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Alle città i proventi delle multe stradali

Le città metropolitane potranno utilizzare i proventi delle multe stradali per finanziare la viabilità e la polizia locale. Lo prevede la manovra correttiva dei conti pubblici che concede questa chance solo per gli anni 2017 e 2018. Anche le città metropolitane, quindi, al pari delle province (che in questi anni hanno abbondantemente attinto agli incassi delle multe, anche a causa della cronica sofferenza dei lori bilanci) potranno finanziarsi con il 50% dei proventi delle sanzioni per eccesso di velocità (il Codice della strada prevede che l’altro 50% spetti agli organi accertatori ossia ai vigili urbani o alla polizia stradale). E potranno farlo «in deroga alla legislazione vigente», ossia non dovendo necessariamente rispettare i vincoli di destinazione previsti dall’articolo 208, comma 4 del Codice della strada che impone di devolvere una quota non inferiore a un quarto alla sostituzione, ammodernamento, potenziamento, messa a norma e manutenzione della segnaletica e una quota di pari importo al potenziamento delle attività di controllo e di accertamento delle violazioni in materia di circolazione stradale, anche attraverso l’acquisto di automezzi.

Piattaforme petrolifere. Intanto, continua a far discutere la norma di interpretazione autentica contenuta nella bozza di manovra correttiva che considera (ora per allora) esenti da Ici, Imu e Tasi le piattaforme petrolifere «in quanto non costituiscono fabbricati iscritti o iscrivibili in catasto» (si veda ItaliaOggi di ieri). A chiedere un ripensamento al governo è l’Anci secondo cui tale norma contrasterebbe con una giurisprudenza della Cassazione, ormai consolidata, a favore dell’imponibilità delle piattaforme. Non solo. L’Anci parla apertamente di un «colpo di spugna» che rischierebbe di creare buchi di bilancio nei comuni che hanno già iscritto nei conti le somme oggetto di definizione bonaria con le società petrolifere. In molti casi, osserva l’Anci, sono state le società stesse a rivedere la propria posizione e a pagare ai comuni quanto dovuto in via stragiudiziale, in altri sono in corso di pagamento le somme non corrisposte in forza di provvedimenti giurisdizionali. Ecco perché, oltre a esserci in gioco la certezza del diritto, vi sono in ballo anche 300 milioni di introiti a cui molti municipi costieri italiani sarebbero costretti a dire addio. Di qui la richiesta dell’Associazione dei comuni di un confronto con l’esecutivo «per definire una soluzione normativa ragionevole».

Francesco Cerisano

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