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Allarme deflazione, ecco il piano Bce

L’ennesima sorpresa negativa sull’inflazione nell’Eurozona, scesa in maggio allo 0,5%, ha sottolineato l’urgenza di interventi da parte della Banca centrale europea nella sua riunione di domani.
L’azione della Bce, che il suo presidente, Mario Draghi, aveva di fatto anticipato alla conferenza stampa del mese scorso, e che molti economisti di mercato ritengono tardiva, ruoterà, secondo diverse fonti monetarie, attorno a tre elementi: il taglio dei tassi d’interesse e due misure per tentare di far ripartire il credito, una fornitura di liquidità alle banche condizionata alla concessione di prestiti all’economia reale e il rilancio del mercato dei titoli cartolarizzati (Abs), basati sui prestiti bancari, anche con l’eventuale acquisto da parte delle banche centrali. In questo modo, la Bce vuole contrastare quella che la settimana scorsa lo stesso Draghi ha definito la «spirale perniciosa» fra bassa inflazione e credito insufficiente, che rappresenta oggi il principale pericolo per l’Eurozona.
Il dato preliminare sull’inflazione di maggio, diffuso ieri, non solo è sceso da 0,7 a 0,5%, ma riassume un calo dell’inflazione sia nei Paesi della periferia, sia in quelli del centro dell’area euro, e riporta il valore ai minimi segnati nel marzo scorso, che erano stati attribuiti a fattori temporanei. Ora, invece, molti economisti indipendenti ritengono che l’inflazione, che del resto è sotto l’1% dall’ottobre 2013, resterà attorno a questi livelli, o poco più, anche nei prossimi mesi. Anche l’inflazione di base, depurata delle voci più volatili, come energia e alimentari, è calata dall’1% allo 0,7%, un minimo storico. La bassa inflazione, ha detto Draghi recentemente, è di per sé stessa un rischio, anche se non degenera in deflazione come è avvenuto in Giappone nei decenni passati: rende più arduo il recupero di competitività dei Paesi in difficoltà e complica la sostenibilità per quelli più indebitati.
Appare a questo punto inevitabile una riduzione delle previsioni trimestrali, sia sull’inflazione, sia sulla crescita, da parte dello staff della Bce e che formeranno la base per la discussione sulle misure da prendere. L’inflazione 2014, che a marzo era stimata in un 1%, potrebbe essere tagliata a 0,7-0,8% ed è probabile una limatura delle cifre anche per 2015 e 2016. Le previsioni Bce sono state negli ultimi mesi sempre troppo ottimistiche e hanno contribuito ai continui rinvii del consiglio.
La Bce è ora pressochè costretta ad agire e, dopo le aspettative create da Draghi e i dati degli ultimi giorni (la disoccupazione resta vicina ai massimi e i sondaggi fra le imprese manifatturiere si sono raffreddati), «se la sua azione verrà ritenuta troppo timida, le condizioni monetarie subiranno una restrizione», sostiene Marco Valli, di UniCredit. «La debole ripresa non è sufficiente a fermare le forze della disinflazione», afferma Ben May, di Oxford Economics.
Il taglio dei tassi d’interesse, di 10 o 15 punti base, dovrebbe riguardare sia il tasso principale di rifinanziamento, oggi allo 0,25%, sia quello sui depositi delle banche presso la Bce, oggi a zero, che scenderebbe per la prima volta in territorio negativo. Questo è considerato, come ha detto il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, lo strumento più adatto per frenare la forza dell’euro, cui la Bce attribuisce molta parte di responsabilità dell’attuale discesa dell’inflazione.
Ma l’elemento su cui Draghi ha più insistito di recente è quello del rilancio del credito. E per ottenerlo la Bce si muoverà su due fronti: una Ltro, cioè una fornitura di liquidità a lungo termine alle banche, ma stavolta condizionata alla concessione di prestiti all’economia reale, e la “resurrezione” delle cartolarizzazioni. È stato su questo punto che si sono concentrate le ultime iniziative, di concerto con la Banca d’Inghilterra. Se la Bce dovesse impegnarsi ad acquistare Abs, questo aprirebbe la porta, in futuro, qualora la situazione dovesse continuare a peggiorare, ad altri acquisti di titoli.
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