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Alle imprese servono altri 50 miliardi di liquidità

Gli allentamenti introdotti dalla Bce sul collaterale che le banche devono conferire con garanzia per le operazioni di rifinanziamento si traducono, per gli istituti nazionali, in una disponibilità per circa 30 miliardi che possono essere utilizzati per il sostegno di famiglie e imprese. E la Banca d’Italia sta effettuando autonomi approfondimenti per ampliare ulteriormente questa disponibilità. Non solo. Le nuove flessibilità introdotte dalla regolamentazione prudenziale sulle riserve di capitale consentiranno agli istituti di “tirare” sulle risorse patrimoniali quasi quattro punti percentuali di Cet1, un margine di circa 44,5 miliardi cui si possono aggiungere i 5,5 miliardi (un altro mezzo punto di Cet1 ratio) garantiti dal rinvio della distribuzione dei dividendi, come raccomandato dalle autorità monetarie, che aggiungono quindi altri 50 miliardi. Tutte queste risorse liberate dovranno essere utilizzate per sostenere l’economia «mantenendo intatta la robustezza del sistema e non per accrescere in questo momento i pagamenti ad azionisti e manager». Questo quadro è stato delineato ieri dal capo della Vigilanza di Bankitalia, Paolo Angelini, nel corso dell’audizione davanti alla Commissione bicamerale di inchiesta sulle banche presieduta da Carla Ruocco. L’esponente di via Nazionale, accompagnato da Giorgio Gobbi che è a capo del Servizio stabilità, ha illustrato le azioni che intende assumere la task force istituita su iniziativa governativa (ne fanno parte Bankitalia, Mef, Abi, Mcc, Mise e Sace) per assicurare la piena attuazione delle misure adottate nell’emergenza Covid-19 sul fronte degli aiuti ai creditori e della liquidità alle imprese.

Secondo Angelini da qui a fine luglio, ipotizzando un pieno utilizzo delle linee di credito disponibili, il fabbisogno aggiuntivo di liquidità delle imprese potrebbe raggiungere i 50 miliardi. Per questo il ruolo della task force sarà cruciale nelle settimane e i mesi a venire, «agevolando lo scambio di informazioni e individuando le soluzioni più appropriate per la diffusione degli strumenti normativi adottati». L’intervento del capo della Vigilanza arriva a pochi giorni dalla raccomandazione formale diffusa da Bankitalia a tutto il sistema del credito affinché assicuri il massimo sforzo di risposta alle richieste di finanziamenti che arrivano dalla collettività. Citando dati aggiornati al 3 aprile, Angelini ha detto che sono state presentate richieste di moratoria su circa 600mila prestiti e linee di credito, per un totale di 75 miliardi di debito residuo. Di queste 400mila posizioni (58 miliardi) fanno capo alle imprese, il resto a famiglie. E la fame di liquidità è destinata a crescere se si considera – altro dato stimato da Bankitalia – che a marzo la produzione industriale avrebbe segnato un crollo del 15%.

In questo quadro è emerso nell’audizione il ruolo fondamentale assunto dalla Sace: per Bankitalia «ci sono le condizioni per una rapida operatività di Sace» nell’erogazione della garanzia sui prestiti alle imprese prevista da Dl imprese, ha detto Gobbi. «In Italia non esiste un veicolo per la concessione di una garanzia di prima istanza a imprese che non siano pmi, per questo si è scelta Sace. Le condizioni ci sono per erogare i prestiti». Ma sullo sfondo di questo periodo eccezionale emerge un interrogativo sul quadro del sistema e su possibili aggiustamenti in chiave di aggregazione. Angelini ha osservato: «Per le banche che già presentavano elementi di fragilità è possibile che le azioni poste in essere dal Governo e dalle autorità di vigilanza non siano sufficienti a permettere loro di sostenere le conseguenze economiche della pandemia. Sarà necessario, in questi casi, al pari di quanto fatto per le altre imprese, valutare tempestivamente la possibilità di indirizzare il sostegno pubblico per favorire processi aggregativi anche degli intermediari di minore dimensione e maggiormente a rischio».

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