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Allarme sui conti francesi: servono quasi 50 miliardi

Poco meno di 50 miliardi. È questa la cifra colossale che il Governo francese dovrà recuperare tra il 2012 e il 2013, con un mix di maggiori entrate e di minori spese, per rispettare gli obiettivi di deficit: 4,5% quest’anno e 3% il prossimo.
A mettere nero su bianco il numero shock, che pure circolava da giorni in maniera ufficiosa, è stata la Corte dei conti. Il cui audit era stato annunciato dal presidente François Hollande e formalmente chiesto dal premier Jean-Marc Ayrault lo scorso 18 maggio. Una iniziativa che molti hanno letto come l’esigenza di avere l’imprimatur di un’autorità indipendente (sia pure guidata anch’essa da un socialista, Didier Migaud) sulle scelte difficili, dolorose e impopolari che dovrà fare l’Esecutivo.
Se infatti il mese trascorso tra la elezioni presidenziali e le politiche è stato caratterizzato da misure simboliche (la riduzione dei costi della politica) e onerose per le casse dello Stato (l’aumento degli assegno scolastici alle famiglie a basso reddito e soprattutto l’ampliamento della platea che avrà diritto ad andare in pensione a 60 anni), la musica è ora destinata a cambiare. Radicalmente e rapidamente.
Radicalmente perché i nuovi provvedimenti riguardano l’aumento della pressione fiscale e una stretta sulla spesa dello Stato. Rapidamente perché la manovra correttiva del budget 2012 sarà varata domani dal Consiglio dei ministri, per essere approvata dal Parlamento entro la fine di luglio. Con un primo impatto considerevole già sui conti del 2013. In attesa della Finanziaria dell’anno prossimo, che in autunno appesantirà ulteriormente la lista dei sacrifici.
Per quanto riguarda l’anno in corso, la Corte ritiene che bisognerà trovare altri 6-10 miliardi. Il rallentamento della crescita (che il Governo ha rivisto allo 0,4% rispetto a una previsione iniziale dello 0,7%) ha infatti ridotto drasticamente le entrate fiscali, in particolare quelle provenienti dalle imprese.
Il Governo per ora sembra averne individuati circa 7,5 (che diventeranno automaticamente circa 19 l’anno prossimo, quando l’impatto sarà sull’intero esercizio). Non c’è ancora il dettaglio delle misure, ma si tratta in larga parte di quelle già filtrate nelle ultime settimane: prelievo straordinario sui gruppi energetici e sulle banche; ripristino delle vecchie aliquote della patrimoniale; inasprimento della fiscalità su successioni e donazioni; tassa del 3% alla fonte sui dividendi.
Più complicato sarà trovare i quattrini che mancano per l’anno prossimo, quando la crescita sarà dell’1% (ben che vada) rispetto al previsto 1,7%: 33 miliardi, cui si aggiungono i 5 che Parigi deve restituire a causa della tassa sui fondi esteri bocciata da Bruxelles. Un ammontare che la Corte ritiene debba essere equamente distribuito tra maggiori entrate e minori spese. E così elevato che nel rapporto si immagina esplicitamente il ricorso, sia pure temporaneo, a un aumento della tassazione indiretta.
Ma il ministro del Bilancio Jérome Cahuzac è subito intervenuto per ribadire che il Governo non farà marcia indietro sulla decisione di annullare l’aumento dell’Iva varato dal precedente Esecutivo (per un valore di circa 11 miliardi in anno pieno) e che la tassazione indiretta non verrà toccata, né quest’anno né il prossimo.
Bisognerà quindi alzare ulteriormente la già altissima asticella della pressione fiscale. Ma anche, inevitabilmente, intervenire sul fronte del costo dei dipendenti pubblici. E forse anche del loro numero. Il Governo ha già fatto capire che immagina un congelamento, forse per tre anni, degli stipendi del pubblico impiego. Con una progressione limitata al recupero dell’inflazione. Quanto al numero c’è la possibilità di una lieve riduzione, nell’ordine delle 3mila persone all’anno (rispetto alle oltre 30mila degli ultimi anni).
I sindacati ovviamente hanno già cominciato a brontolare, e nei sondaggi Hollande e Ayrault hanno perso 7 punti di popolarità. Per tutti e due è però il primo, e più importante, banco di prova della capacità di tenere la rotta del risanamento anche con un mare sindacale in burrasca. Su questo verranno giudicati dai mercati e dai partner europei.

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