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Alle banche italiane prestiti Bce per 243 miliardi

Chi si aspettava un regalo di Natale da parte della Bce, ovvero l’annuncio immediato di nuovi finanziamenti a tassi agevolati o negativi alle banche dell’Eurozona, è rimasto deluso. Rispondendo alle domande dei giornalisti al termine della riunione del consiglio direttivo, ieri il governatore Mario Draghi è parso possibilista, ma ancora vago, a proposito del lancio di nuovi prestiti Tltro in favore degli istituti di credito europei. «In consiglio la questione delle aste Tltro è stata sollevata da qualcuno, ma non se ne è parlato nella sostanza. È qualcosa su cui stiamo riflettendo, fanno parte della nostra scatola di strumenti».
La delusione si è riflessa immediatamente sul mercato finanziario con lo spread BTp-Bund salito di 8 punti base proprio in concomitanza del mancato annuncio che invece non pochi analisti attendevano. Il Tltro (Targeted longer-term refinancing operations) è una delle misure espansive che la Bce ha adottato negli ultimi anni. Consiste nell’aumentare la disponibilità di liquidità per le banche offrendo loro prestiti di durata medio-lunga a tassi favorevoli, condizionati («targeted») però alla successiva erogazione di finanziamenti a famiglie e imprese. Finora la Bce ha già portato a termine due programmi Tltro, il primo lanciato il 5 giugno 2014 (suddiviso in otto aste) e il secondo il marzo 2016 (ripartito in quattro aste) sperimentando addirittura l’opzione dei tassi negativi. La Bce ha offerto liquidità alle banche applicando un tasso corrispondente a -0,4% (lo stesso livello espresso oggi dal tasso sui depositi che le banche tengono nel conto riserve presso la Bce). In sostanza finora si è trattato di un premio (dello 0,4%) riconosciuto da Francoforte a quegli istituti di credito che trasformavano quella liquidità in prestiti a famiglie (sotto forma di credito al consumo ma non mutui) e imprese.
Un incentivo a finanziare l’economia reale per meglio oliare la cinghia di trasmissione della liquidità da monte (Bce) a valle (operatori economici), considerato che l’altra grande manovra espansiva introdotta a marzo 2015 dalla Bce negli ultimi anni – ovvero il quantitative easing che consiste nell’acquisto sul mercato secondario dei titoli governativi dei Paesi dell’area euro Grecia esclusa – non passerà agli annali per aver svolto questa funzione (ma ha sopra ogni cosa inflazionato gli asset finanziari).
Di questo incentivo, numeri alla mano, sono state le banche della periferia dell’Eurozona quelle che ne hanno usufruito maggiormente. Secondo le elaborazioni di Jefferies International su dati Bce sono le banche italiane, in rapporto agli asset, ad aver fatto maggiore ricorso. Sommando i prestiti settimanali al tasso di rifinanziamento principale (Mro, Main refinancing operations, che è a pari a 0) a quelli Tltro (al tasso negativo di -0,4%) le banche italiane hanno ottenuto 243 miliardi di euro, che corrispondono al 6,5% del totale degli asset (3.744 miliardi). Non lontane le banche spagnole, i cui 169 miliardi (tra operazioni Mro e Tltro) equivalgono al 6,4% degli asset. Sul podio un altro Paese che appartiene alla periferia, il Portogallo, con una quota del 4,8%. Le banche dei Paesi “core” sono su livelli sensibilmente più bassi: Francia (1,7%) e Germania (1,1%).
Va detto che i finanziamenti concessi dall’Eurotower andranno a scadenza tra giugno 2020 e marzo 2021 per un ammontare complessivo vicino ai 740 miliardi, di cui circa un terzo fa capo agli istituti italiani. Ed è anche per questo che in molti si aspettavano una mossa ieri da parte della Bce. Perché se intenderà fare nuovo ricorso a questo strumento dovrà certo comunicarlo per tempo alle banche, in modo tale che queste ne possano tenere conto nella programmazione di tesoreria. Soprattutto quelle che hanno più soldi da rimborsare alla Bce. Nel merito Antonio Patuelli, presidente dell’Abi, ha reso noto che le banche italiane da questo punto di vista sono ampiamente coperte perché tra il 2020 e il 2021 andranno in scadenza molti titoli di Stato. Quali sono le aspettative a questo punto? «Crediamo che la Bce annuncerà un nuovo programma Tltro nei primi mesi del 2019 – spiega Lea Zicchino, responsabile dell’area mercati e intermediari finanziari di Prometeia -. Ma ci potrebbero essere due novità. Il tasso offerto potrebbe essere allineato al refi che attualmente è pari a zero, e non più -0,4%. Inoltre a questo giro potrebbero farvi più ampio ricorso anche alcune banche tedesche il cui costo della raccolta sta lievitando e quindi trarrebbero vantaggio ad approvvigionarsi direttamente dalla Bce».

Vito Lops

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