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Allarme sui mutui rischio indennizzo per chi cambia banca

Le lenzuolate di Pierluigi Bersani avevano mandato in pensione le penali sull’estinzione anticipata o la surroga dei mutui. Oggi l’Unione europea ci invita a modificare questa norma che ha tenuto a galla anche in momenti di profonda depressione economica il settore dei prestiti per l’acquisto degli immobili nel nostro Paese.
Una volta recepita la novità e trasformata in legge, gli effetti sui nuovi mutui stipulati a partire dalla prossima estate potrebbero essere molto pesanti, come ci insegna l’esperienza del passato. Fino al 2007, infatti, la chiusura anticipata di un mutuo veniva “punita” con una penale che in alcuni casi poteva toccare il 4% del capitale residuo. Bersani la cancellò dando il via ad una nuova spinta sulle surroghe, ovvero sul cambio di “contratto” stipulato dai mutuatari con le banche. In questo modo, l’esponente del Pd impose di fatto maggiore concorrenza tra gli istituti che così hanno iniziato a contendersi questa fetta di clienti (oggi la loro consistenza arriva alla metà del totale di chi richieda un mutuo).
L’Unione europea però non ha “imposto” tout court l’accettazione del nuovo modello (che guarda caso è la fotocopia di quello adottato in Germania), ma soltanto di prevedere una possibile penalizzazione delle chiusure anticipate. E qui, secondo fonti bancarie, si supera in meglio il limite minimo dei 10 anni vigente per i concittadini di Angela Merkel. I mutui tedeschi prevedono una vera a propria penalità per i contratti chiusi entro i primi 10 anni.
In Italia le banche sarebbero pronte a ridurre questo gap (che non favorirebbe la surroga o la chiusura) ai 5 o 7 anni. La “indennità” – la Ue impone anche questo termine più morbido rispetto alla penalità – sarà dell’1 o dell’1,5 per cento nel caso di estinzione anticipata o surroga nei primi 5 o 7 anni di contratto. Per i mututatari non si tratta certo di uno scherzo: prendendo come media i mutui nell’ordine degli 80mila euro residui, l’indennità potrebbe toccare tra gli 800 e i 900 euro, un costo oggi non previsto.
Questa scelta, che rischia di trasformarsi in un boomerang per il governo Renzi, ha un percorso ormai definito: entro marzo l’Europa ci chiede di mettere nero su bianco i cambiamenti già attivi nel resto dell’Unione. E quindi è probabile che dalla prossima estate i mutui torneranno ad essere gravati dall’indennità.
Dal canto loro le associazioni dei consumatori, da diverse settimane, hanno lanciato l’allarme, su tutte Adusbef e Federconsumatori. E nelle ultime ore è partita la campagna lanciata da Il Test (www.testmagazine. it) che sta raccogliendo firme per bloccare questo ritorno al passato e congelare «la riesumazione degli indennizzi che favoriscono soltanto le notre banche ». La petizione chiede al governo di non fare propria «la direttiva 2014/17 (denominata in modo assai sinistro “Mortgage Credit Directive”) che prevede non certo l’obbligo ma soltanto la possibilità per gli Stati membri di introdurre un indennizzo a favore degli istituti di credito qualora i mutuatari estinguano in anticipo il mutuo.
Il governo ha recepito la direttiva il 2 luglio scorso e ha tempo fino al 21 marzo 2016 per introdurla nell’ordinamento attraverso la delega legislativa.
I tempi per un ripensamento, dunque, ci sono tutti.
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