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Alle bcc la facoltà di recesso

Diritto di recesso dal contratto di coesione per le bcc che hanno aderito a una holding. A patto che, una volta uscite, si trasformino in società per azioni o cadano in liquidazione. Agli istituti sarà inoltre data la possibilità di costituire gruppi autonomi solo se operano su territori circoscritti; ne è esempio la provincia di Bolzano. E mentre la capogruppo potrà agire sui vertici delle bcc, la trasformazione da banca del credito cooperativo ad Spa non intaccherà le riserve bancarie, che resteranno indivisibili. Permarranno tuttavia le clausole mutualistiche ex art. 2514 cc. Infine, le proposte sulla way out, la possibilità per gli istituti con un patrimonio di almeno 200 milioni di non aderire ad alcun gruppo unico, trasformandosi in Spa, votati alla Camera nella tarda serata di ieri. Con gli emendamenti sulle Gacs (le garanzia statali sulle sofferenze cartolarizzate) che dovrebbero essere vagliati entro oggi, l’attesa è ora rivolta al 5-7 aprile, quando il dl banche approderà all’esame dell’aula del Senato. Sono queste alcune delle novità relative al decreto di riforma delle banche del credito cooperativo, nell’iter di conversione in legge. Il via libera al provvedimento, ora alla Camera, è atteso entro venerdì. Dalla commissione finanze è giunto ieri il via libera a una serie di proposte che prevedono, tra le altre, il diritto di recesso dal contratto di coesione per la bcc che ha aderito ad una holding, dietro rinuncia delle proprie riserve. Tale ipotesi risulta però più «teorica» che pratica, perchè la via da percorrere sarebbe «strettissima». Riguardo al limite dei 200 milioni di euro di patrimonio netto per consentire alla bcc di non aderire alla holding, ha spiegato il viceministro all’economia, Enrico Morando, essa è stata scelta per evitare di «mettere una soglia troppo alta da rendere impossibile» la via d’uscita, ricordando come siano solo «14» le banche di credito cooperativo in tali condizioni. Quanto alla soglia di un miliardo di patrimonio netto per la costituzione di una holding di credito cooperativo, ha proseguito Morando, «certamente non è scientifico, ma ha il carattere di favorire un’aggregazione nel gruppo bancario cooperativo che potenzialmente riguardi una grande quantità delle cooperative».

Restano ancora dubbi sui due aspetti più dibattuti del decreto: in primo luogo, l’art. 16 sulla disciplina fiscale dei trasferimenti immobiliari in sede di vendita giudiziaria, che fissa l’imposta di registro a 200 euro, con oneri valutati in 220 milioni ad impattare sui proventi del gettito da voluntary disclosure; in secondo luogo, l’opzione way out, che prevede un’imposta del 20% sulle riserve da applicare alle banche che non aderiranno al gruppo unico. Oltre alla valutazione se tale soluzione non privilegi fiscalmente, a parità di condizioni, coloro che decidono di rimanere autonomi, l’applicazione a tutti di una stessa aliquota potrebbe non rivelarsi equa.

Gloria Grigolon

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