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Alle Borse manca ossigeno

Dopo la caduta libera dei primi venti giorni di aprile, gli indici europei e americani hanno trovato la forza per reagire? Probabilmente nel breve sì, guardando all’andamento dell’ultima ottava. Ma una conferma si avrà con questa settimana. Se l’andamento quotidiano continuerà a restare positivo nelle prossime sedute, senza grandi shock ribassisti, il rischio di nuove cadute – almeno per il momento – sarà scongiurato.
Ma, anche in questo caso, non c’è da farsi grandi illusioni. Un rialzo al momento sarebbe una grande occasione per vendere, più che per accumulare. Anche perché, probabilmente, la seconda parte dell’anno (almeno fino a ottobre-novembre, poi le stime su un andamento 2013 più brillante potrebbero modificare in meglio il quadro) sarà peggiore della prima. Quindi approfittare dei rimbalzi per prendere profitto non appare una strategia sbagliata.
«I multipli di valutazione in Europa – spiegano gli strategist di Banca del Sempione – sono a valutazioni relative interessanti, rispetto ad altre regioni. Dopo la recente correzione non vediamo un marcato rischio al ribasso, solo un peggioramento delle condizioni macroeconomiche, al momento non prevedibili, peggiorerebbe la situazione dei listini europei. La correzione può quindi esaurirsi, ma siamo pronti a ridurre il peso nei portafogli qualora le notizie dovessero peggiorare e gli indici ci indicassero una continuazione della fase ribassista».
Qui sta il punto. Le valutazioni sono davvero interessanti, nel senso che – essendo basse rispetto alle medie storiche – possono spingere nuovi e prolungati rialzi? Una risposta può venire dai breadth indicator, cioè dagli indicatori tecnici che esprimono la “partecipazione” dei titoli di un mercato azionario (intesa come rapporto fra azioni in salita e in discesa) a un movimento rialzista (o ribassista).
Se, per semplificare, un rialzo si esprime solo attraverso un numero minoritario di valori in crescita (magari perché molto capitalizzati e quindi in grado di influire sull’andamento del benchmark in modo pesante), è verosimibile che quel movimento non abbia sufficiente “respiro” per il medio-lungo periodo.
Francesco Caruso, analista tecnico indipendente e blogger (www.francescocaruso.ch), ha elaborato un proprio breadth indicator basato su un paniere di circa 150 blue chips mondiali, calcolato sulle chiusure mensili e trimestrali. Il grafico di questo indicatore ci dice che su base (chiusura) mensile a livello globale il 60% circa dei titoli – cioè la maggioranza – è positivo, ma il dato è in calo. A livello trimestrale (chiusura rispetto ai tre mesi precedenti) invece la maggioranza delle big cap considerate ha già un andamento negativo, e anche in questo caso il dato sta peggiorando. Quando più del 50% dei titoli considerati è in calo, il segnale che viene dal grafico è di vendita, perché il quadro tecnico generale si sta deteriorando.
Cosa significa? Almeno tre cose. Innanzitutto, che siamo in una fase di divergenza dai precedenti top del mercato americano (guida delle Borse mondiali); in secondo luogo, che i titoli in rialzo appaiono ipercomprati; infine, che si sta generando un flesso al ribasso, «un importante segnale di potenziale pericolo – sottolinea Caruso – in questo periodo ciclico».
Anche l'”On balance volume”, un altro indicatore di profondità che rapporta l’evoluzione dei volumi scambiati con l’andamento dei prezzi, ci evidenzia che sia sul Ftse Mib (da tempo) che sul Dow Jones (più recentemente) la forza dei listini si sta indebolendo. Quindi, visto che il rialzo delle ultime sedute non è confermato dai breadth indicator, il consiglio è di tenere le antenne bene alzate.
«Il deterioramento dei mercati può proseguire per tre-sei mesi – osserva Caruso –, fino ad agosto-settembre, con un susseguirsi di rialzi e ribassi prima di un forte calo».
Dopo, conclude Caruso, i mercati di Spagna e Italia potrebbero scendere fino ai minimi del 2009 (sotto i 13.000 punti per il Ftse Mib), «mentre negli Usa le divergenze restano solo un campanello d’allarme, finchè non saranno accompagnate da una rottura al ribasso, che arriverebbe solo sotto 1.350 di S&P e 12.700 del Dj».

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