Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Alle banche serve una svolta

Non solo le imprese, ma anche le banche si trovano ad affrontare una sfida: interpretare i cambiamenti conseguenti alla pandemia per evolversi e aggiornare i propri modelli di business. Tenendo conto che è impossibile, e anzi controproducente, ignorare il digitale (è notizia di questi giorni che la Commissione europea chiede alle banche più sforzi e allo scopo ha messo in consultazione un documento per poi predisporre il Fintech Action Plan che definirà una serie di aree su cui concentrarsi nei prossimi cinque anni, per stimolare lo sviluppo della «digital finance» nell’Ue).

Così, dopo una prima fase in cui le banche hanno interrotto tutte le campagne commerciali per concentrarsi sulle iniziative dei decreti Cura Italia e Liquidità, ora iniziano a vedersi iniziative originali e innovative, a sostegno di specifiche categorie di clienti, soprattutto quelle che più di altre sentono gli effetti delle misure di distanziamento sociale. Oltre a soluzioni in favore del comparto sanitario durante la fase più critica della pandemia, si va dalla realizzazione e gestione di piattaforme di e-commerce per piccoli operatori economici, ad altre formule di prestiti veloci, grazie alla collaborazione con Fintech specializzate in tale ambito che garantiscono tempistiche ridotte. A delineare la tendenza è la ricerca «Covid 19-Banking challenges and the New Normal» realizzata da EY, anche tramite un Osservatorio dedicato, che analizza gli impatti che il Covid-19 ha avuto e avrà sulle banche e sulle Fintech e che Filippo Mastropietro, partner responsabile digital advisory, financial services EY Italia, ha commentato per ItaliaOggi Sette.

Lo scenario economico. Gli impatti sulle imprese sono inversamente proporzionali alla dimensione aziendale, al livello di digitalizzazione e di internazionalizzazione di clienti e fornitori. Pmi e microimprese risultano, al momento, le più colpite in quanto dipendenti dalla disponibilità di liquidità. Secondo quanto emerso dalla ricerca EY, minore è la dimensione dell’impresa e maggiore è la dipendenza dai flussi di cassa. Non solo. Caratterizzate da un numero limitato di fornitori e da una catena logistica locale, le Pmi hanno dovuto confrontarsi con un blocco totale delle attività a monte e a valle. Da un lato, il blocco della supply chain e, dall’altro, l’improvvisa perdita di domanda hanno causato difficoltà nella gestione del capitale. E ancora: la mancanza di canali di vendita alternativi, quali l’e-commerce, ha reso ancora più in salita il percorso, portando a tagli dei costi e richiesta di liquidità alle istituzioni. All’opposto, grazie alla dimensione nazionale e internazionale, le grandi aziende hanno subito meno gli effetti delle restrizioni imposte dai governi. Le ampie riserve di magazzino hanno permesso di far fronte alla domanda nel breve periodo, sostenendo i ricavi durante il lockdown, grazie allo smaltimento dello stock. Passando alle cifre: circa il 40% della forza lavoro delle Pmi risulta inattiva dall’inizio del lockdown e circa il 58% sta usufruendo di ammortizzatori sociali. Stando ai dati di Bankitalia, il fabbisogno di liquidità che le Pmi potrebbero accumulare nel periodo marzo-luglio 2020 è tra 50 e 73 miliardi di euro.

Gli impatti sulle banche. Le banche europee e soprattutto quelle italiane, a causa del ruolo storico di supporto all’economia reale tramite finanziamento a imprese e famiglie, rischiano di trovarsi nell’epicentro di questa crisi. Il Roe (Return on equity, ossia l’indicatore ella redditività), cresciuto negli ultimi anni fino a raggiungere il 7%, si attesterà quest’anno tra lo 0 e l’1%. Si stima poi una perdita dei profitti pre-tax del 40/60%.

«La Bce», ha spiegato Mastropietro, «al fine di supportare il sistema bancario in questo periodo estremamente complesso, ha introdotto una serie di misure che favoriscono maggiore flessibilità delle regole prudenziali e dei piani di riduzione degli Npl, anche grazie alle garanzie pubbliche introdotte dai diversi governi europei. Nel corso del 2020, il settore bancario è e sarà chiamato a intraprendere un’importante impresa. È necessario tutelare la qualità degli attivi alla luce degli obiettivi pluriennali di Npe Ratio prefissati dagli istituti e preservare la quantità e la qualità di dotazione del capitale (Tier 1 capital). L’adozione di tali misure sta aiutando le banche dell’area dell’euro a concentrarsi sulla loro funzione essenziale di erogare credito in questa fase straordinaria consentendo alle stesse anche di assorbire perdite senza che si inneschino misure di vigilanza. È evidente, però», ha aggiunto, «che le misure in essere non potranno essere permanenti nel lungo periodo e le banche dovranno essere pronte a fronteggiare un graduale adeguamento alle regole che verranno in futuro ripristinate».

Le misure di confinamento adottate dai governi e i provvedimenti normativi che si sono susseguiti (dal decreto Cura Italia al decreto Rilancio, passando per il dl Liquidità) hanno portato, a cascata, effetti come la chiusura di circa il 30% delle filiali; un minore volume di richiesta del credito, seguito da un abbassamento dei tassi di interesse; aumenti del credito deteriorato e del flusso di Npl e così via. Tanto che tutte le banche intervistate per l’Osservatorio EY hanno attivato una struttura dedicata per vagliare ipotesi e scenari strategici futuri e, sulla base di questo, procedere all’eventuale revisione del piano strategico e dei budget.

Per correre ai ripari, quindi, le banche stanno cambiando strategie. In cima alla lista c’è l’incremento dell’adozione dell’home banking (20%). L’84% delle banche ha dichiarato di voler velocizzare il processo di digitalizzazione nella relazione con i clienti. E si stanno sperimentando nuove modalità di lavoro: quasi 100% dei dipendenti delle banche sono oggi abilitati allo smartworking (il 75% lo sta effettivamente praticando) e gli strumenti di web collaboration diventeranno strutturali sia nella relazione con il cliente che nella operatività day-by-day. Sempre l’84% delle banche intervistate ha avviato una rivalutazione delle priorità strategiche di medio-lungo periodo. I nuovi modelli di business prevedono maggior attenzione alla protezione, sia della salute che dei risparmi dei clienti, i quali sosterranno maggiormente lo sviluppo del margine da servizi. Otto banche su dieci pensano sia necessario aggiornare la propria gamma prodotti, mentre il 67% sta esplorando opportunità di partnership per il lancio di nuovi prodotti e servizi anche non tipicamente bancari. Nonostante ciò, il rapporto con la clientela nel «New Normal» sembra non essere destinato a tradursi in una relazione al 100% digitale. Solo il 16% dei clienti si aspetta che le nuove modalità di effettuare operazioni bancarie e di interagire con la banca sperimentate durante il lockdown saranno permanenti.

«La trasformazione digitale è già da tempo una realtà anche nel settore bancario, che ha subito una forte accelerazione nel periodo di lockdown», ha aggiunto Mastropietro, «Il digitale oltre a ridurre la complessità per i clienti, la riduce anche per i dipendenti, favorendo, tra le altre cose, una riduzione dei tempi di gestione delle pratiche. Però, il ruolo della filiale resterà centrale nelle strategie aziendali, soprattutto in ottica omnicanale, arginando il fenomeno della riduzione del personale. Ne emerge però di conseguenza un’esigenza di riqualificazione del personale. Quindi si tratterà a tutti gli effetti di un ricambio nella manodopera o in altre posizioni, che pur comportando dei rallentamenti iniziali offrirà anche delle opportunità».

Le Fintech, avendo fatto dell’agilità il proprio cavallo di battaglia, sono state in media meno impattate dalla crisi, riuscendo anche, in alcuni casi, a guadagnare importanti quote di mercato. Il 20% delle Fintech prevede, infatti, un aumento del proprio fatturato. Sarà quindi questo il futuro? O nascerà un sistema ibrido? «Costruire ecosistemi stabili in cui banche, Fintech e player di altri settori collaborino tra loro sarà cruciale nel New Normal», ha risposto Mastropietro, «Per le banche, dunque, l’alleanza con le Fintech sarà sempre più strategica anche grazie a una sempre maggiore focalizzazione sulle esigenze del cliente. Diventa, pertanto, cruciale aumentare la facilità di fruizione, ma anche l’accesso ai servizi finanziari che ormai sono delle vere e proprie commodity: il cliente può muoversi, scegliere e soprattutto cambiare senza grandi sforzi. La cooperazione, e non la concorrenza con le Fintech», ha concluso, «sarà uno dei fattori di maggiore cambiamento e consentirà alle banche tradizionali di migliorare la customer satisfaction e, quindi, la fidelizzazione dei clienti, attraverso modelli di business che integrano le offering tradizionali delle banche e consentono una migliore esperienza attraverso piattaforme tecnologiche evolute».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

BERLINO — Non solo due tedesche, non solo due donne, ma "due europeiste convinte". La conferenza s...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

BRUXELLES — Con la telefonata ad Emmanuel Macron, ieri pomeriggio Charles Michel ha concluso il pr...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il gruppo BancoBpm prova a cedere i crediti del gruppo Statuto. Secondo indiscrezioni, l’i...

Oggi sulla stampa