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Allarme dell’Ocse, il governo rassicura -1% -2,9% 11,14%

ROMA — Le nuove stime dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico gelano le previsioni di un ritorno alla crescita nella seconda metà del 2013. L’Ocse segnala, infatti, che in Italia la recessione si prolungherà per tutto il prossimo anno lasciando spazio alla ripresa solo nel 2014: il Pil (Prodotto interno lordo) è indicato in contrazione dell’1% rispetto al calo dello 0,4% stimato in precedenza e alle cifre del governo (-0,2%) e della Commissione europea (-0,5%) compatibili con una ripresa non troppo lontana. L’Ocse, che volge in negativo anche le previsioni sulla crescita dell’intero Vecchio Continente, rivede in peggio, a ruota, pure le cifre sull’indebitamento (deficit-Pil al 3% quest’anno, al 2,9% il prossimo e al 3,14% nel 2014) e sulla disoccupazione (10,6% quest’anno, 11,14 nel 2013 e 11,8% nel 2014). Pur riconoscendo gli effetti positivi ottenuti dalla politica di rigore e di riforme del governo Monti, da cui «non si potrà fare marcia indietro», l’Ocse avverte quindi che nel 2014 «potrebbe essere necessaria un’ulteriore stretta di bilancio». Immediata la risposta del ministro dell’Economia, Vittorio Grilli che esclude una nuova manovra. «I nostri scenari ci dicono che avremo un bilancio in pareggio anche nel 2014». La Presidenza del Consiglio prende posizione con una nota in cui dopo aver messo in luce «la valutazione positiva» dell’Ocse sull’azione di risanamento del governo, rileva che l’Italia «è stata in grado, fino a questo momento, di evitare lo scenario peggiore», cioè il «circolo vizioso tra austerità e recessione». Lo stesso premier Mario Monti interviene per sottolineare come il lavoro del suo esecutivo «per garantire un percorso credibile» per uscire dalla crisi e rimuovere l’incertezza degli investitori, «normalizzerà l’offerta e costo del credito, come è già visibile nei bassi tassi di finanziamento». Ed in effetti le aste di ieri – Btp indicizzati e Ctz – hanno fatto registrare rendimenti in calo. In particolare i Ctz, offerti per 3,5 miliardi di euro sono stati assegnati ad un tasso dell’1,92%, lo 0,47% in meno dell’asta di fine ottobre: per trovare un tasso inferiore alla soglia del 2% bisogna risalire a ottobre 2010. Positivo pure l’andamento sul secondario, rasserenato dall’accordo sulla Grecia: lo spread tra i Btp decennali (4,73% il tasso) e i Bund tedeschi di uguale durata si è chiuso in calo a 329 punti.
Pessimisti o ottimisti, il 2012 è sicuramente un anno di crisi come dimostrano i dati illustrati ieri al convegno Abi-Assofin dal vicedirettore generale di Bankitalia, Salvatore Rossi: il reddito delle famiglie subirà quest’anno «una diminuzione anche più marcata di quella, del 2,5%, avutasi in occasione della recessione del 2009. Siamo al quinto anno di riduzione del reddito reale, che dal 2008 al 2011 era già sceso del 5 per cento».

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