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All’asta il tesoretto delle frequenze

di Daniele Lepido

La caccia alle nuove frequenze dei cellulari è iniziata ieri con la discesa in campo dei quattro big, al netto della "disdetta" di Linkem, il gestore che ha deciso di ritirarsi dalla gara all'ultima ora (si veda il Sole 24 Ore di domenica). E così, non pervenute le candidature di potenziali "nuovi entranti" (si era parlato di Poste Mobile), Telecom Italia, Vodafone, Wind e H3g hanno presentato in busta chiusa al ministero dello Sviluppo le loro offerte, che saranno rese pubbliche oggi, con i rilanci da domani.

La posta in gioco è alta perché si parla dell'asta frequenziale più importante degli ultimi anni. Un "dividendo" derivante dal passaggio dalle tv al digitale terrestre, ma anche dalla "liberazione" di spettro da parte del ministero della Difesa: in tutto 255 Mhz, circa il doppio della gara per l'Umts del 2000, che lasciò sul campo qualche vittima (come il gestore Blu) e attentò alla salute dei bilanci delle società di telecomunicazioni, che infatti iniziarono a costruire la vera infrastruttura fisica per il 3G dopo anni da quell'esborso.

Le frequenze messe a disposizione sono la banda a 800 Mhz, la più pregiata perché in grado di offrire la maggiore copertura territoriale, i 1.800 e i 2.600 Mhz (questi ultimi a rischio "radar", almeno nei lotti non centrali, perché confinanti con i dispositivi dell'esercito) e infine i 2.000 Mhz. Base d'asta 2,4 miliardi di euro, ma il ministro Paolo Romani conta d'incassare 3,1 miliardi, come va ripetendo da mesi, contro, per esempio, gli oltre 4 miliardi messi a bilancio qualche tempo fa dalla Germania per una gara analoga.

Molti i nodi da sciogliere, su un'asta che rischia di avere pochi rilanci, vista l'abbondanza delle frequenze a disposizione e i pochi concorrenti in competizione. La lotta più dura ci sarà – se ci sarà – sui sei lotti degli 800 Mhz e qui l'ago della bilancia lo farà ancora una volta H3g. Ed ecco la domanda cruciale: il gruppo guidato da Vincenzo Novari metterà sul tavolo un'offerta per gli 800 Mhz oppure più timidamente punterà, vista anche la mole del suo debito, sui 1.800 Mhz, esercitando l'"opzione" sui due lotti che la stessa Agcom le ha concesso con la delibera 127/11/Cons? Tra l'altro la condotta di H3g in questa gara permetterà di capire altre cose: la società è sul mercato da tempo e sia Wind che Telecom potrebbero averci messo gli occhi sopra, dopo che Vodafone ha ripetutamente smentito in questi anni un suo potenziale shopping. Un profilo "basso" tenuto in gara potrebbe far presagire un abbandono silenzioso della competizione e quindi una dichiarata contendibilità dell'azienda, anche se una manciata di frequenze verranno certamente portate a casa dalla controllata del gruppo Hutchinson Whampoa.

L'asta è poi "drogata" (al ribasso) dalla querelle con le televisioni locali, che ancora occupano parte delle frequenze a 800 Mhz, e che per migrare al digitale terrestre chiedono ben oltre i 240 milioni offerti inizialmente dal Governo. Senza contare che qualche problema, questa volta di interferenza con le televisioni (La7, ma anche Mediaset e Rai), c'è sul primo lotto degli 800 Mhz. Chi se lo aggiudicherà? Telecom per gestire eventuali problemi "in casa" oppure i concorrenti, spuntando un buon prezzo? Fatto sta che per offrire una buona copertura servono due lotti da 800 Mhz, con Vodafone affamatissima di banda e Wind interessata ad ampliare il proprio business.

L'altro tema è poi quello della copertura del territorio, una volta acquistate le frequenze. Dopo la consultazione pubblica di maggio, l'Agcom ha tenuto conto degli emendamenti proposti dagli operatori. In particolare è caduto ogni impegno di copertura per gli aggiudicatari delle frequenze a 2.000 e 1.800 Mhz e sono stati previsti meno vincoli di copertura anche per gli 800 Mhz, che sarà possibile aggiudicarsi sempre in blocchi che vanno da 5 a 25 Mhz, seguendo questo schema: per ogni blocco da 5 Mhz i gestori telefonici dovranno coprire un elenco di comuni fino a 3mila abitanti (circa 700 comuni a elenco, su un totale di almeno 3.500), tenendo conto che per il primo blocco da 5 Mhz non è previsto nessun obbligo. Parlando invece di popolazione, per ciascun elenco gli aggiudicatari degli 800 Mhz dovranno coprire il 30% dei comuni entro tre anni e il 75% entro cinque anni (e saranno i gestori a scegliere quali comuni). Inoltre gli operatori dominanti potranno aggiudicarsi fino a un massimo di tre blocchi. Infine i 2.600 Mhz: qui gli obblighi di copertura dovrebbero attestarsi al 20% della popolazione in 24 mesi e del 40% della popolazione in 48 mesi. La caccia è dunque iniziata ma i cacciatori non sono numerosi e qualcuno potrebbe avere poche cartucce.

 

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