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Allarme utili di Ford, pesa l’Europa

Ford lancia un allarme utili in Europa e spinge al ribasso tutti i titoli del settore auto. L’azienda americana ha avvertito ieri durante un incontro con gli analisti finanziari che ci vorrà più del previsto a riportare i conti della filiale europea in attivo. Mark Fields, che ha preso il volante del gruppo da Alan Mulally a luglio, ha detto che Ford Europe perderà quasi un miliardo di euro nel 2014 e circa 200 milioni ancora l’anno prossimo, a causa di «condizioni economiche più difficili del previsto». Ford aveva in passato fissato al 2015 la data in cui la filiale europea sarebbe tornata in attivo. Il pessimismo sull’Europa pesa sui conti del gruppo: Ford prevede un utile lordo di 6 miliardi di dollari per il 2014 contro i 7-8 miliardi stimati finora.
L’annuncio di Ford ha spedito il titolo al ribasso del 7,5% nella serata di lunedì a New York, cancellando i guadagni del 2014, ma soprattutto ha colpito duramente ieri tutti i titoli del settore, a partire da Fiat: le azioni del Lingotto hanno perso il 3,41% a 7,64 euro, in una giornata positiva per il listino milanese. Fiat renderà noti a fine ottobre i conti del 3° trimestre 2014, e in quell’occasione potrebbe rivedere le stime sui conti dell’intero anno; i target attuali vedono ricavi a 93 miliardi di euro, un Ebit fra 3,6 e 4 miliardi, un utile netto fra 600 e 800 milioni e un debito industriale fra 9,8 e 10,3 miliardi.
Ieri sono andate male in Borsa anche le francesi Renault (-2,6%) e Peugeot (-1%), mentre è andata meno peggio ai colossi tedeschi: Volkswagen e Bmw hanno ceduto qualche decimo di punto (-0,3% e -0,2%), con Daimler in lieve salita. Ford cedeva ieri ancora l’1,6% a metà seduta, mentre la rivale General Motors perdeva l’1 per cento; proprio Gm terrà oggi a sua volta una conferenza con gli analisti finanziari da cui potrebbe uscire un aggiornamento sulle prospettive.
Tornando al numero due dell’auto Usa, la Ford – che nel secondo trimestre 2014 ha segnato il primo utile in Europa in tre anni – ha reagito alla frenata della domanda riducendo la produzione della Fiesta in Germania per i prossimi mesi (altrettanto ha fatto la Fiat con la Panda a Pomigliano). Il taglio di 1,2 miliardi di dollari dalle stime di utile Ford (in soli due mesi) si riferisce per 500 milioni al costo di una serie di richiami; il resto – ricordano gli analisti della Isi – «è attribuito a una combinazione di fattori che comprende la debolezza dei mercati». Isi rimane moderatamente ottimista, e ricorda che «gli utili 2015 potrebbero superare il record del 2011», ma osserva che «mentre le attività di Ford migliorano, non migliorano quanto la comunità finanziaria aveva previsto».
Il profit warning di Ford arriva alla vigilia dell’apertura del Salone di Parigi – ultimo appuntamento importante in Europa del 2014. E arriva in un momento in cui aziende e osservatori si chiedono quanto sia solida la ripresa osservata nella prima metà dell’anno. “Le prospettive per l’Europa nel suo complesso si vanno rannuvolando” dice per esempio Stefan Bratzel, direttore del Center of Automotive Management dell’Università di Bergisch Gladbach in Germania, secondo il quale il rallentamento della crescita e le prospettive di cali delle vendite nel secondo semestre “mi fanno dubitare che il 2014 possa chiudersi con un segno positivo per la domanda di auto”.
Dal 2007 al 2013 le vendite di automobili in Europa sono diminuite per sei anni consecutivi, con un calo complessivo del 23 per cento (ma di quasi il 50% in Italia); questo doveva essere l’anno della ripresa, ma la tendenza positiva dei primi mesi dell’anno si è gradualmente afflosciata: le vendite ad agosto sono cresciute del 2% a poco più di 700mila unità, secondo l’associazione di settore Acea. Secondo Ihs Global Insight le immatricolazioni nel quarto trimestre scenderanno dello 0,3 per cento. Un recente studio della Alliance Bernstein definisce “forse una falsa partenza” la prima metà di quest’anno, anche se “i presupposti per una ripresa delle vendite ci sono”; la previsione è di un +6% nel 2014 e una crescita dello stesso ammontare l’anno prossimo. “La domanda è se i livelli pre-crisi verranno mai più raggiunti” ha detto in un’intervista di qualche giorno fa Martin Winterkorn, amministratore delegato del gruppo Volkswagen.

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