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Allarme del Fmi: Italia giù del 13%

Ovunque nel mondo la ripresa è frenata dal rischio di nuovi contagi. Rischio concreto, come mostrano i focolai negli Stati Uniti, in Germania e in Portogallo. È con questa consapevolezza che il Fondo monetario internazionale ha aggiornato al ribasso le previsioni sulla crescita globale. Come se non bastasse, ieri a peggiorare lo scenario si sono aggiunte le ipotesi, fatte rimbalzare dall’agenzia Bloomberg, di dazi Usa per 3,1 miliardi di dollari su beni importati dalla Ue. Le misure riguarderebbero, in particolare, olive, birra, gin e i mezzi pesanti.

L’effetto sulle Borse mondiali non si è fatto attendere. A Wall Street a metà seduta il Dow Jones perdeva il 2,6%. In Europa Francoforte ha lasciato sul terreno il 3,4%, Madrid il 3,2%, Londra -3,1% e Parigi -2,9%. Milano ha fatto ancor peggio: -3,42% con lo spread tra Btp e Bund tedeschi salito a 171 punti.

Il Fondo monetario ha aggiornato al ribasso le previsioni di crescita (o, meglio, di decrescita) per l’Italia nel 2020, passando dal -9,1 al-12,8%. Non siamo l’unico Paese a soffrire. Esattamente come noi fa la Spagna sia nel 2020 (-12,8%) che nel 2021 (+6,3%). Anche per la Francia e il Regno Unito il Fondo monetario prevede quest’anno cali del Pil a doppia cifra: rispettivamente -12,5%e meno 10,2%. Il rimbalzo nel 2021 è più significativo per la Francia (+7,3%) che per il Regno Unito (+6,3%, come Italia e Spagna). Infine la Germania. Il Pil della locomotiva industriale d’Europa secondo il Fmi arretrerà del 7,8% nel 2020 e recupererà il 5,4% l’anno prossimo. Nell’insieme l’area Euro potrebbe registrare quest’anno un calo del Pil del 10,2% contro il meno 8% degli Stati Uniti.

Da notare: i primi di maggio la Commissione Ue aveva previsto per l’Italia un -9,5%, più ottimista l’Istat che i primi di giugno ha parlato di un -8,3%. «Siamo consapevoli dei rischi di ribasso, aggiorneremo a breve la nostra previsione», ha detto in audizione alla Camera il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. Aggiungendo: «Riteniamo errato esagerare in chiave pessimistica perché la riapertura dell’economia sta producendo effetti tangibili».

A preoccupare per l’Italia è anche l’andamento dei conti pubblici. Secondo l’Fmi, il rapporto tra deficit e Pil nel nostro Paese risulterà pari al 12,7% quest’anno e al 7% il prossimo. Il rapporto tra debito e Pil salirà fino al 166,1% nel 2020 per poi calare al 161,9% nel 2021. In generale il Fondo monetario si aspetta che quest’anno il debito pubblico globale raggiunga livelli mai visti, superiori addirittura rispetto a quelli registrati nel secondo dopoguerra. Circostanza che imporrà — sia ai Paesi emergenti che alle economie avanzate — piani di rientro basati sulla riduzione della spesa.

Secondo le previsioni, l’unico Paese a porter ancora vantare un segno positivo davanti al Pil sarà la Cina: +1%. Nel mondo la ricchezza prodotta potrebbe diminuire quest’anno del 4,9% (il Fmi lo scorso aprile era stato meno pessimista, fermandosi a un -3%). Secondo la capo economista del Fmi, l’indiana Gita Gopinath, in due anni la perdita per l’economia globale sarà di oltre 12 mila miliardi di dollari mentre sono 300 milioni i posti di lavoro bruciati nel mondo. Gran parte dei progressi sul fronte della lotta alla povertà andranno persi.

In questo scenario le quotazioni del petrolio sono scese ieri a 40 dollari al barile mentre l’oro toccava i massimi dal 2012. Secondo il commissario Ue all’Economia Paolo Gentiloni il peggioramento delle stime del Fmi «è la conferma di quanto sia importante la risposta comune europea». Cruciale sarà l’esito del Consiglio straordinario Ue in calendario il 17-18 luglio.

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