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Allarme dell’Fmi: euro in pericolo, la Bce compri titoli

L’euro è sotto pressione al punto di esserne messa in discussione addirittura la sua stessa esistenza e per l’Fmi la risposta sta in una «maggiore integrazione bancaria e fiscale» con un ruolo di primo piano per l’unica istituzione europea davvero in campo, la Bce di Mario Draghi, che deve supplire nella fase dell’emergenza.
Come? Riducendo «di nuovo i tassi di interesse, facendo iniezioni di liquidità per le banche, acquistando titoli sovrani che devono essere chiaramente annunciati e massicci quantitative easing». È quanto scrive l’Fmi nel rapporto dedicato a Eurolandia che invita ad usare la politica monetaria fino in fondo anche con mezzi non ortodossi per uscire dalla crisi dei debiti. Politica monetaria che non sarà la panacea, ma in mancanza di meglio avanti con gli acquisti di bond della Bce (Smp) in funzione anti-spread che «con l’eccezione della Grecia sono stati finora relativamente piccoli rispetto alla dimensione del debito».
Insomma l’Fmi dà la sveglia all’Europa: «La relazione negativa tra Stati, banche ed economia reale sono più forti che mai. E nonostante le azioni intraprese, i mercati finanziari restano sotto grande pressione, sollevando dubbi sulla stessa sopravvivenza dell’Eurozona». Che fare, dunque? «Un deciso passo verso una unione più completa è necessario ora per dimostrare l’inequivocabile impegno dei politici a sostenere la zona euro». La prima priorità «è l’unione bancaria per spezzare il legame debito sovrano-banche». Un circolo vizioso che sta facendo danni pesanti ai periferici e regalando tassi negativi al “core”.
Per quanto riguarda l’Italia deve, (come suggerito da Alberto Alesina e Francesco Giavazzi), «tagliare la spesa per diminuire le tasse e distribuire in maniera migliore il peso della correzione dei conti» oltre che «aiutare la crescita». Questa una delle raccomandazioni dell’Fmi (
un assist alla spending review all’esame del Parlamento) che chiede anche un «surplus strutturale dell’1% del Pil» come ancoraggio alle nuove regole di bilancio Ue.
Inoltre il fondo europeo Esm «dovrebbe essere usato in maniera flessibile», cioè consentendo «la ricapitalizzazione delle banche deboli, attraverso il supporto diretto dell’Efsf/Esm che aiuterà a rompere» l’interazione negativa fra banche, bilanci pubblici e crescita. Le decisioni prese al vertice Ue di giugno vanno nella giusta direzione. Ora devono essere attuate velocemente in linea con una tabella di una marcia ragionevole.
Anche il presidente Barack Obama è preoccupato della lentezza della risposta Ue alla crisi che potrebbe azzoppare le sue speranze di rielezione. L’Eurozona «sopravvivrà alla crisi debitoria, ma i leader europei non hanno ancora fatto abbastanza per risolverla», ha detto il segretario al Tesoro americano Timothy Geithner.
In questo contesto il cancelliere tedesco, Angela Merkel, è intervenuta sul tema della integrazione Ue. ««Il progetto europeo non è ancora al sicuro, bisogna continuare a lavorare. Sono ottimista però sul fatto che ce la faremo» ha detto il cancellierenell’intervista dell’estate rilasciata ieri alla tv della Cdu.
La frase un po’ sibillina non ha mosso i mercati che l’hanno interpretata come un messaggio interno in vista del voto odierno al Bundestag sugli aiuti alle banche spagnole. «Ci sono segnali positivi che mi fanno essere ottimista» sul voto con cui il Parlamento sarà chiamato a decidere sugli aiuti alle banche spagnole», ha detto la Merkel, sperando che con soli 19 voti di maggioranza l’opposizione compensi i franchi tiratori della sua riluttante coalizione.

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