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Alle Pmi inglesi crediti per 20 miliardi

di Leonardo Maisano

LONDRA. Dal nostro corrispondente
Crediti agevolati per le imprese medio piccole, quelle più esposte alla tempesta che ha scosso l'Eurozona. Li garantirà lo Stato che si colloca fra banche e Pmi per tentare di attutire le ricadute della crisi. Dal credit crunch in poi, attraverso le turbolenze della moneta europea, le piccole e medie imprese britanniche hanno pagato il prezzo più alto con linee di credito non rinnovate da banche a corto di capitali.
Londra ha deciso ieri di aggirare l'ostacolo garantendo i finanziamenti che gli istituti cercheranno sul mercato. Una mossa che consente alle banche di assicurarsi danari a tassi favorevoli, un'agevolazione che dovranno, però, girare alle Pmi. In questo modo, secondo il Tesoro, almeno venti miliardi finiranno ai piccoli a tassi ridotti dell'1% rispetto alle quotazioni correnti. Il National loan guarantee scheme è stato adottato da quattro delle cinque maggiori banche del Regno. Al «sì» immediato di Barclays, Lloyds, Royal bank of Scotland, Santander s'è opposto il «no» di Hsbc, oggi il più grande sportello d'Europa e in testa alle classifiche del mondo, che considera l'opzione «non sostenibile commercialmente».
In effetti la proposta non s'adatta a istituti che hanno, come Hsbc, una forte base di depositi e fanno scarso ricorso al finanziamento sul mercato wholesale. Le linee di credito a tasso agevolato sono destinate alle aziende fino a 50 milioni di fatturato e sono state salutate con soddisfazione dalle associazioni imprenditoriali anche se non possono essere la panacea che molti speravano. «È un passaggio nella direzione giusta perché allenta le condizioni del credito – ha commentato John Longworth della Camera di commercio britannica – ma non va incontro alle necessità degli imprenditori che cercano di accedere a finanziamenti per la prima volta». Come dire: i tassi calano e va benissimo, ma la stretta sulle concessioni di fidi non cambierà.
La garanzia statale è solo per le banche, per consentire agli istituti di rastrellare danaro a tassi migliori, ma non tutela l'istituto dall'esposizione a un'impresa che potrebbe risultare insolvente. I venti miliardi che il Tesoro garantirà nel prossimo biennio dovranno comunque finire alle imprese e il monitoraggio sarà stringente. Ogni tre mesi gli istituti dovranno presentare il rendiconto oltre a dover pagare una commissione allo Stato per aderire al progetto.
L'iniziativa ha ridato voce a chi invoca passi più decisi per rimettere in circolo il credito e spingere la ripresa. Nel 2011 le Pmi hanno avuto dalle maggiori banche 74 miliardi di crediti in base al progetto Merlin che fissa parametri "obbligatori" di finanziamento. Altrettanto avverrà nel 2012 a cui si aggiungerà la prima tranche dei venti miliardi annunciati. Ma non basta. Cresce la pressione sul Governo affinché adotti una linea simile a quella tedesca con un istituto pubblico (KfW a Berlino) specializzato nella concessione del credito alle imprese.
Una risposta potrebbe giungere già oggi dal Cancelliere dello Scacchiere George Osborne che presenta la legge di bilancio. Una manovra che porta un dono ai più ricchi: il taglio della tassa sulle persone fisiche dal 50% (aliquota marginale oltre i 150mila pund) al 45% nel 2013 e il 40% nel 2014, in linea con la fiscalità precrisi. Con il mondo del 2007, cioè, che era un altro rispetto al 2012, soprattutto a Londra piegata com'è da un disavanzo che oscilla attorno al 9% del Pil.

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