Lega Araba – sigleremo con l'Aidmo un accordo per il sostegno alle Pmi. L'obiettivo è aumentare la competitività delle reciproche imprese ospitando qui l'ufficio di Aidmo, organizzando seminari, convegni, incontri B2B e soprattutto fornendo assistenza tecnica di tipo legale, burocratico, doganale, industriale e formativo».

Grandi numeri sono chiamati in causa, per questo incontro fra le due sponde del Mare Nostrum. Un mercato di 600 milioni di abitanti, e di più di 28 milioni fra micro, piccole e medie imprese. Escludendo il fronte europeo, i Paesi arabi coinvolti nell'iniziativa valgono ogni anno 1.800 miliardi di dollari di Pil e oltre 90 miliardi di investimenti attratti, di cui l'8% va proprio alle Pmi. Che sono tante, come ricorda Omnia Taha, a capo della struttura della Lega araba che si occupa di Europa: «In Egitto le Pmi sono il 99% di tutte le imprese non agricole e sono responsabili di tre quarti delle nuove assunzioni. In Kuwait impiegano il 90% di tutta la forza lavoro che non dipende dal pubblico. In Libano sono il 95% del totale e occupano il 90% dei lavoratori del Paese. Negli Emirati arabi uniti generano il 75% del Pil nazionale».

Per l'export italiano, questi Paesi sono sempre più strategici. Nel 2010 l'interscambio tra Italia e Lega Araba è stato di 13,795 miliardi di euro, che quest'anno dovrebbero salire a 15,936 nonostante gli intoppi commerciali che hanno caratterizzato l'onda rivoluzionaria dalla Tunisia alla Siria. La Lombardia è stata responsabile di oltre un quinto degli scambi messi a segno l'anno scorso. E Milano da sola ha registrato scambi commerciali per 1,591 miliardi di euro, l'11,5% dell'intero bilancio nazionale.

Il capoluogo meneghino ha dunque tutto l'interesse a ospitare il Centro Euro-Med per le Pmi, promosso dalla Camera di Commercio di Milano con il sostegno della Commissione Ue e della Banca europea per gli investimenti (Bei): «Il Centro – spiega Ermolli – partirà a ottobre, in occasione della terza edizione del Forum Euromed di Milano. Sarà un'iniziativa sovranazionale di carattere pubblico-privato, con il compito di creare nuove imprese in tutta l'area mediterranea e assistere quelle già esistenti. Opererà in stretto raccordo con i soggetti e i programmi che sono già attivi per quest'area, e grazie all'impegno diretto della Bei faciliterà l'accesso delle imprese alle fonti di finanziamento».

A concimare la crescita delle proprie Pmi stanno pensando anche molti dei governi arabi, nel tentativo di offrire una via d'uscita a una disoccupazione giovanile che sfiora il 30% in Paesi dove la metà della popolazione ha meno di 20 anni. «Tunisia, Marocco, Algeria ed Egitto – spiega Omnia Taha – hanno varato piani per supportare la nascita delle Pmi anche dal punto di vista finanziario. E L'Arab Economic and Social summit del gennaio 2009 fissò un fondo da 2 miliardi di dollari per il supporto della piccola imprenditoria. Sostenere la nascita di un tessuto produttivo diffuso è la miglior riposta alla domanda di riforme espressa dalla Primavera araba».

 

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