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Allarme Fmi: crescita 2012 più lenta

di Rossella Bocciarelli

La calda estate della crisi dei debiti sovrani e delle grandi incertezze nelle scelte dei policy makers ha prodotto uno shock sull'economia mondiale e un forte peggioramento delle prospettive di crescita per tutte le economie avanzate, a cominciare dagli Stati Uniti, per proseguire con Eurolandia. Ma, soprattutto, l'estate ha portato un panorama più cupo per l'Italia: nell'ambito dell'Eurozona, le prospettive del sistema economico italiano per il 2012 risultano adesso particolarmente deboli. E' quanto si ricava dalle nuove stime del Fondo monetario internazionale. Il nuovo outlook del Fondo sarà lo sfondo tecnico delle discussioni del vertice G-7 dei ministri finanziari e dei governatori che si tiene a Marsiglia domani e sabato prossimi (dove saranno presenti il ministro dell'Economia Giulio Tremonti e il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi, anche nella sua veste di presidente del Financial stability board) e sarà successivamente oggetto di una discussione approfondita nell'ormai prossimo meeting annuale Fmi di Washington. Per l'Italia, in particolare, la revisione all'ingiù delle prospettive di crescita economica apportata dai superesperti di Washington è molto consistente: mentre ancora nello scorso mese di giugno l'Fmi stimava che il 2011 potesse concludersi per noi con una crescita annua dell'1% e che nel 2012 sarebbe stato possibile ottenere un aumento di prodotto interno lordo pari all'1,3%, le stime più aggiornate degli economisti dell'organismo diretto da Christine Lagarde, dopo l'estate degli spread "da paura" con i titoli di stato tedeschi, parlano di un aumento dello 0,8% per il Pil dell'anno in corso e di una crescita davvero modesta nel 2012. L'anno prossimo, infatti, potremo contare solo su un aumento di mezzo punto percentuale di crescita. La stima del +0,5% di Pil per il 2012 corrisponde in pratica a una decurtazione cumulata dello sviluppo possibile per il nostro paese pari a un punto di Pil. Le previsioni del Fondo, peraltro, sono state formulate prima che la manovra di agosto assumesse la sua veste definitiva; dunque, probabilmente non tengono pienamente conto dei suoi effetti di restrizione del reddito; ma certamente tengono conto delle implicazioni per l'economia italiana di un'accresciuta vulnerabilità sul versante del debito pubblico. Un aumento di un punto percentuale nel costo del debito, infatti, fa aumentare la spesa per interessi di 0,2 punti percentuali nel primo anno di 0,4 e 0,5 punti nel secondo e nel terzo anno.

Come si sa, la debolezza sul fronte dello sviluppo per l'Italia non è di certo un elemento nuovo: da molti anni il nostro paese lamenta una crescita economica inferiore a quella degli altri paesi dell'Unione europea e, dopo la recessione del 2008-2009, l'Italia è stata particolarmente lenta nell'uscita dalla crisi: i calcoli degli esperti rimarcano che solo un terzo della perdita di prodotto avvenuta durante la recessione è stato recuperato sinora. Nel frattempo, però, lo stock del debito pubblico italiano è tornato sui livelli dei primi anni 90. Il riequilibrio del disavanzo pubblico al quale mira l'ultima versione della manovra è dunque essenziale, per rasserenare i mercati e contribuire a riportare a livelli ragionevoli lo spread con i bund. Ma altrettanto essenziale è riuscire a garantire prospettive di una crescita più rapida: un tasso di sviluppo stabilmente "sano", più robusto del mezzo punto che ci toccherà in sorte l'anno prossimo, resta l'unico elemento che permette di ripagare il debito pubblico nel lungo termine. E anche di tenere sotto controllo una bilancia dei pagamenti che alla fine del 2011 dovrebbe produrre, secondo i calcoli degli economisti, un disavanzo di parte corrente intorno ai 60 miliardi. L'outlook del Fondo monetario, infine, prevede un trend dell'inflazione italiana in linea con l'euro area: i prezzi saliranno del 2,6% quest'anno per poi rallentare all'1,6% nel 2012.

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