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Allarme del Copasir su Telecom “Sicurezza nazionale a rischio” Letta: rete strategica, la difenderemo

Se Telecom Italia può cambiare passaporto e finire sotto il controllo della spagnola Telefonica, la sua rete di telefonia deve rimanere italiana. Ne sono convinti i principali esponenti della politica, a prescindere dal partito di provenienza, che ieri a più riprese hanno ribadito come il problema sia serio tanto da pregiudicare, come sottolinea il Copasir, perfino «la sicurezza nazionale ». Stupisce però che niente sia stato fatto prima, anche se di un possibile passaggio del controllo della Telecom in mani estere se ne parlasse da mesi. Nel novembre del 2012 si era avvicinato alla Telecom l’egiziano Naguib Sawiris, poi la scorsa primavera è stata la volta del magnate anglo cinese Li Ka Shing, solo a maggio il consiglio Telecom ha deliberato di procedere alla separazione della sua infrastruttura in una società ad hoc, un’operazione che i soci spagnoli di Telefonica avevano scientemente evitato di approvare. Ma ieri nel corso di un audizione al Senato che peraltro era in agenda da mesi e per altri motivi, sembrava che nessuno avesse mai sospettato che il controllo di Telecom fosse davvero a rischio di finire in mani estere. «Se per scorporo della rete si intende separazione societaria ha detto il vice ministro alle Comunicazioni Antonio Catricalà – questa si può imporre con una legge: quello che non si può fare è un esproprio senza indennizzo ». Dalla governance agli investimenti da fare, Catricalà ha ipotizzato una serie di accorgimenti per difendere la rete insieme a partner di lungo termine, come la Cassa Depositi e prestiti. Gli ha fatto eco il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni, che è pronto ad accelerare i tempi sulla protezione del golden power, che subentra laddove è venuta meno la golden share. «C’era un lavoro per adattare la norma che consente di intervenire per tutelare gli interessi strategici anche per le società non controllate dallo Stato spiega Saccomanni – Questi lavori saranno accelerati». Anche perché il controllo della rete Telecom per il presidente del Copasir (Comitato parlamentare di controllo dei servizi di informazione), Giacomo Stucchi «pone seri problemi di sicurezzavisto che la rete Telecom è la struttura più delicata del Paese, attraverso cui passano tutte le comunicazioni dei cittadini italiani ed anche quelle più riservate ». Un allarme, quello del vice segretario della Lega Nord Stucchi, che è stato subito raccolto anche dall’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno.
Il Premier Enrico Letta pur affermando che «i capitali non hanno passaporto», ha invece precisato che la rete telefonica è strategica per il Paese e non può essere perduta, così come «va tutelata l’occupazione». Non dissimile la posizione di Matteo Renzi, secondo cui «il problema non può essere l’italianità delle aziende». Per il sindaco di Firenze la storia di «Telecom allunga l’elenco dei rimpianti, di quello che poteva essere e non è stato», in questo caso però non è solo colpa della politica «ma anche di una classe dirigente imprenditoriale che spesso ha gli stessi vizi della politica che critica nelle interviste e poi finisce con il copiare negli atteggiamenti». Politica, imprenditori e manager sono tutti responsabili dello scempio di una delle più grandi aziende italiane, che ieri peraltro è crollata in Borsa (-4,6% a 0,57 euro) dopo che il presidente di Telecom ha paventato la possibilità di dover lanciare un aumento di capitale. «Una ricapitalizzazione aperta a soci attuali o nuovi – ha detto ieri Franco Bernabè – darebbe solidità finanziaria, valorizzando le potenzialità dei nuovi investimenti, contribuirebbe al rilanciodell’economia».
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