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Allarme d’imprese e banche per le nuove regole sugli Npl

Il mondo produttivo nazionale scende in campo assieme all’Associazione bancaria italiana per chiedere alle istituzioni europee e italiane di intervenire con urgenza per attenuare gli effetti sull’economia delle nuove regole sulla classificazione dei crediti deteriorati. Una lunga missiva, corredata di proposte di modifica di norme primarie e secondarie europee, è stata sottoscritta ieri da Abi, Alleanza delle Cooperative Italiane, Casartigiani, CIAAgricoltori Italiani, CLAAI, CNA, Coldiretti, Confagricoltura, Confapi, Confartigianato, Confcommercio, Confedilizia, Confesercenti, Confetra, Confimi Industria, Confindustria. La richiesta di revisione riguarda norme «pensate in un contesto completamente diverso da quello attuale e caratterizzate da un eccesso di automatismi, che rischiano di compromettere irrimediabilmente le prospettive di recupero dell’economia».

Nella missiva le Associazioni sottolineano il ruolo che il credito ha svolto per dare liquidità alle imprese nelle fasi acute della crisi, ma ancora di più che quello che potrà avere «per sostenere le imprese nel percorso di ripristino delle condizioni di economicità dei loro business, in condizioni di incertezza che rischiano di protrarsi per un lungo periodo».

Da qui le richiesta di «modifiche ed adattamenti temporanei, che consentano alle banche di offrire il massimo supporto all’economia reale». Le criticità sono quelle sollevate negli ultimi mesi dal mondo bancario: a partire dalle nuove definizioni di default, che entreranno in vigore dal prossimo primo gennaio «È urgente intervenire sulle regole relative all’identificazione dei debitori come deteriorati – si spiega -. Il combinato disposto di una norma restrittiva, come quella che limita a 90 giorni il periodo di ritardo di pagamento ammesso, con l’applicazione, da gennaio 2021, di nuove e più restrittive soglie per gli importi scaduti, nonché i nuovi criteri per il trattamento dei crediti ristrutturati, rischiano di determinare la classificazione a default di un numero ingentissimo di imprese, comunque sane». Queste regole sono state fissate da una direttiva europea e poi “ristrette” dall’Autorithy europea Eba: difficile modificarle ora a ridosso dell’entrata in vigore. Una strada per introdurre flessibilità potrebbe essere un atto di interpretazione della Commissione europea: in particolare per rendere meno stringenti le riclassificazioni in crediti deteriorati dei finanziamenti ristrutturati. E anche per offrire maggiori margini per le moratorie garantire dallo Stato italiano, circa 150 miliardi di mutui, che rischiano di dover essere riclassificati in tempi stretti come Npl.

Nell’elenco anche il calendar provisioning, per il quale nella missiva si chiede di introdurre uno slittamento di 24 mesi dell’entrata in vigore delle regole che impongono un percorso predefinito nel tempo per la svalutazione dei crediti. Si fa presente, d’altro canto, come queste norme debbano “tenere conto dei rallentamenti, osservati in tutta Europa, nell’attività giudiziaria conseguenti alla crisi pandemica». «Le associazione di impresa di ogni genere e natura – ha detto Giovanni Sabatini, dg dell’Abi – chiedono alle istituzioni europee di rivedere tempestivamente le regole, modificarle o sospenderle temporaneamente per evitare in tempi brevi il doppio rischio di un aumento delle difficoltà delle imprese e di una riduzione della capacità delle banche di erogare credito e liquidità».

Sulla stessa linea Emanuele Orsini, vicepresidente per fisco, credito e finanza di Confindustria. «Le nostre imprese stanno affrontando una crisi senza precedenti che necessita di soluzioni fuori dal comune – ha detto-. È per questo che abbiamo ribadito alle autorità europee di rivedere o posticipare norme e automatismi pensati in una fase completamente diversa. Oggi bisogna ragionare con schemi inediti per evitare di compromettere le prospettive di sviluppo di imprese sane, che assicurano lavoro e benessere per le nostre comunità, e per mettere le banche nelle condizioni di sostenere pienamente il sistema produttivo. A tal fine sarà essenziale consentire alle imprese di allungare i finanziamenti garantiti contratti per far fronte alla crisi così da scongiurare il rischio di tensioni finanziarie che spiazzerebbero nuovi investimenti».

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