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Alle banche irlandesi altri 24 miliardi

di Leonardo Maisano

Ventiquattro miliardi di euro non bastano a tranquillizzare i mercati sui destini del sistema bancario d'Irlanda sottoposto a stress test di notevole severità. I tassi a dieci anni schizzano oltre il 10% per la prima volta dalla nascita dell'euro, indicando una fibrillazione che i toni rassicuranti del ministro delle finanze Michael Noonan e del governatore Patrick Honohan non bastano a disinnescare. L'Irlanda conferma di aver bisogno di quanto era stato largamente previsto per salvare il mondo del credito ridotto ai minimi termini, ma il senso di incertezza sul futuro prossimo avvolge ancora l'atmosfera. «Ci attendevamo tutto quanto è stato annunciato – ha commentato Patrick Jacq di Bnp Paribas – ma la fattura finale è davvero alta». Dublino ha messo per la prima volta un possibile punto fermo al prezzo della crisi per il sistema del credito: 70 miliardi di euro, 46 a vario titolo pagati dal governo, 24 da reperire, almeno in gran parte, dai fondi (85 miliardi di cui 35 destinati alle banche) del piano di salvataggio targato Unione europea e Fondo monetario.

A indicare il numero magico, ovvero 24 miliardi, sono stati gli stress test su quattro banche i cui risultati sono stati diffusi ieri. Numeri illustrati insieme con una serie di prescrizoni che per il nuovo governo irlandese di Enda Kenny dovrebbero bastare a ridare consistenza a banche devastatate dallo tsunami del credito acceso dalla bolla immobiliare. Allied Irish bank avrà bisogno di un'iniezione di capitale pari a 13,3 miliardi di euro; Bank of Ireland 5,2; Irish Life & permanent 4; Ebs 1,5. Questo secondo stress test che non hanno seguito solo i criteri adottati dall'European banking authority per analizzare le banche dell'Unione, ma anche le modalità messe a punto dagli specialisti di BlackRock per soppesare, capitolo per capitolo, il debito in pancia ad ogni istituto. Il tutto è stato poi declinato con le esigenze di liquidità partendo dal rapporto depositiprestiti che oggi supera il 170% e dovrà calare al 122, secondo le indicazioni della Banca centrale. L'esito impone, come detto, di ricapitalizzare le quattro banche con 24 miliardi per poter avere un core tier 1 del 10,5% in condizioni di relativa normalità e del 6% in condizioni di stress. In altre parole per poter avere banche ragionevolmente solide.

Un disegno che secondo il governo irlandese si completerà creando un sistema bancario molto asciutto e ben piantato su due pilastri: da un lato Allied Irish si fonderà con Ebs, dall'altro Bank of Ireland si consoliderà concentrandosi sul business nazionale. Irish Life dovrà vendere subito gli asset assicurativi e sarà temporaneamente nazionalizzata. Non si è parlato di Anglo Irish, il pozzo più nero di Dublino. È banca ormai fuori dai giochi, in rapida marcia verso la liquidazione, nonostante 30 miliardi di ricapitalizzazione riversati in poco più di due anni e bruciati sotto perdite e sofferenze che solo nel 2010 – il dato è stato diffuso ieri – hanno superato i 17 miliardi.

L'Irlanda rincula in un mondo alla radice quadrata, archivia le antiche grandezze e immagina per domani un sistema bancario adatto alla sua taglia. Spera – e non solo lei – che questa sia la parola finale: il governatore Honohan ha detto di esserne convinto. Resta da capire chi pagherà. E qui è la politica che parla. Il governo si tiene ancora abbottonato sull'eventualità di imporre perdite ai detentori di obbligazioni. Il ministro delle Finanze ha detto che i fondi per la ricapitalizzazione non potranno giungere solo da aiuti pubblici ma «dovranno arrivare anche da chi ha in mano debito subordinato». In parte è già avvenuto, resta da capire quanto sarà chiesto ancora ai bondholders e soprattutto a quali. Michael Noonan s'è astenuto da commenti specifici, ma la paura europea che Dublino possa rivolgersi a chi ha debito senior è stata fugata dal governatore. «I paesi della Ue sono contrari e il governo non farà nulla». Il brivido scuote però i mercati, accompagnati dall'eco delle parole di Mohamed el Erian, ceo di Pimco, fra i maggiori fondi al mondo specializzati in reddito fisso. «Quella irlandese – ha detto ieri – è una debacle».

 

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