Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

All’avvocato abile e rapido una parcella più ricca

Un premio all’abilità tecnica dell’avvocato che riesce a “evitare” richieste pretestuose, tanto da essere compensato con un aumento sino a un terzo della parcella che sarebbe stata liquidata normalmente. Il Tribunale di Verona applica (sentenza del 23 maggio 2014 della Terza sezione civile) per la prima volta una delle misure più innovative della nuova disciplina sui compensi degli avvocati.
La disposizione – articolo 4, comma 8 del decreto ministeriale n. 55 del 2014 – è stata inserita nella versione finale dei parametri utili per la liquidazione giudiziale degli onorari. Accoglie, come ricorda la sentenza, l’orientamento del Consiglio di Stato che, in sede di parere, aveva chiesto la previsione di quella che il giurista qualifica come una forma di soccombenza qualificata: un innalzamento fino a un terzo dei valori previsti dalle tabelle, per scoraggiare «pretestuose resistenze processuali» e valorizzare «l’abilità tecnica dell’avvocato che riesca a far emergere che la prestazione del suo assistito era chiaramente e pienamente fondata nonostante le difese avversarie».
Per i giudici veronesi, si tratta di un “premio” che deve essere riconosciuto nei casi in cui il difensore di una parte riesce a fare emergere la fondatezza nel merito delle proprie posizioni e, di converso, l’infondatezza delle tesi della controparte. Un’azione di contrasto tanto più meritevole poi se, come nel caso esaminato, fondata non su prove costituende nel corso del giudizio, ma solo grazie al contributo argomentativo fornito dal legale. Esemplificando, precisa la sentenza, si può pensare a quelle cause che risultando di agevole soluzione sulla base di prove documentali di facile comprensione oppure perché riguardano questioni giuridiche relativamente semplice o, infine, perché non c’è stata contestazione sui fatti rilevanti ai fini della decisione. Nel caso esaminato (escussione di fideiussione da parte di una banca) non era stata, per esempio, contestata l’entità del credito oggetto di decreto ingiuntivo.
La sentenza del tribunale di Verona fornisce poi un altro significativo chiarimento sulla nuova versione dei parametri giudiziari. In materia di spese forfettarie (quelle che eccedono il compenso per la prestazione professionale strettamente considerata) l’entità del rimborso da riconoscere all’avvocato deve essere compresa tra l’1 e il 15% del compenso da liquidare. Un tetto massimo che però potrà essere corrisposto all’avvocato solo a fronte di una istanza adeguatamente motivata. Nella controversia sottoposta ai giudici veronesi la richiesta non era invece stata corroborata da argomenti particolari che fondassero la richiesta del massimo riconoscibile,; così la sentenza si è attestata, in maniera salomonica, sull’attribuzione di un “medio” 7,50 per cento.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

L’anno del Covid si porta via, oltre ai tanti morti, 150 miliardi di Pil. Ma oggi si può dire che...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Forte crescita dell’attività di private equity nei primi due mesi dell’anno. Secondo il dodices...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Goldman Sachs ha riavviato il suo trading desk di criptovalute e inizierà a trattare futures su bit...

Oggi sulla stampa