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Allarme Ue: produttività a picco in Italia

La Commissione ha confermato ieri in un consueto rapporto trimestrale che la situazione sociale in Europa si è aggravata drammaticamente alla fine dell’anno scorso e anche all’inizio di quest’anno. La grave recessione economica non sta provocando solo una elevata disoccupazione in molti Paesi. Il divario sociale tra ricchi e poveri si sta allargando in modo preoccupante. In Italia, l’esecutivo comunitario nota un nuovo calo della produttività.

«La crisi sociale che l’Europa sta attraversando continua ad aggravarsi – ha spiegato ieri qui a Bruxelles il commissario all’occupazione, agli affari sociali e all’inclusione László Andor -. In alcuni Paesi membri non ci sono segni tangibili di miglioramento. Molto spesso le persone più povere sono state quelle toccate più severamente». Nel gennaio scorso, 26,2 milioni di persone erano senza lavoro nell’Unione, vale a dire il 10,8% della popolazione attiva.

In particolare, la disoccupazione giovanile è elevata, al 23,6% nel gennaio scorso. Otto milioni di persone di età inferiore ai 25 anni non hanno né un lavoro né stanno studiando. La Commissione considera le prospettive dell’occupazione «molto negative». Secondo l’esecutivo comunitario, «è previsto che la disoccupazione rimanga a livelli molto elevati fino al 2014». Il calo della domanda sta avendo un impatto molto forte sui livelli dell’offerta.

In questo contesto, l’Italia è il Paese europeo in cui il dato sulla produttività del lavoro è sceso in maniera più significativa a fine 2012. Nel rapporto trimestrale si sottolinea che la produttività nell’ultimo trimestre è diminuita in Italia del 2,8% su base annua dopo che nel periodo precedente aveva già perso il 3 per cento. L’Italia ha anche registrato una forte accelerazione nell’aumento della disoccupazione: +0,5 punti percentuali, a quota 11,7% tra novembre 2012 e gennaio 2013.

«L’incidenza dello stress finanziario – sempre secondo la Commissione – è peggiorata in circa metà dei Paesi, con il deterioramento peggiore registrato (…) in Bulgaria, Cipro, Irlanda, Portogallo, Grecia, Spagna e soprattutto Italia, dove la popolazione che registra difficoltà finanziarie è salita di quasi 15 punti percentuali». Il rapporto contiene inoltre una sezione dedicata all’impatto del risanamento dei conti pubblici sul mercato del lavoro, sulla crescita e sulle condizioni di vita.

Il tema è controverso: in un momento di recessione, molti economisti si chiedono se l’austerità comporti effetti troppo negativi. Il capitolo è un esercizio di equilibrismo. La Commissione ammette che il risanamento dei bilanci ha effetti diretti e indiretti sull’occupazione. In particolare, si legge che «il consolidamento dei conti pubblici potrebbe avere avuto un impatto negativo sulla disoccupazione in quei Paesi che hanno registrato i cambiamenti di saldo primario di bilancio più importanti».

Ciò detto, sempre secondo l’esecutivo comunitario, in questo campo «conclusioni generali sono sfuggenti» tenuto conto delle differenze nelle politiche di risanamento e negli assetti istituzionali. Tra le altre cose, la Commissione comunque nota che «l’impatto sui redditi delle famiglie delle misure di austerità (adottate dopo il 2008 ed entro la metà del 2012, ndr) è stato particolarmente pesante in Grecia, Lettonia, Spagna, Portogallo, ed Estonia, e meno pronunciato in Lituania, Regno Unito e Italia».

Infine, nella relazione trimestrale pubblicata ieri, la Commissione mette a disposizione dati recenti sulle ristrutturazioni aziendali in Europa. Tra il 1° dicembre 2012 e il 28 febbraio 2013 i casi di ristrutturazione hanno comportato la perdita di 89.470 e la creazione di 32.684 posti di lavoro. I settori più colpiti sono stati quello industriale e quello finanziario. I paesi più coinvolti invece sono stati nell’ordine la Spagna, la Francia, la Germania, il Regno Unito e l’Italia.

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