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Alle corde 1.300 società

La sentenza della Corte costituzionale che ha bocciato per «eccesso di delega»la legge istitutiva della mediaconciliazione obbligatoria (Dlgs 28/2010) rischia di abbattersi come un tornado sulle oltre milletrecento imprese – per la precisione 1.313 – nate e inseritesi come fulmini nel business della “alternative dispute resolution”.
La sospensione a effetto immediato della obbligatorietà del passaggio pre–processuale mette seriamente in dubbio la sopravvivenza del settore, quantomeno di quello più orientato al contenzioso tra i privati (discorso a sé fa invece la mediazione delle Camere di Commercio, ormai stabilizzata da più di tre lustri di attività).
A mercoledì scorso, giorno di pubblicazione della sentenza della Consulta, risultavano attivi 948 organismi di mediazione e 365 enti di formazione dei mediatori, un sistema che – soprattutto dopo l’estensione di competenze del marzo scorso anche al condominio e alla responsabilità per danni da circolazione Rc auto – stava iniziando a macinare numeri e fatturato.
In poco più di 15 mesi (l’ultimo aggiornamento statistico del ministero è al 30 giugno scorso) sono state iscritte 143.324 mediazioni, con un trend di crescita a tre cifre nell’ultimo bimestre. Pur in assenza di un legame statistico diretto, è fuor di dubbio che la frenetica attività “adr” ha contribuito ad alleggerire non poco la morsa delle pendenze nei tribunali, dove i numeri comunque dicono che nel 2011 (primi 8 mesi e mezzo di attività della mediaconciliazione, peraltro a regime ridotto) le nuove iscrizioni di fascicoli sono calate di 40mila unità.
I dati aggregati dal ministero, completi in quanto alimentati in tempo reale e in via telematica dagli stessi organismi autorizzati, smontano peraltro il pregiudizio di “incompatibilità”, se non proprio di antipatia, degli avvocati rispetto al nuovo strumento conciliativo: l’assistenza legale delle parti comparse davanti al mediatore raggiunge l’85% dei casi. Come dire, mai senza l’avvocato di fiducia.
Interessante lo spaccato sul valore delle liti divise per classi. Se l’importo medio regolato in sede di adr è di poco superiore a 118mila euro, il top riguarda i contenziosi su affitto di azienda (280mila euro per causa) seguiti dalle successioni ereditarie (270mila) e subito dietro dai risarcimenti per responsabilità medica. Sotto la quota dei 50 mila euro di valore medio sono solo le liti da Rc auto, diritti reali, locazione, comodato e condominio.
Il dato percentuale sul raggiungimento di un accordo stragiudiziale è sintomatico se visto attraverso le classi di valore delle liti. Nei contenziosi bagatellari (fino a 1.000 euro) la soluzione è raggiunta in due casi su tre, ma salendo di classe la percentuale si assottiglia con andamento proporzionale. Così se fino a 10mila euro gli accordi superano (di poco) gli insuccessi, quando l’importo si fa importante l’intesa è poco più che episodica. Nella fascia tra 250mila e 500 mila euro la “stretta di mano” si raggiunge nel 31 per cento dei contenziosi, fascia che si assottiglia a un accordo su quattro per importi di dieci volte superiori e che scende al 14 per cento nella classe più alta, sopra i cinque milioni.
Ma il vero punto di forza della mediazione stragiudiziale sono i tempi di soluzione del contenzioso. Mentre per una sentenza di primo grado si attendono mediamente 1.066 giorni, nel caso di accordo l’intesa non tarda oltre i due mesi (61 giorni), ma anche l’eventuale presa d’atto del nulla di fatto – con l’inevitabile accesso alla giustizia ordinaria – arriva in meno di due mesi e mezzo.

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