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Allarme pensioni, il governo corre ai ripari Rimborsi a rate, priorità alle rendite più basse

Prime riunioni operative, oggi a Palazzo Chigi, al Tesoro e all’Inps sulla mancata rivalutazione nel 2012 e 2013 delle pensioni oltre i 1.406 euro mensili lordi, bocciata dalla Consulta. Il problema è giudicato serio dal governo, ma gestibile senza troppi problemi, e con un impatto relativamente contenuto sui conti pubblici. La restituzione delle somme dovute ai pensionati per gli anni passati si scaricherebbe infatti, per il principio di competenza dei bilanci, sul disavanzo pubblico di quegli stessi anni. Nel 2012 e nel 2013, dunque, si registrerebbero un deficit ed un debito un po’ più alto, e l’unico problema concreto sarebbe sul bilancio del 2014, che già chiude con un deficit al limite del tetto del 3% del prodotto, e che deve ancora essere giudicato dalla Ue (che domani diffonderà le nuove previsioni economiche). 
Il ripristino della rivalutazione su tutte le pensioni toccate dalla manovra Monti, quelle che superano il triplo del minimo, costerebbe 1,8 miliardi di euro nel 2012 e 3 miliardi dal 2013 in poi, secondo i calcoli dell’Avvocatura. Il governo, però, potrebbe decidere di non rimborsare tutti, ma solo i pensionati con gli assegni più bassi, limitando così il costo dell’operazione. La mancata rivalutazione per il 2012-13 potrebbe rimanere ad esempio sulle pensioni superiori a sei volte il minimo ed essere articolata progressivamente in funzione del reddito, come prevedeva, per il 2014, il successivo decreto del governo Letta. Uno dei motivi della bocciatura del decreto Monti, del resto, è l’iniquità data dall’assenza di progressività. Le somme che il governo deciderà di restituire per il 2012-13 non dovranno essere coperto con misure compensative. Più complessa la faccenda per i conti del 2014, mentre è più semplice per il 2015, visto che la rivalutazione delle pensioni, senza inflazione l’anno scorso, non c’è stata. «Parliamo di 3 miliardi l’anno, al massimo, e quindi non c’è da drammatizzare» dice Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio della Camera.
«Per il passato la restituzione si scaricherà sul deficit di quegli anni, ma per il futuro c’è margine di soluzione senza compromettere il rilancio ed il sostegno della crescita» aggiunge l’esponente della minoranza Pd, che suggerisce anche un metodo al governo. «Anticipiamo l’assestamento di bilancio del 2015. Invece di farlo a settembre facciamolo subito, a giugno: in quel contesto potremmo conteggiare anche la minor spesa per interessi che emerge, e utilizzarla per compensare il costo dell’operazione» dice Boccia. Che sposta il problema più in là. La Costituzione oggi ci impone il pareggio di bilancio: se ci fossimo già arrivati, a fronte della sentenza della Consulta, il governo avrebbe dovuto varare immediatamente una manovra correttiva. «Ci siamo autovincolati, dobbiamo riflettere» dice Boccia. «Le pregiudiziali di costituzionalità votate dal Parlamento sono una formalità. E la valutazione preventiva delle norme del tutto carente». La butta in polemica, invece, Matteo Orfini, presidente Pd: «Abbiamo scoperto ex post come nei governi tecnici ci fosse una discreta quantità di pippe».
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