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Alle Entrate un’allerta sulla crisi

Crisi economica con impatto sugli studi di settore tutta da decifrare. La chiusura in questi giorni delle dichiarazioni 2013 obbliga i contribuenti a interpretare il responso di Gerico per operare le scelte conseguenti, soprattutto quando la crisi si è fatta sentire sui conti aziendali. L’analisi va operata per step.
I correttivi
Il primo viatico alla mancata congruità può arrivare dai correttivi anticrisi quest’anno licenziati con decreto del 23 maggio. Chi non è congruo sull’analisi tradizionale ma lo diventa grazie ai correttivi è in piena regola nei confronti del fisco visto che può fruire, se anche coerente, delle norme premiali (articolo 10 del Dl 201/2011 e articolo 30, comma 1 della legge 724/1994). Il problema si complica se l’effetto dei correttivi non è sufficiente per ricondurre la posizione del contribuente alla congruità. In questo caso le valutazioni possono essere diverse.
Le correzioni sugli indicatori
Sulla stima dei maggiori ricavi di Gerico, possono avere un impatto non marginale gli indicatori di normalità economica. Gli Ine intercettano anomalie che spesso si caratterizzano per la presenza di spese eccessive rispetto a quelle considerati normali. Ove però il conto economico che confluisce nel quadro F del modello sia interessato da costi straordinari, è normale e non anomalo che l’indicatore possa sballare. È il caso, ad esempio, delle perdite connesse al deterioramento dei crediti che quest’anno possono essere alte per l’effetto del credit crunch. Le perdite su crediti impattano sul rigo F22 del modello che a sua volta influisce sull’indicatore “incidenza dei costi residuali di gestione sui ricavi”. In questi casi il contribuente può ricalcolare l’indicatore, depurando il dato della componente straordinaria. Pur rimanendo non congruo, in questo modo evidenzia i validi motivi che possono giustificare lo scostamento.
L’intervallo di confidenza
Gerico individua nell’analisi di normalità una forchetta denominata “intervallo di confidenza” che identifica i ricavi possibili attribuibili al soggetto (dal minimo al puntuale). Secondo le Entrate la congruità si ha solo se i ricavi, anche per adeguamento, sono pari o superiori a quelli puntuali. L’intervallo può essere più o meno ampio e spesso l’elaborazione colloca il soggetto all’interno dell’intervallo di confidenza. Se questa sottostima dei ricavi rispetto al puntuale è riferibile a giustificazioni che hanno a che vedere con gli effetti della crisi economica sulla specifica posizione, è da ritenersi che la situazione non presenti criticità.
Le note aggiuntive
Il mancato responso di congruità cui non è stato possibile porre rimedio in sede dichiarativa non è comunque certezza di accertamento e men che meno obbligo di corrispondere le maggiori imposte. L’accertamento da studi di settore costituisce infatti un sistema di presunzioni semplici, la cui gravità, precisione e concordanza non è ex lege determinata dallo scostamento del reddito dichiarato rispetto agli standard dello strumento statistico, ma nasce solo in esito al contraddittorio. In questo contesto, quindi, proprio l’effetto crisi non correttamente colto dal modello statistico può essere la giustificazione da addurre in contraddittorio all’agenzia ed eventualmente poi nell’ambito del ricorso. La giurisprudenza tributaria si è infatti spesso pronunciata per il pieno apprezzamento della crisi come elemento atto a giustificare la mancata congruità del contribuente rispetto al dato statistico. In questi casi la raccolta di tutti gli elementi che possono essere utili per evidenziare la peculiarità dell’effetto crisi sul caso specifico è raccomandabile (dati sulla crisi del settore, evoluzione della clientela, calo del fatturato, forza lavoro, incidenza costo del venduto eccetera). Una cosa opportuna è quella di anticipare alle Entrate i motivi dell’effetto crisi sullo scostamento e sulla scelta del mancato adeguamento, utilizzando lo spazio “note aggiuntive” contenute nel modello ministeriale. Lo spazio non si presta ad articolate digressioni, ma può costituire comunque un primo allerta all’ufficio che intendesse avviare l’accertamento, magari puntando, come spesso accade, su una presunta condotta antieconomica del contribuente. L’attività difensiva preventiva potrebbe poi essere ulteriormente corroborata avvalendosi del software che verrà reso per comunicare all’amministrazione in modo più articolato informazioni o elementi giustificativi, anche per provare l’atteggiamento collaborativo del contribuente in vista di un eventuale contenzioso.

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