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Allarme imprese sullo split payment

La pubblicazione in «Gazzetta Ufficiale» del decreto ministeriale sullo split payment riaccende le polemiche sul nuovo metodo di versamento dell’Iva da parte delle pubbliche amministrazioni.
Il meccanismo, introdotto dalla legge di stabilità 2015 e in vigore del 1° gennaio, prevede infatti che gli enti pubblici versino direttamente all’erario l’imposta sul valore aggiunto che è stata addebitata dai loro fornitori, ai quali viene pagato il corrispettivo al netto dell’Iva.
Sullo split payment il ministero dell’Economia ha bruciato le tappe: ancor prima di incassare l’ok dalla Commissione Ue, è già stato pubblicato il decreto in Gazzetta, segno di un ottimismo dovuto all’esito degli incontri preliminari dai quali è emerso che il parere positivo dall’Europa dovrebbe arrivare tra 40-45 giorni. Ma – nel caso di bocciatura da parte di Bruxelles – il Governo ha già pronto il piano b: nella legge di stabilità è prevista una clausola di salvaguardia che farebbe scattare dal 30 giugno un aumento del prezzo dei carburanti in grado di garantire, sotto la voce lotta all’evasione, ben 988 milioni di euro.
In attesa di capire cosa deciderà la Ue, professionisti, imprese e costruttori esprimono, in queste ore, tutte le loro perplessità sul meccanismo di “scissione” del pagamento da parte della Pa.
«I professionisti – spiega il presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri, Armando Zambrano – sono esclusi dallo split payment; ciononostante abbiamo ricevuto segnalazioni di casi in cui le amministrazioni vogliono applicare lo split payment per la liquidazione dei compensi a ingegneri, addirittura in modo retroattivo». A fronte di questi problemi Zambrano ha chiesto ufficialmente un intervento «urgente ed esplicativo» che chiarisca l’esclusione dei professionisti dal meccanismo della “scissione” del pagamento. È preoccupato anche Leopoldo Freyrie, presidente degli architetti, che si chiede: «Se ci tolgono anche il giro dell’Iva, oltre al ritardo nei pagamenti e ai ribassi nelle gare, come pensano che possiamo sopravvivere?».
Dell’esclusione dei professionisti è certo anche Luigi Mandolesi, consigliere nazionale dell’Ordine dei commercialisti ed esperti contabili con delega alla fiscalità: «Ai professionisti non si applica la scissione dell’Iva perché siamo soggetti alla ritenuta», spiega. «Ma – aggiunge – saranno le imprese a farne le spese, trovandosi in credito Iva. E anche se sono previsti un diritto di priorità e tempi più rapidi per i rimborsi, temo che le imprese ne pagheranno le conseguenze». L’articolo 8 del decreto dell’Economia prevede, infatti, che i fornitori di beni e servizi interessati dallo split payment siano inclusi fra le categorie di contribuenti per i quali i rimborsi Iva sono eseguiti in via prioritaria «a partire dalla richiesta relativa al primo trimestre dell’anno d’imposta 2015».
Sul fatto che lo split payment penalizzi le imprese concorda anche Paolo Buzzetti, presidente dell’Ance (associazione nazionale costruttori edili), secondo cui «questo meccanismo sarà disastroso per le imprese che lavorano nel settore degli appalti pubblici». Al cronico ritardo dei pagamenti, infatti, si aggiunge adesso il meccanismo della scissione che «in pratica taglia alle imprese il 10% di liquidità, che chissà quando potrà essere recuperata, non credo al rimborso veloce in sei mesi, che comunque non sono pochi». Crede, invece, che questo meccanismo «causerà il fallimento di tante imprese, soprattutto di piccole dimensioni». L’Ance sta raccogliendo le firme e promette una forte protesta se il governo non dovesse tornare sui suoi passi.
Anche Rete Imprese Italia chiede l’intervento del governo per eliminare l’onerosa procedura burocratica necessaria per il rimborso dell’Iva che sia lo split payment sia il reverse charge impongono. «L’ampliamento del reverse charge e l’introduzione dello split payment presentano un conto insostenibile per le imprese – spiega il presidente di Rete Imprese Italia, Daniele Vaccarino -. L’impossibilità di dedurre l’Iva sulle vendite genera uno squilibrio nella gestione finanziaria a breve delle imprese». In più, si genera il paradosso che, per evitare di accumulare crediti con l’erario, diventa vantaggioso effettuare gli acquisti all’estero in regime di esenzione. «Così – aggiunge Vaccarino – per recuperare gettito si danneggerebbe anche l’economia nazionale». Per questo Rete Imprese Italia chiede al Governo di correggere il tiro «evitando di colpire indiscriminatamente tutte le imprese per colpire gli evasori».
Lo split payment non sembra risparmiare le farmacie, anche se Federfarma ritiene che non si applichi per la cessione di medicinali in regime convenzionato: la scissione dell’Iva si applica solo in caso di fattura, mentre le farmacie usano la distinta contabile riepilogativa (Dcr). In più, Federfarma ricorda che le farmacie hanno «la possibilità di applicare su tutti i corrispettivi certificati da scontrino fiscale la “ventilazione” dell’Iva», il cui importo «non può essere quantificato a priori, ma sarà determinabile unicamente all’atto del pagamento del corrispettivo». Da qui l’impossibilità di applicare lo split payment.

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