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Allarme sofferenze, colpite tutte le banche

Non c’è aiuto della Bce che tenga: le imprese hanno poco (nuovo) credito mentre il vecchio è un fardello che impedisce agli istituti di svolgere la funzione di volano economico, e li gonfia di perdite. Lo mostrano le cifre sul cattivo credito tratte dalle semestrali delle banche italiane (vedi tabella). Le sofferenze crescono per quasi tutti, e ingessano la qualità dell’attivo di gruppi come Mps, Banco popolare, Carige, Veneto Banca, Popolare di Vicenza. Tutte con crediti deteriorati crescenti e a rischio di avvitarsi: senza ripulire i libri si fa poco nuovo credito, senza nuovo credito non si guadagna, anzi dopo un po’ si perde. Ma ripulire i libri, svalutando crediti, fa imbarcare nuove perdite.
Anche il bollettino mensile dell’Abi offre tinte fosche. Altri due miliardi di euro di sofferenze per le banche italiane a luglio, nel ruolino di marcia che seguita da gennaio e porta un nuovo record dei crediti non esigibili lordi, a luglio saliti a 172,34 miliardi (+23% su base annua). Il rapporto tra sofferenze e impieghi sale al 9%, sui massimi da fine ‘98. A fine 2007, prima della crisi, quel rapporto era al 2,8%. Anche le sofferenze al netto di svalutazioni crescono a luglio: 78,2 miliardi, dai 77 di giugno. Benché in agosto si noti una qualche ripresa dei prestiti (-2,3% su base annua, ma il miglior
risultato da due anni) c’è da temere che la recessione, gli esiti degli esami della Bce e l’avvicinarsi delle pulizie di fine anno tengano i crediti bassi e le sofferenze alte per mesi ancora. Ciò che è peggio, il rapporto sofferenze/impieghi alle imprese sale al 14,8%, quattro volte peggio che nel pre-crisi.
Sono le imprese il punto dolente per le banche italiane, che continuano a prestare più di quel che raccolgono (ad agosto 1.818 miliardi contro 1.708 raccolti). Nelle semestrali bancarie è diffusa la crescita delle sofferenze, dei crediti dubbi (con le sofferenze ci sono incagli, ristrutturazioni, crediti scaduti). Un quintetto di banche ha sofferenze ormai sopra il 5% dei crediti, livello che gli operatori dicono “di guardia”: sono Carige, Popolare Vicenza, Veneto Banca, Banco popolare, Mps. Di queste solo Banco popolare ha ridotto un po’ il rapporto rispetto a dicembre 2013. Il monte crediti dubbi, invece, sale per tutti se comparato al totale crediti: si va dal 15,11% di Veneto Banca a un 17% di Mps. A Siena i deteriorati sono ormai il doppio degli 11 miliardi di patrimonio netto. Ma Carige sta al 243%, e le altre del gruppetto ben oltre il 115%, contro un 80% circa di Unicredit e Intesa Sanpaolo.
In questi numeri ci sono gran parte dei guai italiani. Ma come ridurre le sofferenze tanto da aumentare i crediti e i profitti? Prova a rispondere Giovanni Bossi, ad di Banca Ifis: «Il rapporto tra sofferenze e impieghi è una frazione: per aumentare gli impieghi serve più capitale, ma trovo difficile che le banche in questa fase aumentino sensibilmente il credito. In alternativa gli istituti dovrebbero guadagnare di più con l’attività tipica, e accantonare utili per ridurre le sofferenze; ma la capacità di fare profitti in banca è compromessa dalle attuali dinamiche di mercato. E del resto è difficile ricapitalizzare senza una storia di redditività da vendere ai soci». Se l’economia italiana non si riprende, le sole vie d’uscita possibili potrebbero essere bad bank, svendita di crediti problematici, perdita di autonomia degli istituti.
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